
A trent'anni dal golpe cileno. Borio: sindacato protagonista nella sconfitta della dittatura
Molti giovani all'iniziativa di Cgil Cisl Uil e Comune di Sesto San Giovanni
Milano, 14.09.2003
“E’ stato il sindacato cileno che ha tenuto viva una coscienza
anti autoritaria in una società schiacciata dalla violenza di un sistema
che piegava le istituzioni ai suoi fini e perseguiva in maniera spietata i
suoi oppositori. Ed è stato il sindacato cileno che ha esercitato un
ruolo da protagonista nella sconfitta del regime. E, come è avvenuto
in Cile, è accaduto in Uruguay, in Perù, in Brasile, dove il
sindacato ha aperto i varchi necessari alla società civile per riorganizzarsi
e alla politica per tornare ad esprimersi nelle sue forme aggregative”.
Sono parole di Carlo Borio, che ha sottolineato con un forte richiamo il ruolo
delle organizzazioni dei lavoratori nella difesa e riconquista della democrazia,
in Cile come in Italia e nel mondo. Il segretario generale della Cisl lombarda è intervenuto
a conclusione di una bella manifestazione svoltasi a Sesto San Giovanni la
sera di venerdì 12 settembre, con la partecipazione di tanti giovani
e tante persone che hanno affollato la sala del teatro Elena per ricordare
e, forse, capire i tragici fatti accaduti nel paese latinoamericano trent’anni
or sono.
L’iniziativa promossa da Cgil Cisl Uil della Lombardia e dal Comune della
storica ex cittadella operaia, ha vissuto di momenti differenti, ma ben integrati
tra loro.
La serata è stata aperta da una serie di interventi, tra cui quelli
del sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini, che da giornalista ha vissuto
per molti anni in America Latina, e del console del Cile a Milano, Fernando
Ayala. Italo Moretti, per un lungo periodo inviato della Rai nel Cono Sur,
ha raccontato i tragici eventi di quei giorni di cui è stato testimone,
delle visite allo stadio dove venivano rinchiusi e torturati gli oppositori
al regime di Pinochet, alle povere poblaciones dove ogni tentativo di resistenza
veniva soffocato dai militari.
Moretti ha offerto anche alcuni spunti di riflessione sulle cause che portarono
alla caduta del governo di Salvador Allende. Che stanno nella follia golpista
dei militari, nell’esplicito e ormai accertato intervento degli Stati
Uniti, ma anche nei numerosi errori commessi allora dalle forze che sostenevano
Unidad Popular. “Tutti gli attori politici di quegli anni - furono
i responsabili della tragedia dell’11 settembre ’73, secondo la
figlia di Salvador Allende, oggi presidente del Parlamento cileno -. Tutti,
la sinistra, la Democrazia cristiana e la destra si sentivano padroni della
verità. Non c’era alcun dialogo, soltanto un clima di polarizzazione
e di confronto sempre più violento che chiuse tutte le porte”.
Ma gli errori, la violenza e le tragedie che seguirono al golpe non cancellano
il valore di un’esperienza democratica che ha toccato da vicino la vita
sociale e politica italiana. “L’elezione di Allende alla presidenza
del Cile - ha detto ancora Borio, chiudendo la serie degli interventi
- è stata per l’Europa e per il nostro Paese, o meglio per quella
parte d’Europa e d’Italia che cercava di cogliere le ragioni più autentiche
delle proteste studentesche di quegli anni e ne respirava le fortissime tensioni
ideali, è stata il segno che l’utopia veniva chiamata a trasformare
la realtà”.
La serata sestese è proseguita con uno spettacolo teatrale allestito
dal Circolo dei filosofi ignoranti, con la coinvolgente musica del gruppo cileno
Manchao con Tinto e la pittura muralista della Brigada Pablo Neruda.