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| Regia: King Vidor - Produzione: USA, 1941 - Durata: 120
minuti - Interpreti: Robert Young, Ruth Hussey, Van Heflin, Hedy Lamarr |
La storia
Storia di un americano medio, un professionista, che s'è fatto una posizione
e una famiglia nella sua cittadina, senza mai uscire dalla sua mediocrità.
Qualche volta, però, rimpiange le occasioni perdute: chissà cosa
sarebbe stata la sua vita se avesse sposato una bellissima di cui era innamorato.
Di ritorno dalla guerra Harry Pulham, infatti, ha trovato lavoro in un'agenzia
pubblicitaria. Lì ha conosciuto Marvin e si era innamorato di lei. Ma
l'improvvisa morte del padre lo costrinse a tornare nella cittadina natale
dove rivide e sposò Kay, un'amica d'infanzia. Oggi Mr. Pulham è un
affermato e onorevole dirigente d'azienda e se ripensa a queste cose è solo
perché un suo ex compagno di università gli ha telefonato. E
dopo di lui anche Marvin, ma non è più possibile tornare indietro.
La recensione
La storia è malinconica ed agrodolce, ma è così ben girata
che questa pellicola attraversa il tempo. Il romanzo superbo di Marquand dal
quale è tratto il film parla dell’alta società di Boston
e della vicenda degli amori di uno dei cittadini più importanti.
Il racconto è reso in modo memorabile dal regista King Vidor. “La
mia vita è ordinata, sono felice” dice all’inizio il protagonista
ma alla fine del film si chiede se per caso egli non sia già morto e non
lo sappia.
Agli spettatori il giudizio sulla conclusione (sconfitta o vittoria del protagonista
sulla vita?). Film splendido sul tempo perduto e malinconico ma anche ironico.
Hedy Lamarr, una delle dive più importanti del momento, ha dichiarato
più volte come questa pellicola fosse tra le sue favorite. Tra l’altro,
in una fuggevole parte, appare anche, al suo debutto, Ava Gardner.
Il regista
King Vidor (1894 - 1982), immigrato giovanissimo a Hollywood dal natio Texas,
intraprese la carriera cinematografica come assistente di Griffith, e presto
cominciò a
dirigere pellicole nelle catene di montaggio delle grandi case. Mentre studiava
l'uso del suono nel cinema muto, giunse al primo successo, "The Big Parade" (1925),
archetipo del film bellico sentimentale e retorico. Esponente del mondo rurale
del sud e del piccolo vecchio mondo del "middle-west",
Vidor non poteva far sue né la frenesia industriale delle grandi metropoli
dell'est né l'epica ottocentesca dell'ovest. Attento piuttosto alla
società e all'individuo nelle loro evoluzioni e interazioni quotidiane,
Vidor divenne il naturale menestrello di un'altra civiltà americana,
quella dell'uomo comune, scrupoloso cronista della storia passata e di quella
presente viste dal basso verso l'alto, secondo un'ottica quasi biblica.
Nel 1928 diresse a proprio rischio e pericolo "The crowd",
al cui centro è un
uomo come tanti, anonimo e insignificante, solo in mezzo alla folla, che non
può fare nulla per difendere il mondo dei suoi affetti.
Col sonoro Vidor gira "Halleluja" (1929), un film musicale
dedicato al folklore negro e interpretato unicamente da negri.
"Our daily bread" (1931) concluse la sua esplorazione del
mondo degli umili. Una coppia di disoccupati decidono di lasciare la città e
provare a restaurare una fattoria abbandonata; fondano così una comune
contadina che deve difendersi dagli attacchi esterni dell'uomo (una bionda
seduttrice)
e della natura (la siccità). La siccità li mette quasi in ginocchio,
ma alla fine un canale di irrigazione porterà l'acqua e la salvezza.
Il film si schierava apertamente dalla parte dei contadini che in quegli anni
erano ridotti sul lastrico e li illudeva con una sorta di piccola utopia.
Dopo "Il molto onorevole Mr. Pulham", Vidor si distinse
nei western, genere che gli consentiva di mettere in luce la qualità di "self
made man" dell'americano
tipo immerso nei grandi spazi e un gusto anomalo per la violenza e il sesso,
elevati a struttura portante della frontiera.
Tra di essi da ricordare "Duello al Sole" e "L’uomo senza
paura".
Le foto
- Il regista King Vidor
(prima foto in alto a sinistra)
- L'attrice Hedy Lamarr
(seconda foto in alto a sinistra)
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