I classici del cinema – Angoscia (Gaslight)

Milano, 21.3.2019

Regia George Cukor Soggetto Patrick Hamilton Sceneggiatura John van Druten, Walter Reisch, John L. Balderston Fotografia Joseph Ruttenberg Montaggio Ralph E. Winters Effetti speciali Warren Newcombe Musiche Bronislau Kaper Scenografia Cedric Gibbons, William Ferrari Costumi Irene e Mary Herwood Trucco Jack Dawn Interpreti e personaggi Charles Boyer: Gregory Anton/Sergio Bauer – Ingrid Bergman: Paula Alquist – Joseph Cotten: Brian Cameron – Dame May Whitty: miss Bessie Thwaites – Angela Lansbury: Nancy Oliver – Barbara Everest: Elizabeth Tomkins – Emil Rameau: maestro Mario Guardi – Edmund Breon: generale Huddleston – Halliwell Hobbes: signor Muffin – Tom Stevenson: Williams Heather – Thatcher: lady Dalroy – Lawrence Grossmith: lord Dalroy – Jakob Gimpel: pianista – Terry Moore: Paula a 14 anni Produttore Arthur Hornblow Jr. Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer Durata 114 min

Dopo l’assassinio di Alice Alquist, una famosa cantante lirica inglese, sua nipote Paula si trasferisce in Italia. Per anni studia canto con lo stesso insegnante della zia, cercando di dimenticare la notte dell’omicidio; quella sera infatti, scendendo le scale dopo aver sentito dei rumori, Paula, allora quattordicenne, aveva allarmato l’assassino che, per non essere visto, era scappato senza poter rubare i gioielli della cantante. In Italia Paula conosce il pianista Gregory Anton e se ne innamora. Gregory dopo il matrimonio e una breve luna di miele sul lago di Como convince la giovane a tornare a vivere a Londra nella casa in cui viveva con la zia, affinché Paula possa esorcizzare la sua angoscia, suggerendole di nascondere tutti i mobili e gli oggetti della zia, non per dimenticare lei ma la sua morte. Così facendo la donna trova una lettera indirizzata ad Alice scritta da uno sconosciuto di nome Sergio Bauer e datata solo due giorni prima dell’omicidio; la reazione di Gregory è violenta e inattesa ma l’uomo si ricompone in fretta. Successivamente, durante una visita alla Torre di Londra, Paula perde una spilla regalatale da Gregory e dopo qualche giorno alcuni quadri appesi alle mura di casa spariscono. Gregory insinua che sia Paula la responsabile di queste sparizioni, ma lei non ricorda di aver mai compiuto tali azioni. A un concerto l’uomo trova il suo orologio nella borsetta di Paula, che fugge via scioccata, e conseguentemente Gregory le proibisce di uscire di casa. La sera Paula inizia a sentire dei passi in soffitta e contemporaneamente la luce delle lampade a gas si affievolisce. La giovane cameriera di casa Alquist, Nancy, fa ben poco per migliorare la situazione: quando si presenta davanti alla padrona di casa, il suo volto manifesta un senso di disprezzo verso Paula, la quale si è convinta che Nancy la detesti. Con l’aiuto di Brian Cameron, un poliziotto di Scotland Yard conosciuto al concerto, fortunatamente Paula scopre che il vero nome di Gregory è Sergio Bauer, l’assassino di sua zia, il quale ha voluto sposarla con l’unico intento di reperire i gioielli di Alice; ha cercato di farla impazzire per farla internare mentre lui avrebbe potuto continuare a cercare indisturbato i gioielli. Brian scopre che ogni sera, nella nebbia, Bauer fa il giro dell’isolato solo per rientrare dalla porta di servizio e salire in soffitta a cercare i gioielli. Il poliziotto lo coglie sul fatto e, dopo una lotta serrate, riesce a legarlo e ad arrestarlo. Paula potrà finalmente ricominciare tutto daccapo.

Angoscia è il secondo film tratto dal testo teatrale di Patrick Hamilton (il primo girato solo 4 anni prima) che dimostra come la vicenda avesse colpito il pubblico. La stessa Bergman ne fu affascinata e litigò con il suo produttore che non voleva prestarla alla Metro per la parte di Paula ma l’attrice si preparò studiando i pazienti di un istituto psichiatrico. Il risultato fu che Ingrid Bergman ricevette l’Oscar come migliore attrice protagonista. Dal film è infine derivato il termine “gaslighting” cioè una forma di violenza psicologica nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione.

LA CRITICA

Bel melodramma “gotico” di George Cukor. L’atmosfera morbosa che a poco a poco avvolge insidiosamente Ingrid Bergman è costruita con grande eleganza ed efficacia; il coinvolgimento è assicurato. La Bergman (che per questa interpretazione vinse l’Oscar) è veramente brava: riesce a esprimere con tali accenti di verità il disorientamento e poi il panico del suo personaggio, da comunicare allo spettatore una condizione di vera angoscia. (FilmTv)

La narrazione è fluida e ben congegnata; la recitazione è degna di rilievo. Le situazioni psicologiche sono ben affrontate. Nell’insieme un film di notevole levatura. (‘Segnalazioni cinematografiche’, vol. 21, 1947).
Thriller follemente visionario, in stile acuto fortemente morboso, che non tratta la psicanalisi, ma l’uso delinquenziale che ne deriva e gli stratagemmi usati da un criminale per incastrare la vittima prescelta. Efficace messa in scena; lo spavento e il panico della protagonista è creato a mestiere tra scricchiolii, passi notturni, voci indistinguibili e luci artefatte. Secondo Oscar per la Bergman anche se il merito va a George Cukor che sa dirigere le donne come nessun altro regista. (Cinekolossal)
Film basato sulla suspence e sull’ambiguità: è stato girato con maestria utilizzando al meglio il bianco e nero per suggerire effetti angoscianti (appunto), allucinazioni, ricreando visivamente la confusione della donna e l’anima nera del marito. Bellissima la fotografia di Joseph Ruttenberg, vincitore di ben 4 oscar. Il premio è andato a Ingrid Bergman e all’altrettanto magnifica scenografia del maestro Cedric Gibbons (11 statuette e 28 nomination) con William Ferrari. Eppure magnetica è l’interpretazione di Charles Boyer che incarna l’ossessione per il male con sagacia. (I Fellini)

Lei crede di diventare pazza, ma è il marito che sta tramando qualcosa per soggiogarla. Una trama vagamente hitchcockiana che anziché divertirsi col meccanismo diabolico (come avrebbe fatto Hitch) si addentra nei sentimenti femminili tra fragilità e inattesa energia, come invece sa fare – e bene – Cukor. Tutto si gioca nella squilibrata relazione tra vittima inconsapevole e carnefice segreto in una casa traboccante di orpelli soffocanti. Grandissima Bergman, efficace Boyer, e c’è pure una splendida Lansbury al suo debutto assoluto. (Il Davinotti)

Film spettacolare per lo scavo psicologico dei personaggi. Da un lato, il freddo e glaciale Gregory che, per incolpare la moglie della loro sparizione, sottrae diabolicamente un oggetto dopo l’altro (cameo, quadro, orologio) dall’altro la fragile e tenera Paula che, nel timore di essere impazzita, si ritira sempre più dal mondo esterno. Nel film nulla è lasciato al caso e i dialoghi, serrati e taglienti, ci mostrano la diabolica capacità di Gregory di instillare in Paula, giorno dopo giorno, la convinzione della sua patologia:.Atmosfere inquietanti, suspense, mistero, ombre, riflessi di luce, rumori di fondo, fiammelle del gas che si affievoliscono e si innalzano (come recita il titolo originale). Tratto dal dramma teatrale “Algel street” di Patrick Hamilton, fu portato sullo schermo nel 1939 dal regista inglese Thorold Dickinson con Anton Walbrook e Diana Wynward nelle parti degli interpreti principale. Sei nomination e un Oscar per la Bergman e per la scenografia di Cedric Gibson. (Cinema e Psicoanalisi)