Miriam Ferrari, Responsabile del Dipartimento Internazionale CISL Lombardia e Presidente di ISCOS Lombardia, ha partecipato come speaker alla Conferenza finale del progetto europeo “No Mad”, promossa e organizzata dalla Generalitat della Catalunya, un appuntamento di alto profilo istituzionale che si colloca all’interno delle attività della rete dei 4 Motori per l’Europa, il partenariato interregionale che riunisce Lombardia, Catalogna, Baden-Württemberg e Auvergne-Rhône-Alpes.
La Conferenza ha rappresentato un momento centrale di confronto europeo su alcune delle sfide più rilevanti per il futuro dell’Unione: la mobilità dei lavoratori, la valorizzazione della diversità nei contesti produttivi e sociali e la necessità di costruire politiche pubbliche capaci di garantire coesione sociale, diritti e inclusione in una fase storica segnata da profonde trasformazioni economiche, demografiche e geopolitiche.
Il progetto No Mad
Il progetto “No Mad” nasce con l’obiettivo di analizzare e promuovere politiche e pratiche in grado di governare i fenomeni di mobilità in Europa, contrastando le disuguaglianze e prevenendo i rischi di marginalizzazione, dumping sociale e frammentazione dei territori. In questo quadro, la rete dei 4 Motori per l’Europa si conferma uno spazio strategico di cooperazione tra regioni economicamente avanzate, accomunate dalla volontà di affrontare le sfide della globalizzazione e della transizione del lavoro attraverso il dialogo istituzionale e il coinvolgimento delle parti sociali.
L’intervento di Miriam Ferrari alla tavola rotonda
Nel corso della tavola rotonda conclusiva, Miriam Ferrari è intervenuta sottolineando come la mobilità, nelle sue diverse forme (geografica, professionale, sociale), rappresenti una risorsa fondamentale per lo sviluppo, ma possa trasformarsi in un fattore di tensione se non accompagnata da politiche pubbliche solide, inclusive e lungimiranti. Ha evidenziato come una mobilità di qualità debba poggiare innanzitutto su diritti certi e universali: contratti regolari, accesso alla sanità, sicurezza sul lavoro e protezioni sociali per tutte le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza e un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della casa, indicato come uno dei nodi più critici sia in Lombardia sia a livello europeo. La difficoltà di accesso a un alloggio dignitoso e sostenibile rischia infatti di alimentare disuguaglianze e conflitti sociali: «garantire condizioni dignitose a tutte e tutti non è solo una questione di equità, ma uno strumento fondamentale per evitare concorrenza al ribasso e tutelare l’insieme dei lavoratori. Politiche abitative inclusive, che favoriscano la mescolanza sociale e non la ghettizzazione, sono essenziali per trasformare la mobilità in una risorsa e non in una linea di frattura».
Un secondo asse centrale dell’intervento ha riguardato la necessità di investire sull’integrazione come politica pubblica strutturale, superando approcci emergenziali e frammentati. La valorizzazione della diversità – ha sottolineato – non avviene spontaneamente, ma richiede visione, programmazione e investimenti continui, a partire dalla formazione linguistica e civica, considerata uno strumento imprescindibile di inclusione e partecipazione.
Accanto a questo, è stato richiamato il tema del riconoscimento delle competenze, sottolineando come lo spreco di professionalità, soprattutto tra i lavoratori migranti, rappresenti una perdita non solo per le persone coinvolte, ma per l’intero sistema produttivo regionale ed europeo.
Miriam Ferrari ha inoltre posto l’accento sulla mobilità intra-europea, in particolare quella giovanile, che coinvolge sempre più lavoratrici e lavoratori lombardi e italiani impegnati in percorsi di studio, formazione e lavoro all’interno dell’Unione Europea. Perché questa mobilità diventi un vero motore di crescita e non una nuova forma di precarietà, è necessario garantire diritti transnazionali effettivi, il riconoscimento delle competenze e l’accesso alle tutele sociali ovunque ci si sposti, in piena coerenza con i principi del Pilastro europeo dei diritti sociali.
Un altro passaggio ha riguardato il tema della crescente polarizzazione politica e sociale che attraversa l’Europa e i suoi territori. In questo contesto, Miriam Ferrari ha ribadito il ruolo fondamentale del dialogo sociale, riconosciuto dall’Unione Europea come strumento chiave per prevenire divisioni e costruire società inclusive: «promuovere comprensione e sostegno reciproco tra lavoratrici e lavoratori in ambienti sempre più diversificati non è solo auspicabile, ma diventa una condizione indispensabile per la coesione sociale e per la tenuta dei nostri territori»..
La contrattazione collettiva inclusiva, la formazione congiunta su diritti, sicurezza e cultura del lavoro e la creazione di spazi di partecipazione nei luoghi di lavoro sono stati indicati come strumenti concreti per trasformare le differenze in risorse e non in barriere.
Infine, è stato ribadito come nessuna politica di mobilità possa funzionare senza un coinvolgimento stabile delle parti sociali. Il sindacato, insieme alle istituzioni, alle imprese e al terzo settore, può svolgere un ruolo decisivo nell’accompagnare i percorsi di integrazione, presidiare i diritti e costruire comunità più coese: «la coesione nasce anche nei luoghi di lavoro, quando le persone imparano a riconoscersi come colleghi e non come concorrenti. Per questo rilanciare il dialogo sociale significa definire insieme politiche pubbliche capaci di sostenere e tutelare chi si sposta in Europa», ha concluso Miriam Ferrari.


