“Care amiche, cari amici,
grazie Daniela, grazie a tutta la Segreteria per la relazione ricca, che condividiamo pienamente e facciamo nostra. Provo a riprenderla in tre punti, in modo essenziale.
Il primo punto parte dalle parole di Chiara Mocchi (insegnante aggredita qualche giorno fa da un suo alunno). Credo che quella scelta – non lasciare vincere il buio, la rabbia, l’inspiegabilità di quel gesto – sia una vera scelta di campo. Perché quando una persona ferita così profondamente riesce a guardare avanti con speranza, con amore per il proprio lavoro e per i propri ragazzi, siamo davanti a qualcosa che va oltre la testimonianza personale. È una lezione per tutti. È una lezione per il Paese. E allora, da genitore, da adulto, ma anche da sindacalista, io mi interrogo. Perché quella violenza non nasce all’improvviso. Cresce nei silenzi. Cresce nelle solitudini. E cresce, permettetemi, anche nelle fragilità degli adulti di questa società. E allora non basta la solidarietà, pur doverosa. Dobbiamo trasformarla in responsabilità. In scelte concrete. In una presenza più forte della comunità educante. Sono certo che la CISL saprà farlo.
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Secondo punto: le guerre. Le guerre continuano. Continuano inesorabilmente. E continuano a riportare al centro una parola che oggi abbiamo sentito molte volte: il potere. Potere militare. Potere economico. Potere politico. Ma quando il potere prende il sopravvento, il risultato è sempre lo stesso: le vittime. E le vittime sono la prima sconfitta di tutti. Sempre. Poi arrivano le conseguenze. Quelle economiche. Quelle sociali. L’energia torna a pesare. L’inflazione cresce. E le famiglie fanno i conti con la fine del mese: nelle bollette, negli affitti, nelle buste paga, nelle paure quotidiane. E allora sì, torniamo lì: serve un patto. Un patto vero. Un patto che tenga insieme ciò che sembra difficile tenere insieme: salari e produttività, pensioni e fisco, energia e sviluppo, innovazione e formazione, sanità e welfare. Non sono parole semplici. Sono tensioni reali. Ma è proprio qui la sfida. Perché dobbiamo riuscire a dire con chiarezza una cosa: la crescita, in questo Paese, o è condivisa o semplicemente non regge. Ed è questo che dobbiamo chiedere con forza al Governo e a tutte le istituzioni.
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Terzo punto: i giovani. I giovani li abbiamo rivisti. Nel referendum. Nelle piazze per la pace. È un segnale importante. Ma guai a semplificare. Sì, c’è stata una maggiore partecipazione. Ma non dimentichiamoci che non c’era il quorum. E questo cambia molto nella lettura di quel dato. Io la dico così, con una frase forse forte: quando si prova a forzare troppo, il Paese ti ferma. E questo è un monito per tutti. Non solo per questo Governo. Perché non è un “no” al cambiamento. È un “no” a un cambiamento fatto così. Quando si rompe la fiducia, succede questo. La fiducia è il vero nodo. E allora la partecipazione diventa anche reazione. A volte senza approfondimento, ma sempre con un messaggio. Per questo dobbiamo dirlo chiaramente: i giovani non sono assenti. Non sono perduti. Sono una domanda. Una domanda di senso. Una domanda di dignità. Una domanda di futuro. Una domanda di partecipazione vera. E noi dobbiamo saperli intercettare lì dove sono: nei lavori fragili, nelle piattaforme, negli algoritmi, nei luoghi della nuova socialità, spesso segnata da incertezze e solitudini. E dobbiamo farlo con coraggio. Anche accettando di essere messi in discussione. Con una parola sola: dialogo.
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Ora un grazie. Un grazie sincero alla Presidenza uscente del nostro Patronato INAS. I numeri parlano per voi. Sono la testimonianza concreta del vostro lavoro, del rapporto che avete saputo creare con la dirigenza e i collaboratori, e più in generale della vostra storia nella CISL. Alla nuova dirigenza va il nostro augurio più convinto. La Lombardia c’è. Siamo a disposizione, con spirito di servizio, per contribuire al proseguimento di questo importante percorso. Un augurio anche alla nuova Coordinatrice delle donne e delle politiche di genere: un ambito sempre più centrale, che richiede visione, forza e continuità.
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Chiudo così. A noi tocca un compito impegnativo. Ma è un compito chiaro. Custodire l’umano. Rafforzare i legami. Difendere il lavoro buono. Aprire spazi di partecipazione. E soprattutto ricostruire la fiducia. Perché senza fiducia un Paese non cresce. Grazie. E buona Pasqua a tutti“




