Il welfare del futuro sarà relazionale o non sarà

Il welfare del futuro sarà relazionale o non sarà

Bergamo sta invecchiando e questa non è una notizia che riguarda soltanto gli anziani, è una domanda rivolta a tutti noi: che tipo di comunità vogliamo essere nei prossimi venticinque anni?

È partito da questa consapevolezza il convegno di presentazione del Piano Anziani 25/50, promosso dalla FNP CISL Bergamo: un appuntamento importante non solo per il mondo dei pensionati, ma per il futuro sociale, sanitario e territoriale dell’intera provincia.

Il valore del Piano sta anche nel metodo: in un tempo in cui spesso si rincorrono le emergenze del presente, la FNP CISL Bergamo ha scelto di guardare lontano, non al prossimo mese, non alla prossima scadenza amministrativa, ma ai prossimi venticinque anni. È un esercizio di responsabilità verso il territorio e verso le generazioni che verranno.

La mattinata, aperta da Giacomo Meloni Segretario Generale FNP CISL Bergamo, è proseguita con l’intervento del Dottor Antonio Bonaldi sull’idea di salute come benessere bio-psico-sociale e ambientale; a seguire, la tavola rotonda coordinata da Mario Barboni, con il confronto tra istituzioni e parti sociali: l’Assessora comunale Marcella Messina, il Consigliere Regionale Davide Casati e il Segretario Generale CISL Lombardia Fabio Nava. I lavori sono terminati con l’intervento di Roberto PezzaniSegretario Generale FNP CISL, al quale sono state affidate le conclusioni.

Il Piano Anziani 25/50 nasce da una realtà demografica che interpella in profondità il territorio bergamasco: entro il 2050 la popolazione over 65 crescerà di quasi il 50%, mentre aumenteranno le persone sole, diminuiranno le famiglie con figli e molte aree della provincia, a partire da alcune valli, saranno chiamate ad affrontare il tema dello spopolamento. Non si tratta soltanto di numeri, dietro quei dati ci sono persone, famiglie, servizi, reti sociali, territori e relazioni, c’è il futuro del nostro welfare.

Nel suo intervento, Fabio Nava ha ringraziato la FNP CISL Bergamo per «un lavoro serio, profondo e coraggioso», sottolineando anche il proprio legame personale con il territorio: «oggi non intervengo soltanto come Segretario Generale della CISL Lombardia, ma anche da bergamasco, da persona che sente questo territorio, le sue famiglie, le sue valli e le sue comunità come casa propria».

Secondo Nava, il Piano chiede un vero cambio di paradigma: «quando sentiamo parlare di invecchiamento della popolazione pensiamo quasi sempre agli anziani. Io credo che dovremmo invece fare il contrario: chiederci che cosa l’invecchiamento ci sta dicendo di noi. Perché il modo in cui una comunità tratta i propri anziani non racconta soltanto come vive la vecchiaia, racconta che idea ha del futuro». La vera emergenza, quindi, non è soltanto demografica, «la vera emergenza non sarà soltanto l’invecchiamento della popolazione. Sarà l’invecchiamento della nostra capacità collettiva di prenderci cura gli uni degli altri».

Da qui uno dei concetti centrali emersi dal convegno: la necessità di parlare non solo di sostenibilità economica del welfare, ma anche di sostenibilità relazionale. «Per anni abbiamo discusso molto della sostenibilità economica del welfare. Ed è giusto: senza risorse non si costruiscono servizi. Ma oggi dobbiamo iniziare a parlare anche della sostenibilità relazionale del welfare, perché il welfare italiano non è stato costruito soltanto dai bilanci pubblici, è stato costruito dalle famiglie, dal volontariato, dalle associazioni, dalle parrocchie, dai vicini di casa, da milioni di relazioni quotidiane. E oggi molte di quelle reti si stanno assottigliando». Una riflessione che coinvolge direttamente anche le nuove generazioni: «il tema degli anziani riguarda anche, e forse soprattutto, i giovani, perché la qualità dell’invecchiamento di una società si costruisce molto prima della vecchiaia: nei salari, nella casa, nella possibilità di formare una famiglia, nella qualità del lavoro, nei servizi, nelle relazioni, nella fiducia di poter progettare il futuro. Una società che non permette ai giovani di costruire vita oggi farà più fatica a costruire cura domani».

Nel richiamare la memoria della pandemia, particolarmente viva nella comunità bergamasca, Nava ha ricordato la forza della solidarietà che il territorio seppe esprimere nei giorni più duri: «ricordo Bergamo silenziosa come non l’avevamo mai vista, le strade vuote, le sirene, la paura. Ma ricordo anche i volontari che portavano la spesa, le persone che telefonavano ogni giorno ad anziani che non avevano mai incontrato, gli infermieri che diventavano familiari. In quel momento abbiamo capito che la cura è più forte della distanza». Da qui una delle frasi più significative dell’intervento: «la cura non è una prestazione, la cura è una relazione, è una infrastruttura civile, è ciò che tiene insieme una comunità quando tutto il resto vacilla».

Il Piano Anziani 25/50, in questa prospettiva, non è solo un documento sociale, ma una proposta per il futuro della comunità bergamasca: «non basta curare: bisogna costruire comunità. Non basta assistere: bisogna generare prossimità. Non basta garantire servizi: bisogna ricostruire legami». La centralità della domiciliarità, il rafforzamento della medicina territoriale, la continuità della cura, le Case della Comunità e la valorizzazione delle reti locali diventano così elementi di un unico disegno: «una società che invecchia non ha bisogno soltanto di ospedali, ha bisogno di continuità della cura, presa in carico, accompagnamento e prossimità. Le Case della Comunità saranno una svolta soltanto se diventeranno davvero case della comunità: luoghi vivi, riconoscibili, accessibili, capaci di tenere insieme sanitario, sociale e relazioni».

Nava ha collegato questa riflessione anche al dibattito sui medici di famiglia e sull’attrattività delle professioni della cura: «talvolta rischiamo di concentrarci più sugli strumenti che sulle persone chiamate a farli vivere; costruiamo strutture, digitalizziamo procedure, approviamo riforme ed è giusto farlo, ma poi scopriamo che il vero fattore decisivo non è l’infrastruttura: è la persona, sono le competenze, la motivazione, il riconoscimento sociale, l’attrattività di professioni che chiedono responsabilità, dedizione e cura». Da qui una sintesi chiara: «nessuna riforma cammina soltanto sulle norme, nessuna riforma cammina sugli edifici. Le riforme camminano sulle persone».

Per la CISL Lombardia, il futuro della longevità passa quindi dalla capacità di costruire nuove reti di comunità. Non soltanto strutture, tecnologie o servizi, ma relazioni: «abbiamo costruito strade, ferrovie, ospedali, reti energetiche e digitali. Ora dobbiamo costruire infrastrutture relazionali, perché senza relazioni non regge il welfare, non regge la sanità, non reggono nemmeno i territori».

La risposta all’invecchiamento non può dunque essere soltanto sanitaria. Riguarda trasporti, casa, spazi pubblici, commercio di prossimità, servizi, connessioni digitali, partecipazione e comunità: «è la salute in tutte le politiche. Ed è qui che entra in gioco anche il sindacato: non soltanto per difendere diritti, ma per costruire coesione, generare partecipazione e fare in modo che nessuno diventi invisibile».

Da Bergamo arriva allora la proposta di un patto territoriale per la longevità, capace di coinvolgere istituzioni, generazioni, pubblico, terzo settore, volontariato, parti sociali e comunità locali: «nessuno può affrontare questa trasformazione da solo. La forza di Bergamo non si misurerà soltanto sul PIL, sull’export o sull’occupazione, ma sulla capacità di trasformare la longevità in dignità, la fragilità in accompagnamento, la solitudine in relazione, la paura del futuro in fiducia».

In fondo, è questa la sfida che Bergamo ha davanti: non prepararsi semplicemente ad avere più anziani, ma prepararsi ad essere una comunità più forte. Perché una comunità non diventa grande perché nessuno invecchia, diventa grande quando nessuno invecchia da solo.