Il Segretario Generale della CISL Lombardia Fabio Nava: «Il cambiamento entra nelle imprese più velocemente di quanto i suoi benefici entrino nella vita delle persone».
Il potere d’acquisto dei salari è ancora al centro della questione lavoro. Lo ha ribadito Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, intervenuto lunedì 5 ottobre 2026 al Consiglio Generale della CISL Pavia Lodi, dal titolo «Tra il lavoro che cambia e il salario che non cresce».
L’incontro si è svolto a Villa Lomellini – Opera Don Orione, a Montebello della Battaglia (Pavia). Dopo l’apertura del Segretario Generale della CISL Pavia Lodi Marco Contessa, era prevista una tavola rotonda moderata dal giornalista Stefano Romano, con le conclusioni del Segretario nazionale della CISL Giorgio Graziani.
Il salario non cresce quanto il lavoro cambia
Nava ha definito il titolo dell’incontro un modo di mettere a fuoco una frattura. Le retribuzioni nominali sono tornate a salire, anche grazie ai rinnovi contrattuali, ma secondo l’ultimo Rapporto annuale dell’Istat, nonostante il recupero del biennio 2024-2025, il potere d’acquisto delle retribuzioni è ancora inferiore dell’8,6% rispetto al 2019.
Un dato che, ha sottolineato il Segretario Generale, non è solo economico: «Sono spese rinviate. È una casa che un giovane non riesce a permettersi. È una famiglia che rinuncia a qualcosa ogni volta che arriva un imprevisto».
Intanto al lavoro si chiedono più competenze, più adattabilità e formazione continua. Da qui la domanda portata al tavolo: «Se il lavoro chiede di più alle persone, che cosa restituisce loro in cambio?». Per Nava è qui che si gioca la nuova disuguaglianza: nella diversa possibilità di scegliere.
Produttività e partecipazione: creare valore e distribuirlo
Sulla produttività il Segretario Generale ha scelto la chiarezza. L’Italia ha un problema strutturale, ma la produttività non dipende dalla velocità del singolo: contano investimenti, innovazione, organizzazione, energia e formazione. Non si può quindi attribuire al lavoratore la responsabilità di «una produttività sulla quale non gli riconosciamo alcun potere».
Servono due cose insieme: creare meglio il valore e contrattare come viene distribuito. Perché, ha avvertito Nava, «un Paese che produce senza distribuire può aumentare la ricchezza, ma perde fiducia».
Sul fronte contrattuale ha chiesto rinnovi nei tempi giusti: «Non possiamo continuare a recuperare domani ciò che i lavoratori hanno perso ieri». E ha chiesto una contrattazione di secondo livello estesa anche alle piccole imprese, con il sostegno di contrattazione territoriale e bilateralità. Il welfare contrattuale, ha precisato, deve aggiungere protezione senza sostituire il salario.
C’è poi la legge sulla partecipazione, nata da una proposta popolare della CISL. Il Segretario Generale ricorda che «una legge apre una possibilità. Da sola non cambia un luogo di lavoro». La proposta è un confronto preventivo a ogni investimento o innovazione significativa: che cosa cambia nelle mansioni, quali competenze si perdono e quali vanno costruite, come si accompagnano le persone, come si riconosce il loro contributo ai risultati. Perché, ha spiegato, «partecipare significa poter incidere quando esistono ancora alternative».
Intelligenza artificiale: orientare il cambiamento
Sull’intelligenza artificiale Nava ha invitato alla cautela. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che un lavoratore su quattro sia esposto in qualche misura all’IA generativa, ma ritiene più probabile una trasformazione del lavoro che la sua sostituzione.
Per questo bisogna anticipare i cambiamenti e rendere la formazione un diritto effettivo, come propone il Libro Verde della CISL, anche durante l’orario di lavoro. Il Segretario Generale ha poi posto una questione di fondo: «Se deleghiamo alle macchine una parte crescente delle attività che consentivano a un giovane di diventare esperto, chi costruirà le competenze di domani?». La risposta indicata passa da affiancamento, apprendistato e trasmissione tra generazioni.
Il principio, per Nava, è chiaro: «L’innovazione è progresso quando aumenta la capacità delle persone, non soltanto quella delle macchine».
Pensioni e giovani: un ponte tra generazioni
Sul tema previdenziale il Segretario Generale ha indicato un punto di partenza preciso: «La sostenibilità previdenziale non comincia a 67 anni. Comincia a 25». Dipende dal primo contratto, dal livello del salario e dalla continuità contributiva.
Da qui l’invito a non contrapporre giovani e anziani, ma a costruire un ponte generazionale, perché chi ha esperienza possa trasmetterla e chi entra possa crescere e costruirsi una protezione per il futuro.
Una vita libera e dignitosa dentro il cambiamento
Nava ha concluso ricordando che il sindacato non può promettere un lavoro che non cambia, ma può battersi perché nessuno subisca il cambiamento da solo: «Il nostro compito non è rallentare la storia. È evitare che corra lasciando indietro le persone». Dentro ogni innovazione, ha detto, deve restare una promessa essenziale: chi lavora deve poter costruire «una vita libera e dignitosa».




