Partecipazione nella scuola e nel lavoro: la sfida della CISL Lombardia a OrientaTalenti
Esserci non basta. Bisogna poter contare. È questo il principio al centro del confronto «Voce in capitolo: percorsi di partecipazione dei lavoratori dall’aula all’azienda», svoltosi il 5 novembre a OrientaTalenti, a Milano.
Un appuntamento dedicato alla partecipazione nella scuola e nel mondo del lavoro, con il Consiglio Generale della CISL Scuola Lombardia e rappresentanti delle categorie sindacali.
Al dialogo hanno contribuito Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia, Ivana Barbacci – Segretaria Generale della CISL Scuola, intervenuta in collegamento da Roma, e il Professor Luca Pesenti dell’Università Cattolica, che ha moderato il confronto.
Al centro una domanda che riguarda le istituzioni scolastiche, le imprese e lo stesso sindacato: come trasformare la partecipazione prevista dalle regole in una possibilità reale di incidere sulle decisioni?
Scuola: ridare vitalità a una conquista democratica
La scuola italiana dispone da oltre cinquant’anni di un patrimonio importante di partecipazione democratica, costruito attraverso gli organi collegiali. Strumenti che riconoscono il ruolo di docenti, personale, famiglie e studenti nella vita scolastica. Una conquista da custodire, ma anche da rinnovare.
In alcune realtà, infatti, il rischio è che la partecipazione perda vitalità e diventi un insieme di adempimenti formali. Riunioni e procedure possono essere rispettate senza che le persone abbiano una reale possibilità di contribuire alle scelte.
Il confronto ha presto spunto anche dalla rilettura di una ricerca-azione realizzata nel 2022 dalla CISL Scuola Brescia, che ha messo a confronto l’impresa Cherubini e l’Istituto Bazoli, e dall’introduzione di Luisa Treccani sul rapporto tra Costituzione, legge e contrattazione nella scuola.
Esperienze e riflessioni che aiutano a individuare una sfida comune: rendere la partecipazione più efficace senza confondere la scuola con l’impresa e senza sovrapporre organismi dalle competenze differenti. Partecipare non deve significare aggiungere incombenze, ma contribuire ad affrontare meglio i problemi.
Legge 76/2025: dalla conquista normativa alla responsabilità di attuarla
Nel mondo delle imprese si è aperta una fase nuova con la Legge 76 del 2025, nata dall’iniziativa popolare promossa dalla CISL per dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione. La legge riconosce e disciplina diverse forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, da quella consultiva e organizzativa a quella gestionale, economica e finanziaria.
È un risultato importante, ma non rappresenta il punto di arrivo. La sfida adesso è dare concretezza alla legge attraverso la contrattazione, la formazione dei rappresentanti sindacali e lo sviluppo di relazioni industriali capaci di coinvolgere i lavoratori prima che le decisioni siano già definitive.
Questo richiede informazioni adeguate, competenze e responsabilità e richiede soprattutto la possibilità di verificare se il confronto abbia prodotto risultati.
La partecipazione non elimina il conflitto e non sostituisce la contrattazione, può invece rafforzare la capacità del sindacato di rappresentare le persone e contribuire alle scelte che riguardano il lavoro.
Non basta chiedere ai lavoratori di condividere le responsabilità: occorre metterli nelle condizioni di contribuire alle decisioni.
Una prospettiva confederale per la Lombardia
La Lombardia dispone di un patrimonio significativo di esperienze partecipative costruite nelle imprese attraverso accordi, commissioni paritetiche e strumenti di bilateralità.
Il lavoro dell’Osservatorio OCSEL della CISL e quello avviato dalla Commissione nazionale permanente per la partecipazione presso il CNEL offrono strumenti importanti per conoscere e valorizzare queste esperienze.
Ma conoscere gli accordi non basta, occorre comprenderne l’applicazione, i risultati e le difficoltà incontrate.
Da qui una prospettiva per la CISL Lombardia: mettere maggiormente in dialogo le esperienze della scuola e quelle degli altri settori, valorizzando le competenze delle Federazioni e il contributo dei territori.
Tra le possibili linee di lavoro da approfondire con le strutture interessate figurano una ricognizione delle esperienze partecipative lombarde e un percorso comune di formazione per RSU e delegati della scuola e delle altre categorie.
L’obiettivo non è moltiplicare gli organismi, ma costruire una capacità condivisa di leggere i problemi, elaborare proposte e verificarne i risultati.
Partecipazione significa anche crescere insieme
C’è una dimensione della partecipazione che va oltre gli strumenti contrattuali e organizzativi: la capacità delle persone di imparare le une dalle altre.
Vale nella scuola, nella relazione tra insegnanti e studenti, vale nei luoghi di lavoro, nell’incontro tra esperienza e competenze nuove e deve valere anche dentro le organizzazioni sindacali.
La partecipazione può diventare un’esperienza nella quale ciascuno porta qualcosa e nessuno smette di imparare.
Per questo la responsabilità riguarda direttamente anche la CISL: non si può chiedere alle imprese e alle istituzioni di valorizzare il contributo delle persone senza essere disponibili a farlo nella propria organizzazione.
Dopo la Legge 76/2025 si apre quindi una fase decisiva.
La CISL ha saputo portare la partecipazione dentro una legge, adesso deve dimostrare di saperla portare dentro la vita delle persone.
E la misura del risultato non sarà soltanto il numero degli accordi o delle riunioni, ma le decisioni migliorate, i problemi affrontati insieme e le nuove responsabilità che saremo capaci di far crescere.
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