“Il confronto di queste ore sul Centro unico di prenotazione in Lombardia non può essere ridotto a una contrapposizione politica, la questione è più profonda e riguarda direttamente la vita delle persone. Il percorso del CUP unico è avviato, ma non ancora completo ed è proprio qui che si gioca la credibilità del sistema: il CUP unico non è un progetto informatico, è lo strumento attraverso cui si misura la reale equità della sanità, perché oggi il punto non è solo la qualità delle prestazioni, ma la possibilità concreta di accedervi. Se le agende non sono pienamente integrate, se i sistemi non dialogano del tutto, se i tempi non sono sempre trasparenti, il rischio è quello di una sanità formalmente universale ma di fatto diseguale. In questo quadro, l’adesione completa di tutte le strutture accreditate rappresenta una condizione decisiva; chi opera all’interno del servizio sanitario regionale partecipa a un patto pubblico che implica responsabilità, trasparenza e regole condivise. Per questo serve un cambio di passo nel metodo: occorre accelerare verso la piena integrazione delle agende, pubbliche e private accreditate e serve un sistema di monitoraggio pubblico, aggiornato e accessibile, che renda verificabile, territorio per territorio, lo stato di attuazione. È necessario affermare con chiarezza che l’accreditamento comporta diritti, ma anche doveri precisi verso i cittadini. La fiducia non si costruisce con gli annunci, si costruisce con risultati misurabili. E in sanità questi risultati hanno un nome semplice: accesso, tempi certi, chiarezza. La vera sfida è qui: garantire che ogni cittadino sappia dove e quando può curarsi, perché il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità individuale di orientarsi nel sistema“.
Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia
