Una posizione molto diversa rispetto a quella tenuta sulla guerra russo-ucraina
Preoccupazione per gli «sviluppi in Iran e nella regione» che «minacciano la sicurezza regionale e globale», richiesta di «de-escalation e massima moderazione» e di un «pieno rispetto del diritto internazionale di tutte le parti», fermo impegno a favore di «un multilateralismo efficace e di un ordine internazionale basato sulle regole, con le Nazioni Unite al suo centro». Le conclusioni del Consiglio europeo svoltosi il 19 marzo scorso, che contengono una sintesi delle posizioni dei capi di Stato e di governo dell’Ue sui conflitti nel Golfo Persico e in Medio Oriente, assomigliano più che altro a una cauta affermazione di principi ed evidenziano l’estrema difficoltà da parte dell’Ue di esprimersi sulla situazione internazionale, sicuramente molto delicata ma anche piuttosto evidente. A differenza di quanto fatto ripetutamente negli ultimi tre anni rispetto all’aggressione militare russa in Ucraina, ad esempio, nel caso dell’attuale guerra in Iran il Consiglio europeo non fa cenno al fatto che sia conseguenza dell’attacco illegale unilaterale voluto e attuato dai governi di Israele e Stati Uniti. L’unica condanna esplicita da parte del Consiglio europeo riguarda invece «gli attacchi militari indiscriminati dell’Iran contro i Paesi della regione», con l’invito a «cessare immediatamente questi attacchi e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi della regione».
Sulle evidenti responsabilità di Usa e Israele per la guerra in Iran, dunque, nessuna posizione ufficiale dell’Ue, con il solo premier spagnolo Pedro Sanchez, tra i leader politici europei, ad aver espresso pubblicamente una netta condanna.
Economia, migrazioni e difesa le priorità dell’Ue
In assenza, ancora una volta come già avvenuto negli ultimi anni, di iniziative diplomatiche europee per porre termine a un conflitto, il Consiglio europeo si è concentrato principalmente sulle conseguenze della guerra, in termini economici, di potenziali migrazioni e soprattutto sulle necessità di difesa europea. Il Consiglio, infatti, «condanna qualsiasi atto che minacci la navigazione o impedisca alle navi di entrare e uscire dallo Stretto di Hormuz» e «accoglie con favore i maggiori sforzi annunciati dagli Stati membri (…) per garantire la libertà di navigazione» nella regione, chiedendo alla Commissione di riferire sull’impatto della guerra «in termini di sicurezza energetica e prezzi dell’energia, catene di approvvigionamento e migrazione».
Su eventuali flussi di profughi, il Consiglio europeo «sottolinea l’importanza di mantenere un elevato livello di vigilanza e di garantire il necessario livello di preparazione, sulla base degli strumenti e delle politiche che l’Ue ha sviluppato negli ultimi anni», motivo per cui «la sicurezza e il controllo delle frontiere esterne dell’Ue continueranno a essere rafforzati».
E dato che «la difesa di tutte le frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Ue contribuisce alla sicurezza dell’Europa nel suo complesso», in un quadro di «deterioramento del contesto geopolitico» il Consiglio europeo ribadisce la sua «determinazione ad aumentare in modo decisivo la prontezza di difesa dell’Europa». Così gli Stati membri sono invitati a «garantire che nei prossimi mesi possano essere avviati progetti concreti, anche sfruttando appieno gli strumenti Safe (Security Action for Europe) e Edip (European Defence Industry Programme)». Il Consiglio chiede «un cambiamento radicale nel rafforzamento della base tecnologica e industriale europea della difesa, affinché possa fornire attrezzature su scala maggiore e con la rapidità necessaria», invitando quindi gli Stati membri «a incoraggiare l’industria europea della difesa ad aumentare la produzione».
Dunque, la principale risposta europea ai gravi confitti in corso e alla pericolosissima tensione internazionale pare essere l’armamento.
Ces: «L’Ue deve difendere il diritto internazionale»
Molto più chiara, invece, la posizione sulla guerra in Iran espressa dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces), secondo cui «l’azione militare unilaterale condotta da Stati Uniti e Israele e la successiva rappresaglia dell’Iran contro Stati indipendenti costituiscono gravi attacchi all’ordine internazionale basato sulle regole». In una Dichiarazione sul conflitto in Medio Oriente, i sindacati europei hanno chiesto «una de-escalation da parte di tutte le parti, un cessate il fuoco immediato e globale e un ritorno alla diplomazia e al dialogo, nonché al pieno rispetto del diritto internazionale, per prevenire ulteriori perdite di vite umane e sofferenze tra i civili e i lavoratori in tutta la regione».
La Ces ha però sottolineato che «nessuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha sancito l’attacco all’Iran sferrato da Stati Uniti e Israele. Ciò viola il diritto internazionale. Tutti i membri del Consiglio di Sicurezza hanno una responsabilità accresciuta, poiché è stato loro affidato il compito di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. (…) Il diritto internazionale deve prevalere sulla forza militare e il dialogo su una corsa incontrollata agli armamenti, soprattutto in materia di armi nucleari».
Osservando come questo conflitto regionale abbia gravi conseguenze per le economie della regione e metta a rischio i diritti dei lavoratori, locali e migranti, mentre invece «il rispetto del diritto internazionale, il multilateralismo e la diplomazia, nonché la giustizia sociale, sono fondamenti essenziali per la stabilità e la prosperità», la Ces richiama le istituzioni europee alle proprie responsabilità internazionali. L’Unione europea e i suoi Stati membri, sostiene la Confederazione sindacale europea, devono «riaffermare il proprio sostegno e difendere l’ordinamento giuridico e il diritto internazionale, impegnarsi in attività diplomatiche per raggiungere un rapido cessate il fuoco, lavorare per una pace duratura e garantire il pieno rispetto dei diritti umani nella regione». Un conflitto che, oltretutto, ha conseguenze anche sui lavoratori e sulle industrie in Europa, motivo per cui la Ces esorta l’Ue e i governi nazionali a «adottare misure urgenti per proteggere le famiglie, i lavoratori e i pensionati dalla volatilità dei mercati energetici, comprese politiche volte a prevenire la speculazione, rafforzare la tutela dei consumatori e garantire un accesso all’energia a prezzi accessibili per tutti».
