La formazione come scelta di campo: il valore della Scuola Sindacale Permanente CISL Lombardia

La Scuola Sindacale Permanente della CISL Lombardia cresce come investimento stabile sulla qualità della rappresentanza e sulla leadership diffusa.

Questo è quanto emerso nel seminario sulla formazione sindacale promosso da SSP, CISL Lombardia e IAL Lombardia, martedì 13 gennaio 2026 al Cinema Anteo CityLife di Milano.

All’evento hanno partecipato come relatori Adriana CoppolaDipartimento Formazione FNP CISL Lombardia, Stefano Tomelleri – Professore ordinario di Sociologia – Pro Rettore dell’Università di Bergamo), Matteo Berlanda – Presidente di IAL Lombardia, Marco Bianchi – Responsabile Scuola Sindacale Permanente, che ha dialogato con Roberto Lusardi e alcuni studenti della SSP e Fabio Nava Segretario Generale della CISL Lombardia, che ha aperto il suo intervento conclusivo dichiarando: «la Scuola Sindacale Permanente della CISL Lombardia non è un progetto che si esaurisce in un ciclo formativo: è una scelta di campo, un investimento strutturale sulla qualità della rappresentanza, sul gruppo dirigente e sulla capacità del sindacato di stare nel tempo che viviamo» ha detto Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, aprendo il suo intervento.

Non un percorso che finisce: una linea continua

Nava ha chiarito fin dall’inizio il senso della giornata: non una celebrazione finale, ma un passaggio di continuità: «diciamolo subito con chiarezza: non siamo qui per celebrare la fine di qualcosa. Non è la bella conclusione di un percorso. La Scuola Sindacale Permanente non finisce: si intercala, prosegue. È pensata così. È una linea continua, non una parentesi. Perché quando un’organizzazione decide di investire sulla formazione, decide di investire sul futuro, non sull’immediato».

Il Segretario ha ringraziato chi ha partecipato alla giornata, sottolineando il valore della presenza come atto di responsabilità in un tempo che spinge alla distrazione e alla fretta: «essere qui oggi non è scontato. Viviamo in un tempo che ci ruba attenzione, che ci spinge a stringere i tempi, a correre sempre. Essere qui significa dire: “io investo su qualcosa che è destinato a durare”. E questo, per la CISL Lombardia, è un atto di responsabilità autentica».

Formazione come esercizio di giudizio

Per spiegare il senso profondo della formazione sindacale, Nava ha utilizzato l’immagine del cinema come chiave di lettura del ruolo formativo: «qui oggi siamo in un cinema: all’inizio di un film si spengono le luci fuori e si accendono quelle dentro, ma non basta guardare lo schermo, bisogna entrare nella storia, capire la trama, riconoscere ciò che è vero e ciò che è solo scena. La formazione sindacale, quando è seria, fa esattamente questo: spegne le scorciatoie e accende il giudizio».

In un tempo saturo di parole, commenti e reazioni istantanee, la formazione diventa ciò che permette di capire prima di agire: «non sempre più parole significano più comprensione. Anzi, spesso accade il contrario. La formazione serve a renderci meno rumorosi e più affidabili, meno impulsivi e più capaci di capire prima di agire».

La formazione sindacale spegne le scorciatoie e accende il giudizio

“Allievi sindacalisti”: imparare per gli altri

Uno dei passaggi centrali ha riguardato il significato dell’espressione “allievi sindacalisti”, che tiene insieme umiltà e responsabilità: «essere allievi significa riconoscere che non si emerge da soli, che c’è sempre qualcosa da imparare. E oggi, se c’è una cosa che davvero ci salva, è l’umiltà. Umiltà vuol dire studiare, ascoltare, mettere in discussione le semplificazioni comode, vuol dire dubitare. E il dubbio non è debolezza: è una forma alta di intelligenza».

Ma l’apprendimento, nel sindacato, non è mai fine a se stesso: «essere sindacalisti significa che ciò che impari non resta teoria: diventa cura per qualcuno, tutela, contrattazione, presenza. Un allievo può imparare per sé; un allievo sindacalista impara per non lasciare nessuno solo. Ed è questa la differenza decisiva».

Competenza e statura morale: la vera credibilità

Richiamando una citazione di Giulio Pastore, Nava ha messo al centro il tema della credibilità, distinguendola nettamente dal protagonismo: «viviamo in un tempo in cui si rischia di confondere il volume con la qualità. Sembra che conti chi urla di più, ma la credibilità non nasce dall’urlo: nasce dalla competenza e dalla statura morale. L’urlo, alla lunga, non costruisce nulla: brucia relazioni, divide le persone, irrigidisce i conflitti». La CISL rivendica invece una forza diversa: «una forza più silenziosa ma più dirompente: la forza dell’affidabilità. Uomini e donne su cui si può contare davvero, capaci di stare nella realtà senza perdere la schiena dritta».

Quadri sindacali e fiducia: una responsabilità democratica

Il tema dei quadri sindacali è stato affrontato come questione centrale per la democrazia: «sono loro il punto di contatto tra le persone e l’organizzazione. Se questa linea è fragile, la fiducia si spezza. Se è solida, la fiducia regge anche quando i tempi si fanno duri».

Inquietudine critica, stato nascente, ricerca di senso

Nava ha poi sviluppato tre concetti emersi durante gli interventi del seminario:

  • L’inquietudine critica: «è una forma adulta di insoddisfazione davanti all’ingiusto. È quella tensione interiore che ti impedisce di dire: “è così, non ci si può fare nulla”. Ma deve diventare capacità di discernimento, non solo indignazione»;
  • Lo stato nascente del tempo che viviamo: «le vecchie sicurezze non bastano più, le nuove non sono ancora stabili. In questi momenti c’è sempre una tentazione: difendere il passato come se fosse l’unica salvezza o consegnarsi al nuovo come se fosse automaticamente giusto. Ma lo stato nascente è anche un’occasione straordinaria per rigenerare istituzioni, lavoro, imprese, territori»;
  • La ricerca di senso: «il lavoro non è solo ore e salario. È tempo di vita, identità, dignità. Il contrario del senso non è la fatica: è l’invisibilità. La fatica può reggere se è riconosciuta. L’invisibilità spegne tutto e produce sfiducia».

“Il contrario del senso non è la fatica: è l’invisibilità”

Riconoscimento, partecipazione, stile

Il riconoscimento delle competenze, la partecipazione e lo stile diventano così elementi concreti di un sindacato credibile: «quando una persona viene riconosciuta, cambia postura, alza lo sguardo, si sente meno sola. Una comunità fatta di persone riconosciute è più stabile, più competente, più responsabile». E lo stile tiene insieme tutto: «il sindacato, prima ancora di parlare, si riconosce dallo stile. Da come entri in un luogo di lavoro, da come ascolti, da come dici no senza umiliare e sì senza svenderti. Lo stile è la nuova forma della credibilità e oggi è l’unica moneta che non si svaluta».

Intitolare la Scuola: dal dolore alla responsabilità

La scelta di intitolare la Scuola Sindacale Permanente a Fabio De Marco, ferroviere di Trenord e Coordinatore RSU FIT CISL scomparso tragicamente nel dicembre 2023 in un incidente in montagna, non è stata un gesto formale né commemorativo. È stata una decisione profondamente politica nel senso più alto del termine: trasformare un dolore collettivo in un impegno condiviso. «Non abbiamo voluto trasformare un dolore in una data o in una targa. Abbiamo voluto trasformarlo in responsabilità. Dare il suo nome alla Scuola significa ricordarci ogni giorno perché facciamo formazione e per chi la facciamo». E l’immagine ferroviaria diventa il cuore del messaggio: «chi lavora sui binari lo sa: non basta che il treno vada, deve andare dalla parte giusta. E per andare dalla parte giusta servono gli scambi. Gli scambi non sono spettacolari, non fanno rumore, ma sono decisivi. Senza scambi, il treno si ferma, deraglia o va nella direzione sbagliata. La Scuola Sindacale Permanente è uno scambio: è il luogo in cui impariamo a capire quando è il momento di cambiare direzione e a farlo senza perdere nessuno».

Il bando come metodo: dal ricordo all’azione

In questa logica si inserisce anche il bando di concorso intitolato a Luca Logias, giovane sindacalista e allievo della Scuola Sindacale Permanente scomparso prematuramente. Una scelta non commemorativa, ma progettuale. «La domanda che Fabio e Luca ci consegnano è semplice e durissima: che cosa resta di noi nel lavoro degli altri? Se resta solo una foto, è poco. Se resta un modo di fare sindacato più umano, più competente, più partecipativo, allora abbiamo fatto la cosa giusta». Il concorso intende stimolare i partecipanti a sviluppare una visione del sindacato come soggetto attivo e corresponsabile nei processi decisionali, capace di costruire relazioni partecipative tra lavoratori, imprese e istituzioni, in coerenza con i valori e le esperienze maturate nel percorso formativo della SSP.

Un patto che guarda al futuro

La conclusione è una chiamata alla coerenza: «da domani la vostra formazione deve vedersi: deve vedersi nei luoghi di lavoro, nelle relazioni che costruite, nel modo in cui rendete la partecipazione un cantiere vero». E la misura è semplice e impegnativa: «se qualcuno potrà dire: “di quella persona mi fido”, avremo onorato fino in fondo quel percorso».

Durante l’evento la consegna degli attestati di partecipazione alle edizioni 2022/2023 e 2024/2025:

La fotogallery dell’evento: