“Milano-Cortina 2026: una sfida chiamata partecipazione”

Giovedì 29 gennaio 2026, nella sede della CISL Lombardia a Milano, si è svolto il convegno “Milano–Cortina 2026: una sfida chiamata partecipazione”, con la partecipazione di Guido Guidesi – Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Massimo Sertori – Assessore agli Enti Locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia, Antonio Rossi – campione olimpico e mondiale di kayak velocità, Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia e Dino Perboni – Segretario Regionale della CISL Lombardia.

“Un evento così importante diventa veramente vincente quando tutti gli attori coinvolti si sentono comunità e riescono a lavorare insieme per un obiettivo comune”. Da questa convinzione prende forma la riflessione di Nava: le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali del 2026 non sono soltanto una vetrina sportiva, ma un banco di prova per il Paese, per la Lombardia e per tutti i territori coinvolti. Questo, quindi, non “l’ennesimo convegno”, dunque, ma un passo in più: la scelta di un altro pezzo di strada da fare insieme.

Milano–Cortina non è arrivata per caso, dopo la rinuncia di Roma nulla era scontato. È stato possibile perché istituzioni diverse hanno scelto una cosa oggi rarissima: il gioco di squadra invece della contrapposizione. Quando accade, la CISL lo riconosce e lo valorizza senza esitazioni, perché questo modo di fare è nel nostro DNA: dialogo, responsabilità, ricerca concreta del bene comune. Per la CISL Lombardia la partecipazione non è un concetto astratto. É proprio questo: un metodo concreto per affrontare i problemi, portando buon senso e responsabilità condivisa dentro le decisioni che riguardano i territori. «Partecipazione significa assumersi una responsabilità che va anche oltre l’aspetto puramente lavorativo. Significa stare dentro le scelte che riguardano il welfare, la salute e la sicurezza, le politiche territoriali e significa farlo senza contrapposizioni ideologiche, perché un approccio partecipativo può fare davvero la differenza». È anche un modo più maturo di parlare di lavoro: il lavoro non è solo quanto si guadagna, pur fondamentale; è anche come si vive il lavoro, come si sta dentro il lavoro che si fa ogni giorno. È dignità e consapevolezza quotidiana.

Il Segretario ha richiamato il valore educativo delle Olimpiadi invernali, che uniscono due scuole di vita: sport e montagna. Lo sport, liberato dalla competizione, insegna il senso del dovere: disciplina, allenamento, sacrificio, merito e fatica. Educa a una competizione sana, dentro le regole, con onestà, lealtà, correttezza, trasparenza, spirito di squadra. E insegna anche equilibrio: non esaltarsi troppo quando si vince, non sprofondare e rialzarsi quando si perde. Ogni vittoria è provvisoria, ogni sconfitta può diventare un nuovo inizio. La montagna, soprattutto per le comunità alpine, aggiunge un pezzo di verità: non si cammina mai davvero in piano, si sale e si scende continuamente, richiede attenzione e cura reciproca, perché un errore può costare caro. Anche per questo, l’accensione del braciere non è il traguardo: è un passaggio. La vera prova inizierà quando i riflettori si spegneranno.

Per la CISL Lombardia la vetrina olimpica sarà veramente efficace se saprà trasformarsi in territorio giusto da vivere. Non solo bello da vedere e visitare, ma dignitoso per chi qui vive e lavora.

Qui la parola chiave è lavoro con cura: il contrario del lavoro usa e getta, del lavoro senza cura, dove le persone vengono spremute per qualche settimana e poi dimenticate. Lavoro con cura significa contratti veri e rappresentativi, legalità negli appalti e subappalti, contrasto al dumping, continuità nei cambi appalto. Significa sicurezza senza scorciatoie: non solo nei documenti, ma nei turni, nei dispositivi, nell’organizzazione concreta. Significa formazione continua, non addestramento d’emergenza. E significa anche affrontare un nodo spesso rimosso ma decisivo: alloggi dignitosi e accessibili per chi arriva a lavorare anche durante le stagioni di punta, senza essere costretto a soluzioni improvvisate perché tutto è affittato “a notte” al miglior offerente. Un territorio è davvero attrattivo quando non attrae solo turisti ed eventi, ma trattiene persone: giovani famiglie, lavoratori qualificati, studenti, giovani laureati. E questo accade solo se insieme al lavoro ci sono casa, sanità di prossimità, trasporti affidabili, scuola, servizi sociali.

Le Olimpiadi sono un eccezionale acceleratore: portano investimenti, opere, visibilità. Ma possono anche aggravare squilibri: aumentare il costo della vita, spingere sulla precarietà, trasformare i territori in un palcoscenico stagionale. Sta a noi decidere quale strada imboccare. In questa partita i giovani sono decisivi. Il 2026 sarà per tanti di loro il primo vero incontro con il lavoro: nel serale al bar, nelle sostituzioni in hotel, come guida in pista, nel trasporto, nella ristorazione. Dobbiamo fare in modo che non sia un battesimo di sfruttamento, ma una palestra di crescita e dignità riconosciuta.

Accanto ai lavoratori ci saranno poi migliaia di volontari. Uno dei volti più belli delle Olimpiadi: non manodopera gratuita, ma entusiasmo esplosivo e capitale sociale da riconoscere. Imparano lingue, competenze organizzative, capacità di stare sotto stress. Sarebbe un errore disperdere questo patrimonio il giorno dopo: serve un ponte post-evento, per trasformare quell’esperienza in opportunità stabile e cittadinanza attiva. É bene sottolineare come un grande evento non regge sulla propaganda. Regge su relazioni industriali solide, regole chiare, controlli e responsabilità condivise. Responsabilità significa prevenire i conflitti e risolvere i problemi prima che esplodano: tavoli stabili, procedure rapide, conciliazioni efficaci. Continuità dei servizi essenziali, certo; ma senza scorciatoie e senza silenzio sociale: i diritti restano, e proprio per questo vanno governati con responsabilità e rispetto. La vera eredità – la legacy – non è l’evento in sé: è dimostrare che sappiamo fare grandi cose alzando, ancora una volta, gli standard di legalità, sicurezza e dignità del lavoro.

Per questo la CISL Lombardia rilancia una proposta semplice: un cruscotto pubblico della legacy, con pochi indicatori chiari – lavoro stabile e formato, sicurezza, servizi di prossimità, alloggi sostenibili, giovani che restano – perché le promesse diventino obiettivi riscontrabili, un pilastro di fiducia e credibilità. Alla fine, tutto si riassume in una domanda: quando il braciere olimpico sarà spento, la vita delle persone che abitano qui sarà veramente migliore? Se tra qualche anno, tornando sui territori delle gare, vedremo giovani che hanno scelto di restare, più contratti buoni, meno infortuni, più servizi di prossimità, più collaborazione stabile tra istituzioni, imprese e parti sociali, allora potremo dire che la sfida è stata vinta davvero. Perché il lavoro non è una merce: è vita. E la vita, ogni volta, merita cura.