Appello dei sindacati europei con una Lettera aperta ai leader politici dell’Ue
«Il Made in Europe non è solo geografia, riguarda i nostri valori. Deve riguardare il radicamento della competitività su standard elevati in Europa e la difesa di tali standard a livello globale. Deve essere una garanzia di posti di lavoro di qualità, salari equi, solidi diritti dei lavoratori, contrattazione collettiva, creazione di valore sostenibile e chiare condizionalità sociali». Lo afferma la Confederazione europea dei sindacati (Ces) in una lettera aperta ai capi di Stato e di governo dell’Ue, in occasione del ritiro informale del 12 febbraio convocato per discutere su come rafforzare il mercato unico, ridurre le dipendenze economiche e aumentare la competitività dell’Ue nel nuovo contesto geoeconomico. Il movimento sindacale europeo chiede infatti al Consiglio europeo di garantire che lavoro di qualità, contrattazione collettiva, servizi pubblici e infrastrutture di qualità siano riconosciuti come pilastri fondamentali dei piani europei per la competitività: «Vi chiediamo di impegnarvi a realizzare misure e investimenti della portata necessaria per difendere e sviluppare la produzione economica e l’innovazione in Europa, garantire la sicurezza energetica, sostenere i servizi pubblici, garantire transizioni giuste e salvaguardare e creare posti di lavoro di qualità in ogni settore e in ogni regione». Secondo la Ces, la competitività dell’economia europea deve basarsi su un solido insieme di regole comuni che garantiscano equità, innovazione e qualità, perciò l’Ue non deve contribuire allo smantellamento in corso delle norme e degli standard internazionali, tra cui i diritti del lavoro e la tutela dei lavoratori, un’adeguata protezione sociale e pensioni: «L’Europa non migliorerà la propria competitività in una corsa al ribasso all’abbassamento degli standard».
La deregolamentazione non rafforza la competitività
I sindacati europei ritengono «inaccettabile» che si smantellino garanzie normative per i lavoratori e la società, con la giustificazione di voler semplificare gli oneri amministrativi. «Proteggere i lavoratori e rispettare i loro diritti fondamentali non è un onere normativo. È ciò che rende l’Europa un’economia sociale di mercato ben funzionante, basata sul dialogo sociale. Questa è la base della nostra democrazia» afferma la Ces, sottolineando che «nessuna proposta di deregolamentazione rafforzerà la competitività».
La crisi industriale sta segnando fortemente l’Europa, come ha evidenziato nei mesi scorsi un Rapporto Syndex svolto per IndustriAll Europe, secondo cui su 19 settori industriali analizzati, solo i comparti aerospaziale e della difesa restano competitivi a livello globale, mentre negli altri settori si registrano investimenti bloccati, ristrutturazioni e crescente incertezza. L’industria europea sta perdendo terreno rispetto ai concorrenti globali, dall’automotive all’acciaio, dalla chimica al solare, e milioni di posti di lavoro sono a rischio, sostiene il Rapporto secondo cui, senza una leadership politica coordinata, l’Europa «perderà l’occasione di ricostruire la propria forza industriale, garantire buoni posti di lavoro e guidare le transizioni verde e digitale». Di fronte a una simile crisi del settore industriale europeo, quindi, la Ces ritiene urgente e necessaria una politica industriale solida, che copra tutti i settori e che sia sostenuta da investimenti «significativi e sufficientemente ampi da affrontare le sfide». Anche perché negli ultimi quindici anni gli investimenti produttivi sono rimasti indietro, mentre i profitti sono rimasti stabili ed è diminuita la quota di reddito da lavoro. La Ces ritiene inoltre «essenziali» le condizionalità sociali per promuovere posti di lavoro di qualità e la contrattazione collettiva, per questo devono essere incluse in tutti i finanziamenti pubblici, negli aiuti statali e nei sussidi, mentre «i pagamenti straordinari di dividendi dovrebbero essere vietati» e aumentata la quota di utili reinvestita nell’azienda e ripartita equamente con i lavoratori. Il denaro pubblico, la riforma degli appalti, le politiche industriali ed energetiche e il commercio «devono collaborare per ridurre le vulnerabilità, garantire autonomia strategica e promuovere modelli aziendali sostenibili, per elevare gli standard e non alimentare una concorrenza al ribasso» affermano i sindacati europei.
Pace e sicurezza impossibili senza giustizia sociale ed economica
La politica commerciale dell’amministrazione Trump ha «apertamente esercitato pressioni sui partner commerciali affinché abbassassero gli standard e indebolissero le regole», mettendo in discussione le tutele occupazionali. Il commercio è così sempre più utilizzato come arma politica per minare standard, tutele e diritti dei lavoratori, ma l’Europa «non deve rispondere diluendo le proprie tutele o permettendo che il commercio diventi un veicolo di concorrenza al ribasso su salari e condizioni di lavoro» afferma la Ces, secondo cui l’obiettivo deve essere la ricostruzione di un sistema multilaterale funzionante, con relazioni commerciali equilibrate ed eque basate su elevati standard sociali e ambiziosi requisiti ambientali.
«L’Europa non deve lasciarsi sminuire dai suoi valori di solido modello sociale, pace, democrazia, prosperità, uguaglianza, unità, coesione e apertura» sostiene la Ces rivolgendosi al Consiglio europeo, ricordando che «una pace e una sicurezza durature sono impossibili senza giustizia sociale e un’economia giusta, che valorizzi l’uguaglianza e la ridistribuzione del reddito e della ricchezza, che promuova e garantisca un’equa mobilità e un trattamento equo dei lavoratori e che offra buoni standard di vita a lavoratori, pensionati, famiglie e comunità».
Nell’attuale crisi geopolitica, dunque, secondo la Ces «è giunto il momento di prendere sul serio l’autonomia strategica, rafforzando al contempo il multilateralismo e il sistema internazionale basato sulle regole. È giunto il momento di essere uniti, risoluti e decisi e di tracciare una nuova rotta che garantisca progresso sociale ed economico all’Europa e a tutti i suoi Stati membri». Così come, si legge nella lettera aperta della Ces, è giunto il momento di «introdurre un approccio Made in Europe che tuteli e crei posti di lavoro di qualità in Europa, per tutti i lavoratori, in ogni regione e in ogni settore» e di «respingere il programma di deregolamentazione e austerità», riconoscendo che comprometterà la competitività e danneggerà i più deboli. L’auspicio dei sindacati europei è di costruire un’Europa «di cui possiamo essere orgogliosi di lasciare traccia alle generazioni future».
