Primo Maggio 2026 a Marghera | Il Paese deve tornare abitabile per chi lavora

E’ stata Marghera, in provincia di Venezia, ad ospitare il Primo Maggio 2026. Per la CISL Lombardia erano presenti Fabio NavaSegretario Generale e Dino PerboniSegretario Regionale.


Per anni abbiamo discusso del lavoro chiedendoci quanti posti si creavano, quanti contratti si firmavano, quanto cresceva l’occupazione. Tutto importante, ma oggi non basta più. La nuova questione sociale non è soltanto il lavoro che manca, è il lavoro che c’è, ma non riesce più a rendere abitabile la vita.
È una sensazione che molti conoscono: lavorare, impegnarsi, rispettare le regole, e sentirsi comunque sempre un passo indietro. Perché una busta paga non si giudica sul lordo o sul netto, si giudica dopo l’affitto o il mutuo, dopo la spesa, dopo i trasporti, dopo l’energia, dopo una visita privata che non poteva aspettare, dopo aver aiutato un figlio o un genitore. Per questo il salario oggi non è solo un tema economico, è un tema civile.
Quando il lavoro non protegge più la vita quotidiana, si incrina la fiducia; quando impegnarsi non basta a costruire serenità, cresce il disincanto; quando chi fa la propria parte si sente comunque fragile, si indebolisce il Paese. E nel giorno del Primo Maggio questa verità pesa ancora di più.
Per molti italiani il lavoro è stato fatica vera: turni pesanti, mani rovinate, sveglie all’alba. Ma è stato anche possibilità di costruire una casa, crescere dei figli, sentirsi utili, guardare avanti con più fiducia che paura. Non era un tempo perfetto, nessun tempo lo è, ma c’era una convinzione semplice: impegnarsi serviva. Il lavoro poteva migliorare la vita. Quella memoria non va usata per rimpiangere il passato, va usata per correggere il presente.
Il Primo Maggio tiene insieme chi ha costruito il Paese, chi oggi lo manda avanti e chi sta ancora cercando il proprio posto nel mondo. Tra generazioni non deve esserci competizione, ma alleanza: chi ha esperienza può consegnare valore, misura, mestiere, chi è giovane può portare energia, innovazione, nuove domande di senso. Questo è il patto generativo di cui abbiamo bisogno: restituire al lavoro la capacità di dare futuro e farlo insieme.
La Lombardia vede tutto questo prima di altri. Qui si produce ricchezza, innovazione, export, competenze, ma proprio nei territori più dinamici emerge la contraddizione più moderna: si può vivere dove si crea molto valore e faticare comunque a sostenere il costo della vita. Non basta essere la locomotiva d’Italia, se tanti passeggeri fanno fatica a restare a bordo. La risposta non sta nel rumore, sta nelle soluzioni serie, contratti veri e rappresentativi, produttività che diventa salario, meno tasse sul lavoro medio-basso, formazione continua, sicurezza, politiche abitative credibili, trasporti efficienti, partecipazione dei lavoratori nelle scelte che cambiano l’organizzazione del lavoro. Non è ideologia, è manutenzione della democrazia.
Le persone non chiedono privilegi, chiedono che torni ad esserci un rapporto sensato tra sforzo e risultato, tra responsabilità e riconoscimento, tra lavoro e futuro, chiedono che il lavoro torni a essere una strada, non una corsa ferma.
Per questo la sfida del nostro tempo è semplice da dire e impegnativa da realizzare: il Paese deve tornare abitabile per chi lavora. Perché se chi lavora non riesce più ad abitare dignitosamente il proprio tempo, la propria città, la propria vita, allora non abbiamo solo un problema salariale, abbiamo un problema di futuro, ma il futuro non si aspetta, si costruisce. Con imprese che investono davvero nelle persone, con istituzioni che scelgono la serietà invece dell’annuncio, con lavoratori protagonisti del cambiamento, con una comunità nazionale che torni a considerare il lavoro non un costo da comprimere, ma il primo capitale da valorizzare.
E con un sindacato capace di ascoltare, contrattare, innovare, unire. Noi ci siamo, nei luoghi di lavoro e nei territori, dove c’è un conflitto da risolvere o una speranza da riaccendere, ogni volta che serve trasformare un disagio individuale in una risposta collettiva.
L’Italia ha ancora tutte le energie necessarie, adesso deve ritrovare la volontà comune di usarle. Buon 1 maggio
“.

Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia