Sull’autonomia differenziata serve una parola sola: responsabilità

La CISL ha chiesto una pausa e il pieno coinvolgimento delle parti sociali. Non è una frenata, è la scelta di affrontare una riforma delicata con serietà istituzionale e con garanzie chiare. La legge quadro c’è, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e della loro copertura finanziaria è il passaggio decisivo ancora in corso. Ed è qui che si misura la credibilità: prima la certezza dei diritti uguali per tutti, poi il trasferimento delle competenze. Quando si parla di sanità, formazione, servizi, trasporti, non si stanno spostando semplici funzioni amministrative, si sta incidendo sulla qualità della vita delle persone.

In Lombardia conosciamo bene la complessità del territorio, il costo della vita pesa sui salari reali, la casa condiziona le scelte delle famiglie, l’organizzazione dei servizi determina attrattività e coesione. Per questo abbiamo sempre guardato all’autonomia con interesse, non come a uno slogan. Può essere uno strumento utile e anche determinante, ma solo se migliora concretamente le condizioni di lavoratori e cittadini.

Serve una costruzione attenta, quasi artigianale, servono LEP chiari e finanziati, risorse certe, confronto stabile con chi rappresenta il lavoro. Ma c’è un orizzonte più ampio che non possiamo ignorare: come ha richiamato Daniela Fumarola, l’Italia ha bisogno di un nuovo patto sociale: una stagione di corresponsabilità tra istituzioni, imprese e lavoro per affrontare insieme salari, produttività, servizi, demografia e competitività. L’autonomia deve stare dentro questo disegno, non serve alimentare l’idea che una parte del Paese sia contro un’altra. La competizione sui diritti sarebbe una sconfitta per tutti, la vera forza di un territorio si misura da quanto contribuisce a rafforzare l’insieme.

E qui entra in gioco la partecipazione. Se l’autonomia vuole essere intelligente e pragmatica, deve diventare un banco di prova della partecipazione: nelle politiche del lavoro, nella formazione, nella programmazione dei servizi. Non decisioni calate dall’alto, ma scelte condivise, trasparenti, misurate sui risultati. Autonomia e unità non sono alternative, crescita e coesione non si escludono. Le riforme che durano sono quelle che accrescono fiducia perché migliorano concretamente la vita.

Questo non è il tempo delle formule magiche né delle illusioni, è il tempo della responsabilità, è il tempo della concretezza, è il tempo di costruire un’Italia più forte, più coesa e più fiduciosa nel suo insieme“.

Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia