Forti critiche al nuovo regolamento repressivo adottato dall’Europarlamento
L’accanimento europeo contro l’immigrazione procede spedito e si sta avvicinando ormai ai recenti livelli statunitensi, con chiusure e barriere alle frontiere, detenzioni amministrative e forti rischi di violazioni dei diritti fondamentali. Per inasprire le misure anti immigrazione e definire un nuovo regolamento sui rimpatri, al Parlamento europeo si è addirittura creata una nuova maggioranza tra le forze politiche di centro-destra e quelle della destra estrema. È avvenuto il 26 marzo scorso, quando l’Aula dell’Europarlamento ha approvato una proposta di regolamento che istituisce un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano illegalmente nell’Ue, dando così il via ai negoziati con il Consiglio dell’Ue sul nuovo quadro giuridico europeo per il rimpatrio. «Questo voto segna una svolta pericolosa, poiché le forze di centro-destra rompono il cordone sanitario per allearsi con l’estrema destra e portare avanti un’agenda profondamente repressiva. Questa alleanza tossica sta aprendo la strada alla detenzione di massa, alla separazione delle famiglie e alle deportazioni, normalizzando gli abusi che abbiamo visto con l’Ice negli Stati Uniti e mettendo a rischio innumerevoli vite» ha denunciato la Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti senza documenti (Picum), una rete di organizzazioni costituita da 155 membri di 34 Paesi. Una proposta di regolamento sui rimpatri per aggiornare la normativa in vigore nell’Ue era stata presentata dalla Commissione europea un anno fa, cui era seguita nel dicembre 2025 una posizione negoziale del Consiglio dell’Ue e a inizio marzo 2026 una proposta della commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) del Parlamento europeo. Proposta, questa, scaturita da un compromesso tra Partito popolare europeo, Conservatori e riformisti europei, Europa delle Nazioni sovrane e Patrioti per l’Europa e, ora, ratificata come posizione negoziale dell’Europarlamento nell’ambito dei negoziati trilaterali interistituzionali che porteranno a un testo definitivo dell’Ue.
Detenzioni fino a due anni e hub di rimpatrio
I punti principali della posizione adottata dall’aula del Parlamento europeo mirano a rendere più efficaci le modalità di rimpatrio, ma creano forti preoccupazioni rispetto alla tutela di diritti fondamentali delle persone migranti.
I cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio sono tenuti a cooperare con le autorità competenti per lasciare il territorio dell’Ue, sostiene il testo di regolamento. In caso di non cooperazione, le persone in attesa di rimpatrio possono essere detenute fino a 24 mesi. I motivi di detenzione, dichiara l’Europarlamento, saranno stabiliti dalla legislazione nazionale e la detenzione disposta dalle autorità amministrative o giudiziarie, detenzione che «può essere disposta anche per i minori non accompagnati e le famiglie con figli».
La scelta del Paese di rimpatrio varia a seconda della situazione, considerando il Paese di origine, il Paese di transito nel viaggio verso l’Ue e l’esistenza di un Paese terzo sicuro, materia aggiornata recentemente da un nuovo regolamento. I rimpatri, inoltre, possono essere effettuati verso un Paese terzo che accetti di accogliere la persona sulla base di un accordo concluso con uno Stato membro dell’Ue o con l’Ue stessa, i cosiddetti “hub di rimpatrio”. Sono previste poi norme più rigorose per le persone che «rappresentano un rischio per la sicurezza» nonché un sostegno finanziario e operativo agli Stati membri da parte dell’Ue e delle sue agenzie.
Amnesty: politiche migratorie «dannose, escludenti e draconiane»
La posizione del Parlamento europeo «aggrava un testo già di per sé dannoso, destinato a normalizzare e intensificare le pratiche di controllo dell’immigrazione in stile Ice in tutta l’Ue» sostiene la piattaforma internazionale Picum, facendo riferimento alla proposta della Commissione che richiede di adottare misure di individuazione «ampie e non definite» dei migranti privi di documenti di soggiorno, cosa che «potrebbe tradursi in una sorveglianza invasiva, nella profilazione razziale e nell’obbligo per i dipendenti pubblici di denunciare le persone senza documenti». Inoltre, osserva la Picum, anche la posizione del Consiglio contiene elementi preoccupanti, dal momento che «avalla le perquisizioni della polizia in spazi pubblici e abitazioni private, con pochissime garanzie».
Una forte denuncia dei rischi derivanti dal nuovo regolamento sui rimpatri è giunta anche dall’Ufficio europeo di Amnesty International, secondo cui il Parlamento europeo ha approvato un testo «in tutta fretta, senza un adeguato controllo né una significativa valutazione dei diritti umani», cosa che «evidenzia una tendenza crescente verso politiche migratorie sempre più dannose, escludenti e draconiane, con preoccupanti ripercussioni sul giusto processo e sull’elaborazione di politiche basate su dati concreti». Si tratta, sostiene Amnesty, di requisiti, sanzioni e restrizioni sproporzionati nei confronti delle persone a cui è stato emesso un provvedimento di rimpatrio, misure che «lungi dal ridurre l’irregolarità, rischiano di intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni precarie». Secondo una Posizione di minoranza espressa da alcuni eurodeputati, poi, la proposta di regolamento adottata dall’aula del Parlamento europeo «riduce le possibilità di rimpatrio volontario, amplia i motivi di detenzione, impone una lunga lista di obblighi ai rimpatriati, elimina l’effetto sospensivo dei ricorsi, consente ai cittadini di Paesi terzi di ottenere l’annullamento dei divieti di ingresso pagando una somma di denaro e stabilisce disposizioni giuridicamente discutibili che puniscono i Paesi terzi considerati non cooperativi». Così, mentre l’articolo 2 del Trattato dell’Ue afferma che «l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani», il regolamento approvato «afferma il contrario», denuncia questo gruppo di eurodeputati di minoranza: «Nessuna dignità umana, nessuna libertà, nessuna uguaglianza, nessuno Stato di diritto per le persone inviate nei centri di rimpatrio e nessun rispetto per i loro diritti umani. Per loro, solo un futuro incerto in una terra sconosciuta».
