“Non è una fase normale e non è più il tempo delle letture superficiali. Le tensioni internazionali, il costo dell’energia, i salari sotto pressione, una sanità che fatica e una domanda crescente di qualità della vita stanno ridefinendo il rapporto tra lavoro, economia e società. Non sono dinamiche lontane: entrano nella vita concreta delle persone, nelle bollette, nelle buste paga, nelle scelte delle famiglie e delle imprese.
In questi giorni il confronto politico è acceso ed è giusto che sia così. Fa parte della democrazia. Ma c’è un punto che, con onestà, dovremmo riconoscere tutti: il mondo intorno a noi sta cambiando rapidamente e quello che accade fuori entra dentro. Per questo la domanda non è se confrontarsi o meno, la domanda è come farlo.
Continuare a dividersi su tutto può produrre consenso nell’immediato, ma nel tempo rischia di lasciare il Paese più fragile, più esposto, più diviso. Non serve abbassare le differenze, serve alzare il senso di responsabilità.
È da qui che è partita la riflessione dell’Esecutivo CISL Lombardia. Una consapevolezza si è imposta con chiarezza: oggi non esistono più questioni separate, la questione salariale è legata all’energia, la questione industriale è legata all’Europa, la questione sociale è legata alla qualità delle decisioni pubbliche.
Per questo la CISL rilancia con forza la proposta di un Patto della responsabilità tra istituzioni, imprese e sindacato. Dentro questo quadro, una linea è stata ribadita con nettezza: il lavoro povero non si combatte indebolendo la contrattazione, si combatte rafforzandola. Non tutti i contratti sono uguali e difendere quelli realmente rappresentativi significa difendere dignità, tutela e futuro del lavoro.
Uno snodo decisivo riguarda i giovani: la domanda non è perché rifiutino il lavoro, la domanda è che lavoro stiamo offrendo. Se il lavoro è povero, instabile, senza prospettiva, non è il lavoratore che si allontana, è il lavoro che si è allontanato dalla persona.
Questa riflessione riguarda in modo diretto anche la Lombardia, una regione forte sul piano produttivo, ma che non può ignorare le proprie contraddizioni: costo della vita, accesso alla casa, tempi della sanità, equilibrio tra lavoro e vita. Non basta crescere, serve crescere meglio. Per questo è arrivato il momento di passare dalla fase delle interlocuzioni a quella dei risultati: salari, sanità, casa, partecipazione, qualità del lavoro.
Da questo Esecutivo è emerso un elemento che non va dato per scontato: una comunità dirigente unita nella lettura della fase e nella responsabilità delle scelte. Non una somma di posizioni, una direzione condivisa. Perché oggi la vera misura delle scelte non è da che parte si sta, è se si contribuisce davvero a rafforzare il Paese.
Ed è da qui che la CISL Lombardia intende muoversi nei prossimi mesi. Perché oggi non basta reggere, serve costruire fiducia“
Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia













