Milano, settembre 2026 – L’avvio dell’anno scolastico 2026/27 mette al centro il futuro della scuola in Lombardia: una sfida che non riguarda soltanto studenti, famiglie e personale docente, ma l’intera comunità regionale.
A sottolinearlo sono Fabio Nava, Segretario Generale CISL Lombardia, e Luisa Treccani, Segretaria Generale CISL Scuola Lombardia: «È dalla qualità della scuola che dipende una parte importante del futuro del nostro territorio».
I numeri e le assunzioni della scuola in Lombardia
«I primi dati ci restituiscono qualche luce e ancora molte criticità. Sono 7.042 i docenti assunti a tempo indeterminato nelle scuole lombarde, di cui 2.153 sul sostegno: un dato in crescita rispetto allo scorso anno, che va riconosciuto, ma che non risolve le difficoltà di copertura dei posti e il ricorso ancora troppo elevato al lavoro precario, particolarmente evidente sul sostegno.
Il funzionamento della scuola non dipende solo dai docenti: sono stati assunti 2.585 lavoratori ATA, 78 funzionari di elevata qualificazione e 119 nuovi dirigenti scolastici, mentre 75 scuole restano affidate in reggenza a dirigenti già responsabili di altri istituti.
Dietro questi numeri ci sono lavoratrici e lavoratori, ma soprattutto studenti e studentesse sui quali ricadono le conseguenze dell’instabilità. Per questo chiediamo da tempo interventi strutturali per la scuola in Lombardia: organici più aderenti ai fabbisogni reali, stabilizzazione del personale, formazione delle professionalità necessarie e un sistema di reclutamento capace di ridurre strutturalmente il precariato».
Il nodo casa e l’attrattività del personale scolastico
I numeri pongono una domanda che va oltre l’avvio di questo anno scolastico: la regione avrà, nei prossimi anni, abbastanza insegnanti e personale nelle condizioni di scegliere di lavorare e rimanere qui?
Non tutto si spiega con il costo dell’abitare, ma sarebbe sbagliato ignorare quanto casa e costo della vita contino per chi lavora nella scuola in Lombardia. Quando un lavoratore della scuola rinuncia a un incarico perché vivere vicino al posto di lavoro è diventato insostenibile, non è più solo un problema individuale: diventa un problema di continuità educativa per gli studenti.
Intelligenza artificiale e formazione nella scuola
La scuola deve misurarsi con trasformazioni rapidissime. La domanda non è più se vogliamo l’IA nelle classi, ma con quale consapevolezza, quali regole e quale visione pedagogica intendiamo utilizzarla.
La scuola deve continuare prima di tutto a insegnare a pensare, comprendere, verificare le fonti, esercitare il dubbio e costruire relazioni: l’intelligenza artificiale può cambiare gli strumenti dell’educazione, non può sostituire la relazione educativa. Per questo serve investire seriamente sulla formazione degli insegnanti.
L’estate delle famiglie e l’alleanza educativa sul territorio
Anche quest’estate migliaia di genitori si sono trovati davanti a una difficoltà concreta: le lezioni terminano, il lavoro continua. Comincia così ogni anno una corsa tra ferie alternate, centri estivi, oratori e disponibilità dei nonni — una rete familiare e comunitaria preziosa, che non può però diventare una politica pubblica implicita.
Settembre è il momento giusto per cominciare a progettare l’estate 2027: Regione, Comuni, Terzo settore, oratori e mondo dello sport possono costruire insieme, attraverso un patto di comunità, una rete più ampia e accessibile di opportunità educative durante la sospensione delle attività didattiche. Si tratta di un tema di coesione e uguaglianza: le opportunità estive di un bambino non possono dipendere solo dal reddito familiare o dal comune di residenza.
«Casa, scuola, cura e organizzazione dei tempi non sono questioni collaterali rispetto al lavoro: sono le condizioni che rendono possibile vivere e lavorare bene in un territorio. Una società che guarda seriamente al proprio futuro non può lasciare sole la scuola e le famiglie».
