«Il disagio giovanile non è soltanto un problema dei giovani. È una domanda rivolta al mondo adulto».
Il disagio giovanile non riguarda solo i ragazzi: interroga l’intera comunità degli adulti. È il filo della riflessione di Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, dopo la sua partecipazione all’incontro «Disagio giovanile, bullismo, violenza – Testimonianze a confronto».
L’iniziativa, promossa da Noi Moderati Lombardia, si è svolta sabato 3 ottobre 2026 alla Società Umanitaria di Milano, in via San Barnaba 48.
Un confronto tra testimonianze e competenze
Nava ha parlato di un incontro molto partecipato. Testimonianze e competenze diverse si sono messe a confronto su fenomeni che non si possono affrontare con risposte semplici.
Il programma prevedeva l’introduzione della senatrice Giusy Versace e le conclusioni della senatrice Mariastella Gelmini. Tra i relatori c’erano esperti di psichiatria, psicologia, diritto e criminologia, rappresentanti di associazioni e del mondo educativo.
Bullismo e violenza giovanile: perché non esiste una causa sola
Dietro un gesto violento, un episodio di bullismo o una situazione di disagio non c’è mai un’unica ragione. Il Segretario Generale ha ricordato che spesso si intrecciano:
- solitudini;
- fragilità nelle relazioni;
- difficoltà nel riconoscere e governare le emozioni;
- pressione dei social;
- paura del futuro.
C’è poi un interrogativo che riguarda direttamente gli adulti: quali riferimenti, quali relazioni e quali spazi di ascolto si stanno offrendo ai ragazzi?
Prevenire il disagio giovanile: comprendere non significa giustificare
Per la CISL Lombardia la strada passa da un principio chiaro: «Comprendere non significa giustificare. Significa creare le condizioni per prevenire».
Prevenire il disagio giovanile è una responsabilità condivisa che non si può delegare, ha ribadito Nava: coinvolge famiglie, scuola, istituzioni, associazionismo, comunità educanti e mondo del lavoro. Serve costruire luoghi in cui i giovani trovino ascolto, regole, fiducia e possibilità.
L’obiettivo comune è costruire luoghi in cui i giovani trovino ascolto, regole, fiducia e possibilità.
Educare significa dare strumenti
La riflessione si chiude con un’idea di educazione lontana dalle scorciatoie: «Educare non significa togliere ogni ostacolo dalla strada dei ragazzi. Significa aiutarli a costruire gli strumenti per affrontarla».
Un messaggio che mette al centro la prevenzione e il ruolo educativo dell’intera comunità, mondo del lavoro compreso.


