Sicurezza sul lavoro, Fabio Nava: «il rischio più difficile da riconoscere è quello a cui ci siamo abituati»
Alla Settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro, il Segretario Generale della CISL Lombardia ha richiamato l’importanza della prevenzione, della partecipazione dei lavoratori e del rafforzamento dei servizi pubblici. Attenzione anche alla salute mentale e ai rischi legati all’organizzazione del lavoro.
«Il pericolo più difficile da riconoscere non è sempre quello che non conosciamo. È anche quello al quale abbiamo smesso di prestare attenzione».
È da questa riflessione sul rischio dell’abitudine che Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, ha iniziato il suo intervento a Palazzo Lombardia, in occasione dell’apertura della Settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro 2026, dedicata al tema “Per un lavoro sano e sicuro”. Un richiamo alla necessità di non considerare inevitabili situazioni che possono essere prevenute: la fretta, la stanchezza, procedure inadeguate, segnalazioni che non trovano risposta.
«Il progresso non si misura soltanto da ciò che siamo capaci di costruire. Si misura anche da quanto sappiamo proteggere chi quelle opere le realizza», ha sottolineato Nava.
Sicurezza sul lavoro: la partecipazione deve incidere sulle decisioni
Per la CISL Lombardia, la prevenzione richiede un coinvolgimento effettivo delle persone che lavorano, a partire dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, RLS e RLST. Chi svolge quotidianamente un’attività conosce infatti anche la distanza che può esistere tra il lavoro descritto dalle procedure e quello che si realizza concretamente. È in questa distanza che possono emergere rischi difficili da individuare attraverso i soli documenti.
Da qui la necessità di garantire ai rappresentanti dei lavoratori formazione, informazioni, tempo e strumenti adeguati, ma soprattutto la possibilità di contribuire alle decisioni prima che vengano assunte. «Non basta dare alle persone la possibilità di parlare. Occorre dare valore a ciò che dicono, ascoltandole», ha affermato Nava, richiamando il principio della partecipazione valorizzato anche dalla legge 76 del 2025.
La sicurezza non può essere soltanto un insieme di adempimenti, deve diventare parte delle scelte organizzative e della qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro.
Prevenzione e servizi ATS: rafforzare un patrimonio già costruito
Nava ha riconosciuto i passi importanti compiuti negli anni nella tutela della salute e della sicurezza: una maggiore consapevolezza, competenze più diffuse, strumenti di prevenzione e attenzione da parte dei soggetti coinvolti. Un patrimonio da consolidare, assumendo una sfida ulteriore: riconoscere e affrontare i rischi prima che producano conseguenze.
«Quando la prevenzione funziona davvero, spesso non succede niente. Ma è proprio quel niente a valere moltissimo». Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un sistema pubblico forte, competente e adeguatamente dotato di personale.
Il Segretario ha richiamato in particolare la necessità di rafforzare i servizi di prevenzione delle ATS lombarde, affrontando le difficoltà negli organici e nel reclutamento delle professionalità necessarie. L’obiettivo è mettere questi servizi nelle condizioni di svolgere efficacemente sia la vigilanza sia la prevenzione primaria, attraverso competenze multidisciplinari capaci di rispondere a rischi sempre più complessi.
Su questo terreno, Nava ha indicato la possibilità di assumere ulteriori impegni concreti e verificabili tra Regione Lombardia, istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali.
Salute mentale, organizzazione del lavoro e intelligenza artificiale
La sicurezza deve comprendere anche i rischi meno visibili: pressioni continue, ritmi insostenibili, deterioramento delle relazioni e affaticamento psicologico.
«La persona non è una risorsa inesauribile», ha ricordato Nava. «Un’organizzazione intelligente non è quella che pretende di cancellare questi limiti. È quella che sa tenerne conto».
Per questo la salute mentale e i rischi psicosociali devono trovare pieno riconoscimento nelle politiche di prevenzione. Non è sufficiente chiedere ai lavoratori di gestire meglio la fatica: occorre interrogarsi anche su quanto quella fatica dipenda dalle modalità con cui il lavoro viene organizzato.
Una riflessione che assume ulteriore importanza con la diffusione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, strumenti che possono migliorare le condizioni di sicurezza, ma che non devono diventare il presupposto per pretendere prestazioni incompatibili con i limiti umani.
«Insieme» significa responsabilità concrete, non indistinte
Richiamando la parola scelta per l’iniziativa, “Insieme”, Nava ha sottolineato che la collaborazione non comporta una confusione delle responsabilità: ciascun soggetto deve assumere pienamente quelle che gli competono.
«Una società non dimostra la propria maturità soltanto da quanto riesce a produrre. La dimostra anche da ciò che non è disposta a sacrificare per produrre».
Da qui l’invito a rafforzare l’ascolto di chi lavora, intervenire sui rischi prima che diventino danni e riconoscere anche le fatiche che non si vedono.
La riflessione conclusiva è stata affidata a una domanda rivolta a tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione: «quando una persona ci segnala che qualcosa non va, siamo ancora capaci di fermarci e ascoltarla, anche se questo significa cambiare una decisione già presa?».
Per la CISL Lombardia, la sfida è continuare a costruire una cultura della sicurezza capace di non considerare mai normale ciò che mette a rischio la vita e la salute delle persone.





