Euronote ottobre 2026 | La qualità del lavoro è centrale per l’Ue
Lo sostiene la Commissione europea, che sta per varare una legislazione ad hoc
Per rispondere ai cambiamenti economici in corso, alla bassa crescita della produttività, all’invecchiamento demografico, alla carenza di manodopera e alle transizioni verde e digitale, l’Ue intende considerare la qualità del lavoro come una delle priorità. Questo perché «un’occupazione di qualità costituisce il pilastro di un’economia al servizio delle persone» sostiene la Commissione europea, secondo cui «i posti di lavoro di qualità favoriscono la salute e il benessere dei lavoratori e possono incentivarne la partecipazione al mercato del lavoro». Inoltre, «una forza lavoro qualificata, tutelata e motivata è più preparata a rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in rapida evoluzione, nonché alle transizioni verde e digitale» scrive la Commissione introducendo l’European Employment and Social Outlook, Rapporto che analizza la situazione europea in materia di occupazione e questioni sociali delineando le prospettive dell’Ue, in attesa della legge sulla qualità del lavoro (Quality Jobs Act) che sarà presentata entro la fine dell’anno. «Il mercato del lavoro europeo rimane solido e i salari sono tornati ai livelli pre-pandemia, tuttavia la crescita dell’occupazione sta rallentando, la riduzione della povertà non è ancora all’altezza delle nostre ambizioni e i prezzi elevati dell’energia gravano in particolare sulle famiglie a basso reddito» ha dichiarato la commissaria europea per i diritti sociali, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, Roxana Mînzatu, riaffermando l’impegno dell’Ue a «creare più posti di lavoro di qualità» come condizione necessaria.
Salari equi e sicurezza del lavoro
La qualità del lavoro nell’Ue è complessivamente migliorata rispetto a un decennio fa, sostiene la Commissione nella sua analisi, osservando però come permangano varie sfide da affrontare. Sebbene la qualità del lavoro sia un concetto multidimensionale, alcuni aspetti fondamentali come «guadagni adeguati e salari equi, sicurezza del posto di lavoro e della carriera, nonché l’orario di lavoro», rivestono un ruolo centrale e devono essere compresi in profondità. Ad esempio, dal Rapporto della Commissione emerge che «i miglioramenti in termini di guadagni adeguati e salari equi, così come di sicurezza del posto di lavoro e della carriera, sono particolarmente marcati nei lavori di qualità inferiore – ovvero quelli che partivano da una condizione di base più svantaggiata – e riguardano principalmente le professioni a forte intensità di lavoro manuale». La riduzione degli orari di lavoro è invece stata significativa nei settori e nelle professioni che richiedono competenze elevate. In generale, però, la qualità è peggiorata in alcuni lavori di fatto «essenziali per il funzionamento dell’economia e della società», ad esempio nei settori dell’edilizia e dell’educazione. Così come sono aumentati gli orari di lavoro atipici, soprattutto in professioni che presentavano già qualità inferiore. E sono prevalentemente le donne, i giovani, i lavoratori con un basso livello di istruzione, i migranti e i lavoratori autonomi a dover affrontare le difficoltà maggiori in termini di qualità del lavoro.
Le professioni Ict (Information and Communication Technology) presentano i risultati migliori in tutte le dimensioni della qualità del lavoro, mentre le professioni manuali più semplici nei servizi e nelle vendite, nei settori agricolo, forestale e della pesca, registrano risultati inferiori alla media. In generale, osserva la Commissione, nelle professioni a forte intensità di lavoro manuale dove la manodopera è carente (assistenza alla persona, lavorati agricoli ed edili), si registra un’alta percentuale di lavoratori impegnati in orari atipici e condizioni peggiori, sia in termini di adeguatezza retributiva che di sicurezza dell’impiego e delle prospettive di carriera. Tutti elementi che possono comportare «ripercussioni sulla salute, sull’equilibrio tra vita professionale e privata e sul benessere generale». Naturalmente i cambiamenti strutturali che interessano il mercato del lavoro incidono sulla qualità dell’occupazione: la digitalizzazione del lavoro, la decarbonizzazione dell’economia e l’invecchiamento demografico, che a loro volta si intrecciano con le significative disparità territoriali all’interno dell’Ue e con il contesto economico internazionale. Così, lo shock energetico rallenterà la crescita dell’occupazione, con una previsione di circa 440.000 posti di lavoro in meno creati nel corso del 2026 nell’Ue.
Ces: «Lavoro di qualità per un’economia competitiva»
Prendendo atto favorevolmente dell’affermazione contenuta all’interno del Rapporto della Commissione europea, secondo cui posti di lavoro di migliore qualità contribuiscono a costruire un’economia forte, produttiva e competitiva, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) sollecita la Commissione ad agire in modo coerente, garantendo che il prossimo Quality Jobs Act «includa una legislazione vincolante che abbia un impatto reale – e non linee guida che possono essere ignorate – e che venga pubblicato entro dicembre di quest’anno». Una legge europea che, secondo i sindacati europei, dovrebbe prevedere disposizioni in ambiti quali l’intelligenza artificiale e la gestione algoritmica applicate al lavoro; la salute e sicurezza sul lavoro, in particolare per prevenire i rischi psicosociali; la tutela dei diritti dei lavoratori nelle catene di subappalto e nell’intermediazione del lavoro; la giusta transizione verso un’economia verde e digitale; la contrattazione collettiva e il ruolo delle parti sociali; il diritto alla disconnessione e al telelavoro. Il Rapporto della Commissione, ha osservato la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, «smonta la narrativa della deregolamentazione e conferma quanto i sindacati affermano da tempo: i posti di lavoro di qualità sono cruciali per un’economia competitiva». Sottolineando come sia «ovvio che l’Europa non può competere con il resto del mondo basandosi sui bassi costi, e le prove dimostrano che i tentativi maldestri in tal senso hanno creato carenze di manodopera e di competenze, peggiorando ulteriormente la situazione», la rappresentante dei sindacati europei ritiene cha la Commissione debba «smettere di minacciare i diritti dei lavoratori esistenti e invece varare una legge sui posti di lavoro di qualità, che includa una legislazione vincolante in grado di fare la differenza per i lavoratori».
Secondo Lynch «il percorso dell’Europa verso la competitività passa attraverso posti di lavoro di alta qualità, ingenti investimenti e un’elevata produttività. Aumentare il numero di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva è il modo migliore per raggiungere questo obiettivo».
