#IlPattoCheUnisce, la CISL Lombardia a Genova. Fabio Nava: «vogliamo contare quando ci sono ancora scelte da fare»
Grande partecipazione alla manifestazione delle dieci regioni del Nord Italia a Genova, nell’ambito della mobilitazione della CISL nazionale “Il Patto che unisce”.
Il Segretario Generale della CISL Lombardia ha richiamato il valore del lavoro, il coraggio dell’autonomia sindacale e la responsabilità di costruire insieme nuove opportunità per le persone.
Ci sono due parole che raccontano una delle contraddizioni più profonde del nostro tempo: «non posso». Non potersi permettere una casa, anche lavorando. Non riuscire a conciliare il lavoro con la famiglia. Temere di non avere una seconda possibilità quando cambiano le professioni.
È partito da qui l’intervento di Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, alla mobilitazione della CISL nazionale “Il Patto che unisce”, che ha riunito al Palasport di Genova migliaia di lavoratrici, lavoratori, pensionati, delegati e dirigenti sindacali delle dieci regioni del Nord Italia, con una numerosa delegazione lombarda.
Un intervento che ha intrecciato esperienza personale, prospettiva industriale e identità sindacale, richiamando la necessità di restituire al lavoro la capacità di costruire futuro. «Sono figlio di un operaio e di una casalinga. A casa nostra il lavoro non rendeva ricchi, ma apriva una porta: una casa, una famiglia, un futuro per i figli. Non era un passato perfetto, era una promessa credibile».
Una promessa che oggi, per troppe persone, rischia di indebolirsi. «Non basta chiedere alle persone di avere fiducia, dobbiamo dare loro ragioni per tornare ad averne».
Un Patto sociale per contare nelle decisioni
Al centro della mobilitazione nazionale, promossa dalla Segretaria Generale Daniela Fumarola, il Libro Verde della CISL, con undici priorità e oltre 120 proposte per il lavoro, i salari, le pensioni, il welfare e lo sviluppo del Paese. Una piattaforma che non vuole fermarsi alla denuncia dei problemi, ma tradursi in scelte condivise e risultati verificabili.
«La differenza la faranno le decisioni che sapremo cambiare», ha sottolineato Nava, richiamando il valore della corresponsabilità: chi dispone di maggiore potere decisionale deve assumersi maggiore responsabilità delle conseguenze, mentre il sindacato deve essere pronto a proporre, contrattare e rendere conto del proprio operato.
Una responsabilità che riguarda anche il confronto sulla Legge di bilancio, nella quale la CISL riconosce le misure positive sul fisco e sulla contrattazione, chiedendo al tempo stesso correzioni sulla rivalutazione delle pensioni e il ritiro dei tagli al personale della scuola.
La sfida industriale della Lombardia: partecipare prima che arrivino le crisi
Dal palco di Genova, Nava ha portato anche una proposta concreta per il futuro produttivo del Paese: le cinque Regioni del Nord impegnate nel coordinamento delle strategie industriali possono contribuire a rafforzare manifattura, energia, credito e competenze. Ma questa collaborazione, per essere realmente efficace e socialmente sostenibile, deve coinvolgere le rappresentanze del lavoro fin dall’inizio. «Non vogliamo essere chiamati a contare i posti perduti, vogliamo contare quando ci sono ancora scelte da fare».
È qui che la partecipazione dei lavoratori diventa una leva per governare le trasformazioni industriali e tecnologiche, anziché subirne le conseguenze. «Il lavoro non può essere l’ultimo a sapere e il primo a pagare».
Una prospettiva che guarda oltre i confini regionali: Genova e Gioia Tauro, due porte sul Mediterraneo, un Paese solo. Perché la forza produttiva del Nord deve contribuire allo sviluppo e alla coesione dell’intera Italia.
Il coraggio della CISL: autonomia, rispetto e responsabilità
Genova è anche la città natale di Giulio Pastore, fondatore della CISL. Un richiamo storico che Nava ha voluto legare al significato attuale dell’autonomia sindacale. «Questa storia non ci dà il diritto di sentirci migliori degli altri. Ci dà il dovere di essere all’altezza».
Da qui la rivendicazione del rispetto per le diverse scelte sindacali, compresa quella della CISL di privilegiare il confronto per conquistare risultati concreti. «La CISL non ha mai chiesto il permesso di pensare con la propria testa. E non comincerà oggi». Un’autonomia che non significa isolamento, ma libertà di giudizio e responsabilità verso le persone rappresentate.
«Nessuno resti solo davanti a una porta chiusa»
È nella conclusione che l’intervento ha riportato il significato della mobilitazione alla quotidianità del lavoro sindacale. La forza della CISL, ha ricordato Nava, non si misurerà soltanto nella partecipazione alla giornata di Genova, ma soprattutto da ciò che accadrà nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali a partire da lunedì mattina.
Da qui l’invito a ciascuna delegata, a ciascun delegato e a ogni operatore a partire da una persona concreta, da un problema da affrontare, da una possibilità da ricostruire. «Ma facciamo che, con noi, nessuno resti solo davanti a una porta chiusa».
Un impegno che restituisce alla parola appartenenza il suo significato più profondo: esserci per le persone, anche quando le soluzioni sono difficili, senza rinunciare a cercarle. Non fermarsi alla soddisfazione di poter dire «io c’ero», ma tornare nei territori con la responsabilità di poter dire «io ci sono». Perché qualcuno, grazie a ciò che sarà stato possibile cambiare insieme, possa finalmente dire: «adesso posso».
È da questa responsabilità concreta che il Patto sociale può cominciare a vivere.
La mobilitazione nazionale della CISL proseguirà il 28 novembre a Gioia Tauro e culminerà il 12 dicembre a Roma, con l’obiettivo di trasformare le proposte del Libro Verde in una prospettiva condivisa di sviluppo, partecipazione e coesione per tutto il Paese.


































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