Consiglio Generale FAI CISL Lombardia | Responsabilità, fiducia e partecipazione: il sindacato davanti a un cambio d’epoca

«Quando l’ordine globale finisce, la responsabilità comincia» – Fabio Nava è partito da qui per leggere il tempo che stiamo vivendo, intervenendo al Consiglio Generale della FAI CISL Lombardia, riunitosi il 25 febbraio 2026 ad Adro, in provincia di Brescia.
Il punto è chiaro: il mondo che abbiamo conosciuto, fatto di equilibri consolidati e regole condivise, non c’è più, «il miraggio di una globalizzazione capace di garantire crescita diffusa e pace si è rivelato per quello che era, un’illusione. Le disuguaglianze sono aumentate, i conflitti non sono scomparsi, anzi siamo tornati a parlare di confini, di superpotenze, di invasioni».

Un mondo che cambia e chiede scelte

Non è solo il ritorno dei conflitti a colpire, ma la rapidità con cui sono venute meno certezze che sembravano acquisite. Nava ha insistito su questo passaggio: non siamo di fronte a una fase transitoria, ma a un cambio strutturale. «Pensavamo che il concetto di superpotenza fosse superato, invece vediamo che è ancora pienamente attuale. Stati Uniti, Russia, Cina: dinamiche globali che incidono direttamente sulle nostre economie e sulle vite delle persone». In questo scenario, il sindacato non può limitarsi a difendere l’esistente, «non possiamo pensare che le cose tornino da sole come prima. Questo è tempo di scelte. E scegliere significa assumersi responsabilità, anche quando il messaggio non è quello che le persone vorrebbero sentirsi dire».

Responsabilità e discernimento: stare nella realtà

Per Nava ci sono due parole che devono guidare l’azione sindacale: responsabilità e discernimento.
Discernere significa non cedere agli slogan, ma leggere la realtà per quella che è. «Bisogna partire dai dati, non è sempre facile, nemmeno per il sindacato, ma è indispensabile». È una postura che richiama un sindacato capace di tenere insieme autonomia, serietà e visione.

Una società che fatica a vedere il futuro

Dentro questo scenario si inserisce una trasformazione più profonda, che riguarda la società nel suo insieme. La crisi demografica, richiamata anche dalle analisi del Censis, non è solo un dato numerico: è il segno di una difficoltà più ampia a immaginare il futuro. E cambia anche il rapporto con il lavoro. «Le generazioni precedenti avevano una forte spinta all’affermazione. Oggi molti giovani vivono una condizione diversa: può essere che ereditino più facilmente dei patrimoni per effetto dell’essere magari figli unici, ma faticano a intravedere un futuro chiaro nel lavoro, che li porta sempre più spesso a guardare lontano dalle loro terre di origine».

La fiducia come infrastruttura

È qui che entra in gioco una parola decisiva: fiducia, non come elemento astratto, ma come condizione concreta di funzionamento della società, «la fiducia non è solo un sentimento. È un’infrastruttura». A confermarlo sono anche i dati: a livello globale circa il 71% delle persone guarda al 2026 con fiducia, mentre in Italia la quota si ferma al 57%. Un divario che per Nava non è solo statistico, ma profondamente sociale. E allora il compito diventa chiaro: «se la società rischia di diventare sonnambula, il compito del sindacato è uno solo: svegliare».

Ricostruire legami, ridurre la distanza

Ricostruire fiducia significa, prima di tutto, ricostruire legami. «È più difficile che limitarsi a denunciare ciò che non funziona, ma è molto più necessario». Il punto, però, è ancora più netto: «il conflitto è parte della democrazia, il rischio vero è la distanza, perché il conflitto si governa, la distanza divide». E in quella distanza cresce il disagio sociale, non a caso, una parte significativa degli italiani si aspetta un aumento delle tensioni e delle proteste: un segnale che richiama il bisogno di ricucire, non di dividere.

Salari e lavoro: niente scorciatoie

Sul fronte economico, Nava affronta senza ambiguità la questione salariale. «Esiste ed è evidente. Ma i salari non crescono per decreto». La strada è più impegnativa, ma anche più solida: «crescono quando contrattazione, produttività e responsabilità vanno nella stessa direzione». Da qui anche un richiamo preciso ai rinnovi contrattuali: «non possiamo accettare un Paese bloccato da ritardi sistematici».

Partecipazione: il passaggio decisivo

Dentro un mondo che cambia, la partecipazione diventa una leva strategica, non come principio astratto, ma come pratica concreta, «è un modo di stare nei luoghi di lavoro e di costruire relazioni». La legge sulla partecipazione è un passaggio importante, ma la vera sfida è portarla dentro la contrattazione e la vita delle imprese. «Il sindacato non può essere solo un muro che resiste. Deve essere un motore che orienta».

Governo delle transizioni: la sfida dell’IA

Tra le trasformazioni in corso, quella dell’intelligenza artificiale è tra le più rilevanti. La percezione è chiara: molti temono effetti negativi sul lavoro, mentre una quota più limitata ne intravede le opportunità. Per Nava il punto non è la tecnologia in sé, ma la capacità di governarla, perchè «le transizioni non vanno subite, vanno governate». E anche qui la partecipazione può diventare uno strumento decisivo.

Autonomia e coesione: una linea di responsabilità

Infine, il tema dell’autonomia differenziata. La posizione è netta e senza preclusioni ideologiche: «ha senso solo se migliora la vita delle persone: sanità, formazione, servizi». La condizione è una: «prima vengono i diritti uguali per tutti. Altrimenti non è autonomia: è frammentazione».

Il passaggio finale è una sintesi del ruolo del sindacato in questa fase: «siamo dentro un cambio d’epoca». E nei momenti di cambiamento, per Nava servono due cose: visione e responsabilità. «Il nostro compito è stare dentro la realtà, tenere insieme economia e società e trasformare la complessità in direzione». Con una bussola chiara, «le persone».