Il 22 settembre 2026 si è svolta, presso la Libera Masseria di Cisliano (MI), la sessione conclusiva del Terzo Coordinamento sulla Legalità di CISL Lombardia. Una giornata di studio e confronto che ha scelto come cornice, non a caso, un bene confiscato alla criminalità organizzata e oggi restituito alla comunità: un luogo simbolo che ha dato ancora più peso alle riflessioni emerse.
Dalla Libera Masseria al bene restituito: la storia di un luogo simbolo
La Libera Masseria, un complesso di circa 10.000 metri quadrati situato in via Cusago 2 a Cisliano, è stata sequestrata nel 2010 al clan Valle, legato alla ‘ndrangheta, nell’ambito dell’operazione “Crimine Infinito”. Dal giugno 2015 la struttura è stata affidata al Comune di Cisliano che, insieme all’Associazione Una Casa Anche Per Te Onlus e a Caritas Ambrosiana, l’ha trasformata in un luogo di accoglienza, formazione e socialità, coinvolgendo negli anni oltre 13mila ragazzi.
Un progetto di riqualificazione firmato dallo studio Stefano Boeri Interiors, sostenuto dalla Regione Lombardia, prevede oggi il rilancio dell’area con spazi dedicati alla formazione sui temi dell’antimafia sociale, un orto urbano, una piazza verde e aree per l’accoglienza di famiglie in temporanea difficoltà: un modello di conversione dei beni confiscati in beni comuni.
Come si è svolta la giornata
La sessione si è aperta con l’intervento del professor Andrea Carnì che ha guidato i partecipanti attraverso gli strumenti di lettura dei fenomeni criminali, offrendo le chiavi di analisi necessarie per comprendere le dinamiche con cui la criminalità organizzata si inserisce nel tessuto economico e sociale.
La parola è poi passata a U.C.A.P.Te. (Una Casa Anche Per Te Onlus), che ha portato la propria testimonianza diretta sulla storia della Libera Masseria: un percorso che ha trasformato questo bene confiscato in un presidio di giustizia sociale, raccontato da chi lo vive e lo anima ogni giorno.
Dopo la pausa pranzo, curata dalla cooperativa Madre Terra, i lavori sono ripresi con l’intervento di Dino Perboni, Segretario Regionale CISL Lombardia, che ha presentato il documento “Griglia protocolli per la legalità”: lo strumento operativo su cui il Coordinamento ha lavorato in questi mesi e che rappresenta il punto di partenza per l’azione futura sui territori.
A chiudere la giornata, le conclusioni del Segretario Generale CISL Lombardia Fabio Nava.
Le conclusioni del Segretario Generale Fabio Nava
Nel suo intervento conclusivo, Fabio Nava ha subito rivolto una domanda diretta ai presenti:
«Se domani tornassimo nei nostri territori sapendo molte più cose sulle mafie, ma facendo esattamente le stesse cose di prima, questo percorso sarebbe servito davvero? Io penso di no.»
Da qui il Segretario Generale ha ricostruito il motivo per cui un sindacato dovrebbe occuparsi di legalità:
«Ci occupiamo di legalità perché ci occupiamo di lavoro. Perché non esiste lavoro veramente libero e dignitoso dove viene meno la legalità. […] Il lavoro nero. Il caporalato. Un appalto opaco. L’evasione contributiva. La sicurezza sacrificata per abbassare un costo. […] Queste cose non stanno ai margini del nostro mestiere. Sono dentro il nostro ordinario quotidiano. […] Per questo la legalità non è un tema in più nell’agenda della CISL. È una condizione della nostra azione.»
Nava ha poi collegato legalità e libertà delle persone, riprendendo un passaggio del Congresso regionale CISL:
«La legalità è il primo diritto dei più deboli. […] Chi possiede risorse, informazioni, relazioni, possibilità di scelta possiede normalmente anche più strumenti per difendersi, mentre chi ne possiede meno dipende molto di più dal fatto che le regole funzionino davvero.»
Un passaggio centrale ha riguardato la realtà lombarda:
«Dobbiamo abbandonare una rappresentazione troppo rassicurante: una Lombardia sana nella quale la criminalità organizzata semplicemente arriva da fuori. […] Non basta chiederci: “Dove sono le mafie?” Dobbiamo imparare a domandarci: “Dove trovano conveniente stare?”. Dove trovano opacità. Dove trovano imprese fragili e bisogno di liquidità. Dove trovano lavoro vulnerabile. […] Dove trovano silenzio.»
Sul ruolo della CISL, Nava ha indicato tre impegni concreti per il futuro del Coordinamento: formare a vedere (un modulo stabile di formazione su appalti, filiere e indicatori di anomalia), organizzare il collegamento tra territori, categorie e servizi, e sapere come agire, trasformando la griglia dei protocolli in una mappa regionale operativa. Impegni che, ha sottolineato, dovranno essere verificabili nel tempo:
«Tra un anno questo Coordinamento deve essere capace di tornare davanti all’organizzazione e dirci che cosa è cambiato. […] Che cosa sappiamo fare oggi che un anno fa non sapevamo fare?»
Il Segretario Generale ha chiuso il suo intervento richiamando il senso stesso del luogo che ha ospitato il Coordinamento:
«Anche il sindacato, quando fa bene il proprio lavoro, compie spesso un lavoro di restituzione. Restituisce voce a chi pensa di non averne. Sicurezza a chi aveva paura. Dignità a un lavoro che qualcuno voleva ridurre soltanto a costo. […] Tu non sei solo. C’è un’organizzazione accanto a te. C’è una comunità.»
Un percorso che continua
Il Terzo Coordinamento sulla Legalità si chiude quindi non con un punto d’arrivo, ma con un impegno operativo per i territori, le categorie e i servizi di CISL Lombardia: rendere la legalità parte strutturale dell’azione sindacale quotidiana, a partire dal lavoro, dai contratti e dalla tutela delle persone più esposte al ricatto.







