Iniziativa della Commissione nell’ambito della strategia europea anti-povertà
Oltre la metà dei cittadini europei ha come principale preoccupazione il costo della vita, fortemente influenzato dal problema abitativo. I prezzi delle abitazioni sono aumentati del 60% in poco più di dieci anni, nella maggior parte delle capitali europee i costi degli alloggi superano le entrate dei lavoratori a basso reddito, così circa un terzo delle famiglie a basso reddito è gravato dai costi abitativi, la mancanza di alloggi accessibili è un problema per il 40% degli europei e oltre un milione di persone nell’Ue sono senza una fissa dimora. Il diritto alla casa, quindi, di fatto non è garantito a tutti i cittadini, nonostante l’Ue sia piuttosto precisa in merito: «L’alloggio è un determinante sociale fondamentale per la salute e l’inclusione sociale, e la mancanza di un alloggio o la presenza di alloggi di scarsa qualità possono essere dannose per la salute, il benessere, l’occupazione e le opportunità formative di individui e comunità».
Nel tentativo di sopperire a questa carenza, la Commissione europea ha presentato un ampio piano sociale che comprende la prima strategia dell’Ue contro la povertà, due comunicazioni sulla povertà infantile e sulla disabilità, e appunto una proposta di raccomandazione del Consiglio riguardante la lotta all’esclusione abitativa. Una proposta che, analizzando la difficile situazione attuale del diritto alla casa, propone alcune soluzioni a lungo termine e in ottica di prevenzione, nel tentativo di contrastare l’esclusione e la deprivazione abitativa, anche promuovendo alloggi sociali e prezzi più accessibili. Secondo l’Ue «è necessario un cambiamento strategico per affrontare l’esclusione abitativa, passando dalla gestione delle emergenze a politiche incentrate sulla persona, orientate all’alloggio e integrate».
Spese insostenibili per l’alloggio
La Commissione europea ricorda come l’esclusione abitativa e la condizione di senzatetto siano determinate da una complessa interazione di fattori strutturali, istituzionali e personali, che comprendono la povertà, la disoccupazione, la mancanza di alloggi sociali e a prezzi accessibili, la discriminazione, la cattiva salute mentale e fisica, l’abuso di sostanze e la violenza domestica. Quasi il 6% delle persone con più di 16 anni che ha cercato un alloggio negli ultimi 5 anni nell’Ue dichiara di essersi sentita discriminata, percentuale che raddoppia per le persone a rischio di povertà o esclusione sociale (10%). Circa il 17% della popolazione dell’Ue vive in abitazioni sovraffollate. Se tra il 2013 e il 2024 i prezzi delle abitazioni sono aumentati mediamente di oltre il 60% in tutta l’Ue, crescendo più del reddito delle famiglie, in alcuni Stati membri sono stati registrati aumenti fino e oltre il 220%. Gli affitti sono aumentati mediamente del 20% circa, mentre i nuovi contratti di locazione sono significativamente più costosi di quelli più vecchi, soprattutto nelle aree urbane e turistiche. I costi degli alloggi, compresi acqua, elettricità, gas e altri combustibili, sono aumentati in 17 Stati membri rispetto al 2024, con aumenti fino a oltre l’80% rispetto alla media europea in alcuni Paesi.
Uno studio svolto dall’Istituto sindacale europeo ha rilevato che nella maggior parte delle capitali europee l’affitto costa più del salario minimo: per un appartamento medio l’affitto mensile costa mediamente 218 euro in più rispetto al salario minimo legale, differenza che sale a 400 euro ad Atene, Bratislava, Budapest e La Valletta e addirittura a 700 euro a Praga, Lisbona e Dublino. Secondo lo studio, i lavoratori a basso reddito spendono più della metà del loro stipendio per l’affitto in cinque Paesi e un terzo o più in altri dodici Stati membri dell’Ue. «Gli alti costi degli alloggi e i bassi salari stanno spingendo le persone nella povertà e l’economia verso la recessione» sostiene la segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Esther Lynch, osservando che «la discrepanza tra affitto e salari è completamente insostenibile». Se al costo degli affitti si aggiungono quelli di energia e generi alimentari, i lavoratori si ritrovano senza più reddito disponibile, cosa che «non è solo un male per i singoli individui, ma anche per l’economia europea». Secondo i sindacati europei, dunque, l’Ue non deve più permettere una simile speculazione finanziaria sulle abitazioni: «Dobbiamo urgentemente dare all’economia europea la spinta di cui ha tanto bisogno, congelando gli affitti, aumentando i salari e incrementando gli investimenti nell’edilizia sociale».
Prevenzione, informazioni e alloggi sociali
L’Ue raccomanda quindi agli Stati membri di «adottare o rivedere i quadri strategici per la lotta all’esclusione abitativa e alla mancanza di una dimora fissa, sulla base di politiche integrate, incentrate sulla persona e orientate all’alloggio». Per prima cosa è richiesto un rafforzamento della raccolta dati, così da identificare le persone che si trovano in o a rischio di esclusione abitativa, azione essenziale per garantire interventi tempestivi. In ottica preventiva l’Ue raccomanda agli Stati membri di adottare misure adeguate per sostenere coloro che rischiano l’esclusione abitativa, garantendo un accesso «tempestivo ed efficace» alle informazioni su alloggi, misure sociali e di sostegno al reddito, nonché rafforzare la prevenzione e la protezione contro gli sfratti forzati e arbitrari, in particolare per le famiglie con figli e monogenitoriali. Per il sostegno alle persone senza dimora è richiesto un approccio a «sportello unico», che garantisca invii tempestivi e semplificati ai servizi di sicurezza sociale, assistenza sociale e servizi socio-sanitari a bassa soglia, così come si ritiene necessario ampliare l’accesso a soluzioni abitative stabili «attraverso la cooperazione con i fornitori di alloggi, le agenzie di affitto sociale e i meccanismi di assegnazione». Al fine di garantire l’accesso a soluzioni abitative adeguate e sicure, poi, l’Ue raccomanda agli Stati membri di incrementare l’offerta di alloggi sociali e a prezzi accessibili, anche incentivando gli investimenti pubblici e privati in nuove costruzioni, ristrutturazioni o riconversioni di edifici esistenti per ampliare il patrimonio di abitazioni sociali e accessibili. È richiesto inoltre di favorire e sostenere modelli abitativi «orientati all’accessibilità economica», tra cui alloggi sociali e pubblici, cooperative abitative, associazioni abitative e agenzie di locazione sociale. Vanno infine istituiti meccanismi di monitoraggio e valutazione mirati, per valutare l’efficacia della lotta all’esclusione abitativa, anche presentando ogni cinque anni una relazione sui risultati delle attività nazionali.
