Euronote – Salute e sicurezza al lavoro diritto fondamentale

Euronote – Salute e sicurezza al lavoro diritto fondamentale

Stabilito dagli oltre 4000 delegati della Conferenza internazionale del lavoro

Milano, 15.6.2022

È stata definita «storica» la decisione di inserire tra i Principi e i diritti fondamentali sul lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) anche «un ambiente di lavoro sicuro e salubre», come stabilito dalla 110a Conferenza internazionale del lavoro cui hanno preso parte oltre 4.000 delegati, in rappresentanza di governi, organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro di 177 Paesi.

I Principi e i diritti fondamentali sul lavoro erano stati adottati nel 1998 come parte dell’omonima Dichiarazione dell’Ilo, in base alla quale gli Stati membri dell’organizzazione, indipendentemente dal loro livello di sviluppo economico, si impegnavano a rispettare e promuovere questi principi e diritti, che avessero ratificato o meno le Convenzioni pertinenti a cui i principi fondamentali sono associati. La Dichiarazione del 1998 raccoglieva le sfide della mondializzazione, che secondo l’Ilo pur rappresentando un fattore di crescita economica non garantisce di per sé tale progresso, ma deve invece essere accompagnata da alcune regole sociali elementari, basate su valori comuni, «affinché a tutte le parti interessate sia consentito di rivendicare un’equa ridistribuzione della ricchezza che esse hanno contribuito a produrre».

Finora erano state individuate quattro categorie di Principi e diritti fondamentali sul lavoro: la libertà di associazione e l’effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva; l’eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio; l’effettiva abolizione del lavoro minorile; l’eliminazione delle discriminazioni in materia di impiego e occupazione.

Con la decisione presa il 10 giugno scorso dalla Conferenza internazionale del lavoro è stata quindi introdotta una quinta categoria, che è appunto quella della sicurezza e salute sul lavoro.

«Sebbene il quadro sia cupo e le prospettive incerte, non dobbiamo perdere di vista la nostra visione per un futuro lavorativo migliore. Le speranze e i sogni di milioni di persone dipendono da noi. Non possiamo deluderli. Insieme, dobbiamo mantenere la nostra promessa di un futuro migliore, più equo, più inclusivo per tutti» ha dichiarato Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo che dopo 10 anni lascerà la sua carica il prossimo settembre a favore di Gilbert Houngbo.

Nessuno deve morire per guadagnarsi da vivere

Sono oltre 3 milioni i lavoratori che ogni anno perdono la vita a causa del loro lavoro e altre decine di milioni subiscono infortuni e malattie. La decisione della Conferenza internazionale del lavoro, frutto di una campagna triennale sostenuta da sindacati, professionisti, lavoratori e famiglie delle vittime, dovrebbe contribuire a invertire quella tendenza. La stessa Conferenza aveva già adottato la Convenzione 155/1981 dell’Ilo sulla salute e sicurezza sul lavoro e la Convenzione 187/2006 sulla promozione della salute e della sicurezza come «convenzioni fondamentali» che tutti i Paesi membri dell’Ilo sono obbligati a rispettare. Tali convenzioni sono spesso incluse anche negli accordi commerciali, nelle regole di finanziamento internazionale e negli standard globali delle catene di approvvigionamento.

Secondo la segretaria generale della Confederazione sindacale internazionale (Csi-Ituc), Sharan Burrow: «La pandemia di Covid-19 ha mostrato senza dubbio che era necessaria un’azione per proteggere i lavoratori, i quali troppo spesso sono costretti a scegliere tra la propria salute e il proprio sostentamento. Nessuno dovrebbe morire solo per guadagnarsi da vivere». La Csi informa che le organizzazioni sindacati metteranno ora in atto una campagna per aumentare il numero di Paesi che ratificano e attuano tutte le convenzioni dell’Ilo in materia di salute e sicurezza, al fine di garantire ai lavoratori il diritto alla consultazione sulla valutazione dei rischi, l’eradicazione delle sostanze chimiche tossiche e l’organizzazione del lavoro compresi i lunghi orari, nonché i dispositivi di protezione e la formazione gratuiti e il diritto di rifiutare lavori pericolosi. I sindacati inoltre, informa la Csi, faranno anche una campagna per estendere l’accesso ai servizi di salute sul lavoro oltre il 20% dei lavoratori in tutto il mondo che attualmente ne possono usufruire, così come l’indennità universale di malattia sin dal primo giorno, più poteri per i rappresentanti sindacali per la sicurezza sul lavoro e più comitati congiunti per la sicurezza.

La Ces chiede coerenza ai governi europei

I governi europei, insieme a quelli africani, hanno svolto un ruolo chiave nell’assicurare lo storico voto delle Nazioni Unite sulla sicurezza dei lavoratori, ma una dozzina di Paesi europei non hanno ancora ratificato la Convenzione Ilo 155 sulla salute e sicurezza sul lavoro, a quasi 40 anni dalla sua entrata in vigore. E tra questi, osserva la Confederazione europea dei sindacati (Ces), vi sono alcuni dei Paesi con i tassi di infortuni sul lavoro più alti al mondo. I dati dell’Ilo, infatti, collocano Francia, Austria, Svizzera e Germania tra i 20 Paesi con il maggior numero di infortuni, mentre Malta, Romania, Regno Unito ed Estonia sono tra i Paesi che hanno effettuato i tagli maggiori al numero di ispezioni del lavoro nell’ultimo decennio.

Dopo il voto della Conferenza internazionale del lavoro, quindi, la Ces chiede a quei 12 governi di ratificare la Convenzione Ilo 155 e di mettere in pratica i suoi principi. Una richiesta che giunge dopo il lancio del manifesto Morte Zero, firmato anche da ministri ed eurodeputati, con cui la Ces chiede una legislazione aggiuntiva e un aumento della formazione, delle ispezioni e delle sanzioni sulla salute e sicurezza sul lavoro per porre fine alle vittime entro il 2030. «Nessuno dovrebbe andare al lavoro preoccupato di poter tornare a casa dalla propria famiglia la sera, ma purtroppo questa è la triste realtà per milioni di persone in tutto il mondo» sostiene il vicesegretrio generale della Ces, Claes-Mikael Stahl, secondo il quale il voto della Conferenza «rappresenta un vero progresso verso la fine dello scandalo degli infortuni sul lavoro, dimostrando che i governi hanno finalmente capito che la salute e la sicurezza non sono un optional ma un diritto». Ringraziando i governi europei per aver sostenuto questo importante cambiamento per i lavoratori di tutto il mondo, la Ces osserva come questa fosse «la parte facile» ma che ora serve coerenza con la ratifica della Convenzione 155 in tutti i Paesi europei.