Intelligenza artificiale: la vera domanda non è se sostituirà il lavoro, ma che società vogliamo costruire
L’intelligenza artificiale è spesso raccontata come una questione tecnologica. Si discute di algoritmi, automazione, produttività, innovazione. Eppure, ascoltando le riflessioni emerse durante l’incontro promosso dalla CISL Milano Metropoli dedicato all’Enciclica di Papa Leone sull’intelligenza artificiale, appare sempre più evidente che la sfida che abbiamo davanti riguarda prima di tutto la persona e la qualità della nostra convivenza.
La domanda che attraversa il dibattito pubblico è quasi sempre la stessa: l’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro umano? È una domanda importante, ma forse non è la più decisiva. La vera questione è comprendere se saremo capaci di governare questa trasformazione senza impoverire ciò che tiene insieme una comunità: le relazioni, la partecipazione, la responsabilità, la solidarietà, il senso stesso del lavoro. In questo senso, il contributo offerto da Papa Leone appare particolarmente prezioso. L’Enciclica non si concentra anzitutto sulla tecnologia, ma sulla dignità umana, ricorda che gli strumenti non sono mai neutrali rispetto alla società che contribuiscono a costruire e che il progresso non può essere valutato esclusivamente sulla base dell’efficienza o della velocità.
Il rischio non è soltanto che alcune mansioni vengano sostituite, il rischio è che si affermi una cultura nella quale il criterio tecnico finisce per prevalere sul criterio umano. Una società può diventare più efficiente senza diventare più giusta, per questo la riflessione emersa durante l’incontro ha richiamato con forza il tema della partecipazione. L’intelligenza artificiale si alimenta di dati, ma dietro i dati ci sono vite reali: famiglie, lavoratori, anziani, giovani, fragilità sociali, bisogni abitativi, percorsi di cura, difficoltà economiche. La domanda diventa allora inevitabile: chi governa queste informazioni? Chi decide come vengono utilizzate? E soprattutto come viene redistribuito il valore che esse generano? Si tratta di interrogativi che richiamano direttamente alcuni principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa: la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà e la solidarietà. Anche i dati, oggi, possono essere considerati una risorsa strategica per la costruzione del bene comune. Per questo non possono essere lasciati esclusivamente nelle mani di pochi soggetti pubblici o privati, hanno bisogno di forme di governo partecipate, trasparenti e orientate all’interesse generale.
In questa prospettiva risultano particolarmente interessanti le riflessioni sul cosiddetto “webfare”, ovvero la possibilità di utilizzare il valore generato dai dati per rafforzare strumenti di welfare, inclusione sociale e sostegno alle persone più fragili. È una sfida che riguarda direttamente anche il sindacato. Per la CISL il tema non è opporsi all’innovazione, al contrario, l’innovazione è una risorsa straordinaria se orientata alla promozione della persona e alla crescita della comunità, il punto è governare il cambiamento.
La stessa esperienza della sanità mostra come l’intelligenza artificiale possa diventare un alleato prezioso, può supportare diagnosi più rapide, migliorare la prevenzione, aiutare la personalizzazione delle cure. Ma proprio per questo il lavoro umano non perde valore, tutt’altro. Il medico non viene chiamato a essere meno medico, è chiamato a esserlo di più: a interpretare, a comprendere, a tenere insieme i dati e la storia della persona: a esercitare quel giudizio che nessun algoritmo può sostituire completamente. La sfida è valorizzare ciò che nel lavoro esprime creatività, responsabilità, relazione, capacità di cura e visione d’insieme, in altre parole, tutto ciò che rende il lavoro profondamente umano. Per questo la vera risposta alle trasformazioni in corso non può essere la paura. Serve invece una nuova alleanza tra innovazione, partecipazione e giustizia sociale, serve investire nella formazione, nella cultura digitale, nello sviluppo del pensiero critico e nella capacità delle persone di comprendere gli strumenti che utilizzano.
La Lombardia, con il suo patrimonio di università, ricerca, imprese, terzo settore, corpi intermedi e competenze sociali, può diventare un laboratorio importante di questa nuova stagione. Una stagione nella quale l’intelligenza artificiale non è soltanto una leva di efficienza, ma anche un’opportunità per rafforzare coesione sociale, partecipazione e dignità del lavoro, perché il futuro non dipenderà soltanto dalla qualità degli algoritmi che sapremo sviluppare, dipenderà soprattutto dalla qualità della comunità che sapremo costruire attorno ad essi.



