Energia e sviluppo, CISL Bergamo: “La vera sfida è evitare che il futuro diventi un privilegio”

Per molto tempo abbiamo dato l’energia per scontata. C’era, accendeva le fabbriche, scaldava le case, garantiva servizi, produzione, quotidianità. Era così presente da diventare quasi invisibile. Oggi invece l’energia è tornata a dirci qualcosa di molto più profondo: senza sicurezza energetica non esiste sviluppo e senza giustizia sociale non esiste una transizione davvero sostenibile.

Da qui è partita la riflessione sviluppata nel convegno “Energia = Sviluppo”, promosso dalla CISL Bergamo, che si è tenuto venerdì 22 maggio 2026 ed ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, delle categorie sindacali e del sistema energetico per discutere una delle questioni più decisive dei prossimi anni: come costruire un modello energetico capace di tenere insieme competitività, lavoro, sostenibilità e coesione sociale.

Ad aprire i lavori è stato Francesco CornaSegretario Generale della CISL Bergamo. Successivamente, sono intervenuti Antonello Pezzinicomponente del Comitato Nazionale ETS, Antonello Bruschidirigente Isprea, Giorgio Gori – europarlamentare e Vicepresidente della Commissione ITRE, Paolo Franco – Assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Lorenzo PinettiPresidente di Confartigianato Imprese Bergamo, Marco Geneletti – Energy Senior Director di Tenaris, insieme ai rappresentanti delle categorie e del sistema associativo territoriale. Le conclusioni sono state affidate a Fabio NavaSegretario Generale della CISL Lombardia.

Nel suo intervento, Nava ha riportato il tema energetico dentro la vita concreta delle persone, andando oltre una lettura puramente tecnica: “la domanda vera non è soltanto quanta energia produrremo. La domanda vera è che cosa diventerà una società quando l’energia smetterà di essere un servizio accessibile e rischierà di diventare un privilegio”.

Per il Segretario il tema energetico non riguarda soltanto il futuro dell’industria, ma anche la tenuta democratica e sociale del Paese: “quando una famiglia rinuncia a una spesa necessaria per pagare luce e gas, non siamo davanti solo a una difficoltà economica, siamo davanti a una crepa pubblica. E quando un’impresa rinvia un investimento perché il costo dell’energia la rende meno competitiva, a perdere non è soltanto quell’impresa, perde il territorio, perde il lavoro, perde fiducia”. Da qui la necessità di superare una contrapposizione sterile tra sostenibilità ambientale e sviluppo industriale: “la sostenibilità non è il contrario della competitività, è la sua forma più lungimirante. La vera impresa del futuro sarà quella capace di produrre valore senza consumare persone, territori e fiducia”.

Nel corso delle conclusioni, Nava ha richiamato anche il tema della dipendenza energetica europea e italiana, sottolineando come le guerre ancora aperte abbiano reso evidente la fragilità di un sistema troppo esposto alle decisioni altrui: “autonomia strategica non significa chiudersi al mondo. Significa poter stare nel mondo senza essere ricattabili”. Da qui la richiesta di un confronto serio e non ideologico sul mix energetico necessario al Paese, comprese le tecnologie più controverse: “sul nucleare servono parole adulte, non tifoserie. L’Italia ha votato e quelle scelte democratiche si rispettano, ma rispettare una scelta non significa smettere di interrogarsi, soprattutto dentro un mondo che nel frattempo è completamente cambiato”.

Un altro passaggio centrale ha riguardato la Lombardia e il tema dell’idroelettrico: “è giusto sostenere le imprese energivore, perché senza industria non c’è lavoro, ma se l’acqua è del territorio, il beneficio non può fermarsi a metà. Una regione è forte quando tiene insieme tutto il proprio sistema, non quando protegge solo una sua parte”.

Il Segretario ha poi affrontato il tema dei data center e delle nuove infrastrutture energetiche e digitali: “non possiamo diventare una colonia energetica del digitale. Se il digitale entra nei territori deve restituire valore ai territori: lavoro qualificato, formazione, infrastrutture, recupero di energia, benefici misurabili per le comunità”.

Ampio spazio anche al ruolo della partecipazione e delle competenze: “la partecipazione non è una bandiera identitaria della CISL, è una leva di sviluppo. Le decisioni migliori sono quelle che tengono dentro chi poi dovrà vivere le conseguenze di quelle scelte”.

Nel finale, Nava ha rilanciato la proposta di un Patto lombardo per energia, lavoro e sviluppo, fondato su investimenti, innovazione, competenze e coesione sociale, richiamando anche il tema dell’utilizzo del grande risparmio privato italiano per sostenere infrastrutture strategiche, energia e sviluppo industriale: “il tempo delle misure tampone è finito, servono scelte di sistema e forse la sfida più grande sarà proprio questa: trasformare una parte della sicurezza privata in forza collettiva, costruendo strumenti credibili capaci di far sentire i cittadini partecipi del futuro del Paese”.

La chiusura ha riportato il dibattito al cuore della questione sociale, “perché il punto non è soltanto quanta energia sapremo produrre. Il punto è quanta vita riusciremo a restituire attraverso quell’energia”.

Image credits: Confindustria Bergamo