Euronote maggio 2026 | Nella Strategia anti-povertà servono azioni concrete

Le Ong e i sindacati europei chiedono all’Ue misure efficaci e forti investimenti

Una persona su cinque in Europa è a rischio di povertà o esclusione sociale. Si stimano infatti 92,7 milioni di persone in difficoltà socioeconomica nei Paesi dell’Ue, soprattutto giovani e minori: addirittura uno su quattro. Un rischio maggiore per le donne (21,9%) rispetto agli uomini (19,8%), molto forte tra i disoccupati (66,3%) ma elevato anche tra chi ha un lavoro (10,9%), che colpisce oltre un terzo (34,2%) delle persone con bassi livelli di istruzione e oltre un quinto (22,1%) della popolazione residente in famiglie con figli, solo leggermente meno le famiglie senza figli (19,8%). Questi dati Eurostat fotografano una situazione ben lontana dagli obiettivi stabiliti dall’Ue nel 2021 col piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, che si prefiggeva di ridurre di almeno 15 milioni entro il 2030 il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale e di contribuire a eliminare la povertà entro il 2050. Per questo motivo la Commissione europea ha presentato il 6 maggio scorso la prima Strategia europea contro la povertà, che intende affrontare il problema introducendo misure in tre settori. La vita delle persone, innanzitutto, con iniziative a sostegno delle famiglie, soprattutto con figli, dei giovani, degli anziani e delle persone al di fuori del mercato del lavoro. C’è poi l’intenzione di affrontare le «cause orizzontali» della povertà, che colpiscono tutta la popolazione, con misure contro l’esclusione abitativa, per favorire l’accesso a servizi di qualità, per contrastare la discriminazione e la stigmatizzazione socioeconomica. Infine, per prevenire e ridurre la povertà l’Ue intende migliorare la governance, i finanziamenti e il monitoraggio, nella convinzione che un ulteriore 0,25% del Pil potrebbe aiutare 18 milioni di persone a evitare la povertà.

«L’Europa si è sempre distinta per il suo modello sociale e per la solidarietà. Questi valori saranno messi alla prova e la nostra risposta definirà non solo le nostre economie, ma anche il livello di fiducia che i cittadini ripongono nell’Europa» ha dichiarato la commissaria europea per Istruzione, Cultura, Lavoro e Diritti sociali, Roxana Mînzatu, presentando la strategia che «con politiche solide e un’attuazione rigorosa deve contribuire a evitare che le persone si ritrovino in povertà e ad accelerare gli interventi a favore delle persone che ne sono già colpite».

Coalizione europea di Ong: «Strategia limitata»

Il lancio di una Strategia di protezione dalla povertà rappresenta «un importante passo avanti, con diverse misure positive a breve termine. Tuttavia, la sua attenzione limitata ai fattori strutturali della povertà, gli impegni di finanziamento poco chiari e la debolezza del quadro di governance ne riducono significativamente l’ambizione e l’efficacia a lungo termine». Questo il parere espresso dalla Coalizione europea di Ong costituitasi proprio per monitorare la Strategia dell’Ue contro la povertà, che solleva «importanti preoccupazioni» sulla capacità dell’iniziativa dell’Ue di produrre un impatto concreto. «La strategia inquadra la povertà come un ostacolo alla competitività, presentando la riduzione della povertà principalmente come un mezzo per sostenere la crescita economica» osserva la Coalizione, secondo cui questo approccio «rischia di mettere in secondo piano l’imperativo di sradicare la povertà come questione di diritti umani e giustizia sociale». Oltre a non essere chiare le modalità di finanziamento delle azioni previste, sostengono le Ong europee, sono «dolorosamente assenti» dalla Strategia alcuni gruppi marginalizzati (migranti, persone Lgbtqi+) e scarsamente riconosciute le discriminazioni basate sull’età, carenze che contribuiscono a «rendere invisibili alcuni gruppi e a rafforzare narrazioni dannose che dividono le persone in povertà tra “meritevoli” o “non meritevoli” di sostegno». Secondo la Coalizione, poi, l’occupazione è presentata «costantemente» come la principale via d’uscita dalla povertà, impostazione che «trascura la complessità e la natura multidimensionale della povertà» e che ignora di fatto coloro che non possono lavorare per svariati motivi, rafforzando gli stereotipi negativi nei loro confronti. È una Strategia che non riconosce il ridimensionamento dei servizi sociali in alcuni Stati membri, «il che rappresenta un errore poiché servizi pubblici e sociali di qualità sono una condizione fondamentale per sradicare la povertà» sottolinea la Coalizione, criticando un altro aspetto di fondo: «Manca un approccio strutturale e sistemico, poiché si concentra principalmente sull’esperienza individuale della povertà. Fattori chiave come la tassazione, la redistribuzione della ricchezza, le strutture del mercato del lavoro e la discriminazione sistemica non vengono presi in considerazione. Ciò limita la capacità della Strategia di affrontare le cause profonde della povertà in modo esaustivo e ne indebolisce il potenziale di generare un cambiamento trasformativo». Infine, osservano le Ong europee, «mancano obiettivi e indicatori concreti per monitorare i progressi verso gli obiettivi del 2030 e del 2050».

Ces: «Dichiarata l’emergenza si deve agire»

Dopo aver lanciato l’allarme sullo stato di emergenza economica e sociale e sulla grave situazione in cui versano 16 milioni di persone che vivono in povertà pur lavorando, ora l’Ue deve «stanziare i fondi e approvare le leggi necessarie per porre fine a questa crisi». È quanto afferma la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che si aspetta «un ambizioso Quality Jobs Act» con una legislazione vincolante per affrontare la carenza di posti di lavoro di qualità e promuovere la contrattazione collettiva, «il modo migliore per salari e condizioni di lavoro equi». Inoltre, sostiene la Ces, il Fondo sociale europeo deve restare autonomo, con un aumento dei finanziamenti nel prossimo bilancio dell’Ue, mentre devono essere adottate misure affinché gli Stati membri recepiscano integralmente la direttiva sui salari minimi adeguati.

La Ces accoglie con favore l’annuncio di una direttiva sull’inserimento lavorativo di 50 milioni di persone escluse dal mercato del lavoro e ritiene prioritaria una legislazione vincolante sul lavoro accessibile, ponendo fine alla discriminazione delle persone con disabilità di cui solo la metà è occupata. Inoltre, osservano i sindacati europei, «gli Stati membri devono avere maggiore libertà di aumentare la spesa, anche per i servizi pubblici di qualità e la protezione sociale necessari per combattere la povertà» perché, conclude la Ces, «l’Ue non può combattere la povertà attuando politiche di austerità».