Consiglio Generale FIT CISL Lombardia, Fabio Nava: «nel secolo delle connessioni la risorsa più preziosa non sarà la tecnologia, sarà la fiducia»

Consiglio Generale FIT CISL Lombardia, Fabio Nava: «nel secolo delle connessioni la risorsa più preziosa non sarà la tecnologia, sarà la fiducia»

«Forse non stiamo vivendo una semplice stagione di cambiamenti, forse stiamo vivendo un vero cambio d’epoca e nei cambi d’epoca il problema non è soltanto capire cosa sta accadendo, ma trovare una direzione comune per attraversarlo senza lasciare indietro nessuno» – è questa la riflessione proposta da Fabio NavaSegretario Generale della CISL Lombardia, intervenendo al Consiglio Generale della FIT CISL Lombardia, dedicato alle grandi trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche che stanno attraversando il Paese e il mondo.

Nel suo intervento Nava ha ripreso il tema dei “segnali deboli” e dei “margini” sviluppato dal contributo di Raffaele Bruni, sottolineando come spesso le trasformazioni più profonde nascano lontano dai riflettori: «siamo abituati a guardare il centro: la politica guarda i palazzi, l’economia guarda gli indicatori, i media guardano ciò che fa rumore, ma la storia spesso comincia altrove, nei margini, nelle periferie, nelle persone che nessuno sta ascoltando». Tra questi segnali, Nava ha indicato come particolarmente significativo il crescente affaticamento delle persone nel riuscire a immaginare il futuro: «una società anziana può essere piena di energia, ma una società che smette di immaginare il futuro è una società che invecchia dentro. Quando diminuisce la speranza diminuiscono anche le nascite, gli investimenti, la partecipazione e la fiducia».

Nel suo intervento il Segretario Generale della CISL Lombardia ha poi evidenziato come il settore dei trasporti, della mobilità e della logistica rappresenti oggi molto più di un comparto economico: «quando si interrompono le connessioni non si fermano soltanto le economie, si fermano le vite delle persone. Per questo trasporti, mobilità e logistica sono diventati una vera infrastruttura civile». Secondo Nava, infatti, il XXI secolo è caratterizzato da una crescente centralità delle connessioni: energetiche, digitali, logistiche e informative, ma la sfida decisiva non riguarda soltanto il loro controllo: «esiste una differenza fondamentale tra controllare le connessioni e governarle. Controllarle significa esercitare potere, governarle significa assumersi responsabilità».

Da qui la riflessione che ha rappresentato il cuore dell’intervento: «continuiamo a parlare di reti, infrastrutture, algoritmi, intelligenza artificiale. Tutto questo è importante, ma la vera infrastruttura strategica del XXI secolo è un’altra: la fiducia. E come tutte le infrastrutture, anche la fiducia richiede manutenzione».

Nava ha inoltre richiamato il rischio della crescente solitudine sociale, definendola una delle questioni più rilevanti per la qualità della democrazia: «una società di persone sole è una società più fragile, più impaurita e più esposta alle semplificazioni. La tenuta della democrazia dipende anche dalla qualità delle relazioni che esistono tra le persone». In questo quadro, il ruolo del sindacato assume una funzione sempre più moderna e strategica: «il sindacato custodisce ciò che rischia di diventare sempre più raro: le relazioni. E in un tempo che individualizza, il sindacato continua a mettere insieme. In un tempo che frammenta, continua a ricucire, in un mondo che collega tutto ma spesso unisce poco, continua a costruire comunità. Per questo la partecipazione non è soltanto uno strumento organizzativo: è una vera infrastruttura della fiducia».

Concludendo il proprio intervento, il Segretario ha richiamato la responsabilità delle organizzazioni sociali e delle istituzioni nel governare le trasformazioni in corso: «le società che resistono non sono quelle che prevedono tutto, sono quelle che costruiscono fiducia prima che arrivi la crisi, sono quelle che custodiscono la speranza quando tutto invita alla paura. Il futuro non appartiene a chi arriva prima, appartiene a chi riesce ad arrivarci insieme agli altri».