“Il pensiero di Franco Marini: le radici del futuro nell’attualità del cattolicesimo sociale”, Fabio Nava: «Le radici non ci servono per restare dove siamo. Ci servono per avere la forza di andare ancora lontano»

Franco Marini e cattolicesimo sociale: Fabio Nava interviene su autonomia sindacale, salari, intelligenza artificiale e partecipazione dei lavoratori

“Il pensiero di Franco Marini: le radici del futuro nell’attualità del cattolicesimo sociale”, Fabio Nava: «Le radici non ci servono per restare dove siamo. Ci servono per avere la forza di andare ancora lontano»

Il Segretario Generale della CISL Lombardia ha concluso il convegno dedicato al pensiero di Franco Marini. Al centro della riflessione il valore della mediazione, l’autonomia sindacale, la partecipazione dei lavoratori e le nuove sfide sociali della Lombardia.

«Le radici non ci servono per restare dove siamo. Ci servono per avere la forza di andare avanti». Con queste parole Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, ha concluso il convegno “Il pensiero di Franco Marini: le radici del futuro nell’attualità del cattolicesimo sociale”, promosso da Fondazione CISL Franco Marini e CISL Lombardiarichiamando il significato di un’eredità che non può esaurirsi nella memoria.

Per Nava, ricordare Franco Marini significa soprattutto interrogarsi su ciò che il suo insegnamento può ancora offrire a un sindacato chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde del lavoro e della società.

Una riflessione che, partendo dalla cultura del cattolicesimo sociale, ha affrontato questioni molto concrete: la capacità della contrattazione di migliorare la vita delle persone, le difficoltà dei giovani nel costruire il proprio futuro, il rapporto tra innovazione tecnologica e lavoro, la partecipazione dei lavoratori alle scelte delle imprese.

Franco Marini e il valore della mediazione: contano i risultati per le persone

Nel ricordare Franco Marini, Nava ha richiamato un episodio personale risalente al 2013, quando ebbe occasione di accompagnarlo alla stazione. Durante il tragitto, il navigatore smise di funzionare e Marini, con grande naturalezza, chiese indicazioni a una persona incontrata lungo la strada. Un ricordo semplice, utilizzato per sottolineare una qualità fondamentale del suo modo di essere: la disponibilità ad ascoltare, a cercare risposte nella realtà e a non considerare mai superfluo il rapporto diretto con le persone.

Da questa esperienza, Nava ha sviluppato una riflessione sul significato della mediazione nell’azione sindacale: «la mediazione non è un modo elegante per evitare i problemi. È il lavoro, spesso faticoso, di chi prova a risolverli». La capacità di costruire accordi, ha sottolineato, non può essere confusa con la rinuncia alle proprie convinzioni. Al contrario, richiede responsabilità e la volontà di misurarsi con la complessità dei problemi.

Perché il valore della rappresentanza sindacale non si misura soltanto nella forza delle rivendicazioni, ma soprattutto nei risultati raggiunti. «Un lavoratore non giudica il nostro impegno soltanto da quanto siamo stati convincenti nel sostenere le sue ragioni. Lo giudica da ciò che siamo riusciti concretamente a cambiare nella sua vita».

Autonomia sindacale e cattolicesimo sociale: un’eredità da rendere attuale

Un altro passaggio centrale ha riguardato l’autonomia della CISL e il contributo della cultura del cattolicesimo sociale. Per Nava, l’autonomia sindacale non coincide semplicemente con la distanza dai partiti o dalle appartenenze politiche. È, prima di tutto, la capacità di elaborare proposte, costruire relazioni e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

In questa prospettiva, l’eredità di Franco Marini richiama il valore di una cultura politica e sociale capace di mettere al centro la dignità della persona e il bene comune. Un riferimento che, nella storia della CISL, si è sempre accompagnato al carattere aconfessionale e pluralista dell’organizzazione.

Nava ha inoltre richiamato la necessità di ritrovare responsabilità condivise anche tra persone provenienti da esperienze politiche differenti. Non si tratta di ricostruire appartenenze del passato, ma di riconoscere che una cultura rimane viva quando riesce a incidere sui problemi del presente.

Lombardia, salari e costo della vita: quante possibilità di futuro produce la ricchezza?

È proprio guardando al presente che Nava ha posto una delle domande più significative del suo intervento: «quanta possibilità di futuro produce davvero la nostra ricchezza?». La Lombardia è una delle aree economicamente più forti d’Europa, ma la crescita e la capacità produttiva non si traducono automaticamente in maggiori opportunità per tutte le persone.

Il costo dell’abitazione può ostacolare l’autonomia dei giovani. L’aumento delle spese quotidiane riduce il potere d’acquisto dei salari. Le responsabilità di cura, soprattutto quando mancano servizi adeguati, possono condizionare le scelte lavorative e familiari.

Per il Segretario questi problemi non possono essere affrontati separatamente. La qualità del lavoro deve essere valutata anche attraverso le possibilità di vita che un reddito consente di costruire. Da qui la necessità di una rappresentanza sindacale capace di collegare le questioni salariali alle condizioni sociali e territoriali nelle quali vivono lavoratori e famiglie. È una responsabilità che chiama direttamente in causa la dimensione confederale del sindacato.

Intelligenza artificiale e lavoro: il progresso deve aumentare le opportunità delle persone

Nava ha affrontato anche il rapporto tra innovazione tecnologica e centralità del lavoro umano. L’intelligenza artificiale sta modificando l’organizzazione delle imprese, le competenze richieste e le modalità attraverso le quali vengono assunte molte decisioni.

Per questo, secondo Nava, non basta interrogarsi sulle potenzialità delle nuove tecnologie. Occorre valutare anche come i loro benefici vengono distribuiti e quali opportunità producono per i lavoratori. «Non possiamo continuare a chiamare progresso tutto ciò che aumenta le possibilità delle nostre macchine, senza chiederci se aumentano anche quelle delle persone». Una prospettiva che richiede investimenti nelle competenze, attenzione alla qualità dell’occupazione e un ruolo attivo dei lavoratori nei processi di trasformazione.

Partecipazione dei lavoratori e Patto sociale: dalla memoria alle scelte

Il richiamo all’eredità di Franco Marini si è quindi collegato alla necessità di rafforzare la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Per la CISL, partecipare significa poter contribuire alle decisioni che incidono sull’organizzazione del lavoro e sul futuro produttivo, non limitarsi a conoscere scelte già compiute.

In questo quadro, Nava ha richiamato il percorso della CISL sulla partecipazione, il Libro Verde e la proposta di un nuovo Patto sociale, sostenuta dalla Segretaria Generale Nazionale Daniela Fumarola. L’obiettivo è costruire impegni condivisi tra le parti sociali e le istituzioni, capaci di tradursi in risultati concreti e verificabili. Una prospettiva nella quale la mediazione torna ad assumere il suo significato più impegnativo: non evitare i conflitti, ma trovare soluzioni che migliorino realmente le condizioni delle persone.

Rinnovare il sindacato per rappresentare il futuro

L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata anche alla responsabilità del sindacato di rinnovare sé stesso. Le trasformazioni del lavoro, i cambiamenti generazionali e le nuove forme di fragilità sociale chiedono alla rappresentanza di interrogarsi sui propri strumenti e sulla capacità di coinvolgere persone che oggi faticano a riconoscersi nelle forme tradizionali dell’organizzazione.

Per Nava, custodire l’identità della CISL non significa difendere ogni consuetudine, ma avere il coraggio di mettere alla prova le proprie scelte e di aprire nuovi spazi di responsabilità. È questo il significato più attuale dell’eredità di Franco Marini: una storia importante non deve diventare un luogo nel quale rifugiarsi, ma una risorsa per affrontare ciò che cambia.

«Le radici non ci servono per restare dove siamo. Ci servono per avere la forza di andare ancora lontano».


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