Euronote ottobre 2026 | Su famiglie e lavoratori il peso della crisi

Dati Eurostat e Ocse evidenziano le gravi ricadute economiche e sociali

Nei Paesi dell’Ue si sta verificando una tendenza economica che evidenzia quanto i costi della situazione internazionale ricadano soprattutto sui cittadini. Secondo recenti rilevazioni Eurostat, infatti, mentre da un lato aumentano i margini di profitto per le imprese, dall’altro peggiorano le condizioni economiche delle famiglie. Nel secondo trimestre di quest’anno il tasso di risparmio delle famiglie nell’area dell’euro è sceso al 14,2% (rispetto al 14,4% del primo trimestre), questo perché i consumi sono aumentati a un ritmo più elevato rispetto al reddito disponibile lordo. Allo stesso tempo è diminuito dall’8,4% all’8,3% il tasso di investimento delle famiglie, «poiché l’aumento dell’investimento lordo in capitale fisso è stato inferiore a quello del reddito disponibile lordo» osserva Eurostat. Completamente diversa la situazione delle imprese (società non finanziarie), che nello stesso periodo hanno segnato un aumento della quota di profitto dal 38,4% al 39%, in quanto, spiega Eurostat, «la somma dei costi per il personale (salari e contributi sociali a carico del datore di lavoro) e delle imposte sulla produzione al netto dei contributi alla produzione è aumentata meno del valore aggiunto lordo (rispettivamente +1% e +2%)». In aumento anche il tasso di investimento delle imprese nell’area dell’euro, dal 22,5% al 22,7% nel secondo trimestre 2026.

Sulle famiglie dell’Ue si abbatte l’aumento dell’inflazione, salita al 3,8% a settembre rispetto al 3,2% di agosto e al 2,9% di luglio, tassi di gran lunga più elevati del 2% stabilito come obiettivo dalla Banca centrale europea, superiori al 5% in Paesi come Spagna, Grecia, Lussemburgo, Cipro e Bulgaria. Un aumento inflazionistico causato principalmente dalla componente energetica, salita dal 14,3% di agosto al 18,8% di settembre, seguita dai servizi (3,2% rispetto al 3% di agosto), da alimentari, alcolici e tabacco (1,4%, contro l’1,1% di agosto) e dai beni industriali non energetici (1,1%, contro l’1,2% di agosto).

Altro fattore rilevante per le spese delle famiglie è costituito dal costo delle abitazioni: i prezzi delle case sono aumentati in tutti i Paesi tranne Francia e Finlandia, mentre gli affitti hanno registrato aumenti in tutti gli Stati membri dell’Ue, con rialzi elevatissimi in alcuni Paesi quali Romania (+41,2%), Croazia (+22,1%) e Slovenia (+10,2%).

Salari reali inferiori ai livelli del 2021

In forte crisi dunque il potere d’acquisto delle famiglie nell’Ue, anche perché si registrano segnali di indebolimento dei mercati del lavoro, come osserva l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): «La disoccupazione è in lieve aumento, le dinamiche occupazionali mostrano segni di stagnazione e la crescita della partecipazione alla forza lavoro sta rallentando». Preoccupa soprattutto il livello dei salari reali, che già prima del recente aumento dei prezzi dell’energia era al di sotto dei livelli di inizio 2021 in un terzo dei Paesi Ocse, mentre risultavano inferiori di oltre il 2% rispetto ai livelli del 2021in un quarto dei Paesi: Australia, Repubblica Ceca, Danimarca, Italia (addirittura 6% in meno), Nuova Zelanda e Svezia. Ora, poi, l’aumento dell’inflazione energetica indebolirà ulteriormente il potere d’acquisto, soprattutto per le famiglie a medio e basso reddito che destinano una quota importante del proprio budget a questi prodotti. E le prospettive non sono affatto positive, secondo l’Ocse: «In futuro, le incertezze geopolitiche e un aumento temporaneo dei costi energetici potrebbero indebolire significativamente i mercati del lavoro, esercitando ulteriore pressione al rialzo sull’inflazione, il che probabilmente deprimerà i salari».

In aumento la dicotomia tra salari e profitti

Tutto ciò avviene in una situazione globale in cui la dicotomia tra salari e profitti continua ad aumentare, come evidenziato in un’analisi svolta nei mesi scorsi da Confederazione Sindacale Internazionale (Csi-Etuc) e Oxfam. Tra il 2019 e il 2025, i salari reali dei lavoratori a livello globale sono diminuiti del 12%, mentre i compensi reali degli amministratori delegati (Ceo) sono aumentati del 54%. Nel solo 2025 i compensi dei top manager sono cresciuti 20 volte più velocemente di quelli dei lavoratori. In media, ha evidenziato l’analisi, nel 2025 un Ceo ha incassato 8,4 milioni di dollari tra stipendio e bonus, cifra in aumento rispetto ai 7,6 milioni del 2024 e che un lavoratore medio impiegherebbe circa 490 anni a guadagnare.

Analizzando le partecipazioni azionarie, Csi e Oxfam hanno scoperto come pochi super-ricchi percepiscano ingenti somme dalle aziende che controllano: quasi 1.000 miliardari, di cui sono stati individuati i portafogli di investimento, hanno incassato complessivamente 79 miliardi di dollari in dividendi nel 2025, una cifra pari a 2.500 dollari al secondo. In media, un miliardario ha guadagnato in dividendi, in meno di due ore, più di quanto un lavoratore medio abbia percepito come stipendio in un intero anno. «Non possiamo continuare a permettere a una ristretta cerchia di super-ricchi di appropriarsi dei frutti del lavoro che appartengono a milioni di persone» ha dichiarato il direttore esecutivo di Oxfam International, Amitabh Behar, secondo il quale «i governi devono porre un tetto ai compensi degli amministratori delegati, tassare equamente i super-ricchi e garantire salari minimi che, quantomeno, tengano il passo con l’inflazione e assicurino una vita dignitosa». I lavoratori, ha aggiunto, «devono poter esercitare, senza timori o ostacoli, i propri diritti di organizzazione, sciopero e contrattazione collettiva. Sono loro a generare la ricchezza della società; dovrebbero poter rivendicare, in nome della giustizia, ciò che spetta loro di diritto». Così, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ritiene non più rinviabile una legge sulla qualità del lavoro (Quality Jobs Act), con norme vincolanti e rigorose che non possano essere ignorate dai datori di lavoro. In occasione della Giornata mondiale del lavoro dignitoso (7 ottobre), la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, ha dichiarato: «La Commissione dedica molto tempo a discutere di come semplificare la vita alle imprese. Non deve però dimenticare che il vero motore del progresso è la possibilità per le persone di condurre una vita dignitosa, con salari equi, posti di lavoro sicuri e tempo da dedicare alla famiglia. L’Europa non vincerà mai una corsa al ribasso sui diritti dei lavoratori».