A Milano il confronto tra sindacato, imprese, formazione e istituzioni. Nava (CISL Lombardia): «Non basta governare gli ingressi. Dobbiamo governare le traiettorie».
«Una persona non è né un problema da gestire né un posto vacante da riempire». È uno dei messaggi centrali delle conclusioni di Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, al convegno “Lavoro volano di integrazione – Dalle buone prassi a una nuova agenda per la Lombardia”, svoltosi il 9 ottobre all’Auditorium Don Bosco di Milano.
Promossa da ANOLF Lombardia, in collaborazione con CISL Lombardia e FNP CISL Lombardia, l’iniziativa ha riunito sindacato, imprese, istituzioni, formazione e Terzo Settore per confrontarsi su una sfida decisiva: trasformare le esperienze positive di inserimento lavorativo in percorsi strutturali di integrazione, crescita professionale e partecipazione.
Dalle testimonianze alle proposte per la Lombardia
Ad aprire i lavori è stato Maurizio Bove, Presidente di ANOLF Lombardia e Referente Politiche Migratorie CISL Lombardia, che ha richiamato il carattere strutturale dell’immigrazione e la necessità di superare percorsi professionali senza possibilità di crescita. Dopo il saluto di Sergio Marcelli, Segretario Generale FNP Lombardia, Nicola Pasini, Segretario Generale della Fondazione ISMU, ha contribuito alla lettura dello scenario sociale.
Al centro della mattinata, moderata dal giornalista Fabio Pizzul, le testimonianze di Richar Carbajal, Abdelaziz El Hiba e Omar Tapia, che hanno raccontato le difficoltà iniziali, il mancato riconoscimento delle competenze e il ruolo del sindacato nella conquista di diritti e opportunità.
Il confronto ha coinvolto anche le imprese, con Luca Fiorin di AGF Printing Solutions e Mauro Canziani di Idea Verde, il mondo della formazione con Elena Cervellera di IAL Lombardia e l’esperienza dal Senegal di Fatou Samb. Fatimata Diol Gaye, tirocinante alla FIM CISL dei Laghi, ha portato lo sguardo delle nuove generazioni sul valore della cittadinanza e della partecipazione.
La tavola rotonda conclusiva ha riunito rappresentanti di Confcommercio, Confindustria Lombardia, Formaper, ANCE Lombardia, FILCA CISL e FAI CISL, con l’obiettivo di individuare possibili priorità condivise da sottoporre alla Regione.
Nava: «La provenienza non può diventare un destino professionale»
Nelle conclusioni, Nava ha richiamato la necessità di superare una visione dell’immigrazione limitata all’emergenza o al fabbisogno di manodopera.
In Lombardia vivono circa 1,26 milioni di cittadini stranieri, pari al 12,5% della popolazione. Secondo le previsioni Excelsior per il periodo 2025–2029, il fabbisogno di lavoratori stranieri nel settore privato supera le 146 mila unità. Ma, ha sottolineato Nava, il tema non è soltanto quante persone servono: è quale lavoro trovano, come vengono valorizzate le loro competenze e quali opportunità di crescita possono avere.
«La provenienza non può diventare un destino professionale», ha affermato, ricordando che il lavoro povero non è un problema che riguarda soltanto gli immigrati, ma la qualità complessiva del mercato del lavoro.
«Il lavoro è una porta fondamentale dell’integrazione, ma non può esserne l’ultima stanza». Perché non basta trovare un’occupazione: servono salari dignitosi, sicurezza, formazione, riconoscimento delle competenze e possibilità di autonomia.
Non basta governare gli ingressi: servono percorsi di crescita
Il cuore della proposta riguarda il modo di valutare le politiche migratorie.
«Non basta governare gli ingressi. Dobbiamo governare le traiettorie», ha spiegato Nava, invitando a misurare i risultati non soltanto al momento dell’arrivo, ma anche dopo cinque o dieci anni: crescita professionale, salario, autonomia, condizioni abitative e opportunità per i figli.
Le esperienze di formazione e inserimento lavorativo, come INTEGRA e il percorso con il Senegal, mostrano che è possibile preparare le persone prima della partenza e accompagnarle dopo l’arrivo. Occorre però rendere i percorsi regolari più semplici e prevedibili, senza rinunciare ai controlli e al contrasto dello sfruttamento.
Una proposta concreta a Regione Lombardia
«Gli ingressi vengono programmati a livello nazionale. Ma l’integrazione accade nei territori».
Da questa considerazione nasce la proposta di CISL Lombardia: affiancare alla programmazione dei fabbisogni professionali una valutazione della capacità dei territori di integrare e far crescere le persone, mettendo in relazione formazione, politiche attive, casa, servizi e opportunità di lavoro.
Nava ha indicato la necessità di una regia regionale e la disponibilità della CISL a proseguire il confronto con i soggetti coinvolti, per individuare poche priorità condivise e trasformare le buone pratiche in strumenti ordinari.
Ha richiamato anche la responsabilità del sindacato: contrattare buon lavoro, contrastare irregolarità e sfruttamento e favorire la partecipazione dei lavoratori di origine straniera alla rappresentanza, anche attraverso ruoli di delegato e responsabilità sindacale.
«Una buona pratica dimostra che una cosa è possibile. La sfida è fare in modo che non rimanga un’eccezione».
La domanda conclusiva riguarda l’intera comunità lombarda: «Che immigrazione siamo capaci di costruire?».
La misura dell’integrazione, ha ricordato Nava, è poter guardare al proprio percorso e dire: «Qui non ho semplicemente trovato un lavoro. Qui ho potuto costruire una vita».
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