Euronote ottobre 2026 | L’Ue prova a contrastare l’esclusione abitativa
Il Consiglio dell’Ue invita gli Stati membri a trovare soluzioni sicure e stabili
«Tutti meritano un posto sicuro e protetto da chiamare casa», con questa motivazione il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione per contrastare l’esclusione abitativa e la condizione di senza dimora nell’Ue. L’obiettivo è fornire agli Stati membri un quadro completo per prevenire la condizione senza dimora, sostenere chi non ha un’abitazione e aiutare le persone ad accedere ad alloggi sicuri e stabili a lungo termine. «Intervenendo tempestivamente e ponendo le esigenze individuali al centro delle nostre politiche, possiamo fare una differenza concreta nella vita delle persone» sostiene il Consiglio dell’Ue, ricordando che il termine “esclusione abitativa” comprende sia le persone senza una dimora, sia coloro che, pur avendone una, vivono in condizioni inadeguate o insicure, ad esempio a causa di uno sfratto imminente. Attualmente nell’Ue, circa una persona su cinque è a rischio di povertà ed esclusione sociale, di cui 19,3 milioni sono minori, mentre oltre 1,4 milioni di persone sono senza fissa dimora o prive di una sistemazione abitativa sicura. «È una situazione inaccettabile e abbiamo il dovere di agire contro la povertà e l’esclusione» ha dichiarato la commissaria europea per le competenze, l’istruzione, la cultura, il lavoro e i diritti sociali, Roxana Mînzatu, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà (17 ottobre).
Obiettivi definiti, raggiungibili e misurabili
La raccomandazione del Consiglio dell’Ue, che rientra nel Piano europeo per alloggi a prezzi accessibili, non si limita a soluzioni a breve termine ma adotta un approccio globale, che combina prevenzione e sostegno di emergenza con misure per garantire soluzioni abitative stabili. Un approccio incentrato sulla persona e basato sul principio dell’“housing led”, intervento di inclusione sociale che offre soluzioni abitative e percorsi di supporto personalizzati. Ciò include un rafforzamento degli strumenti per individuare e sostenere le persone a rischio di trovarsi senza una dimora, la semplificazione dell’accesso ai servizi sociali e l’incremento dell’offerta di alloggi a prezzi accessibili e di edilizia sociale. Per le persone già senza dimora o in esclusione abitativa, la raccomandazione propone la creazione di “sportelli unici” che forniscano un orientamento verso enti di previdenza sociale, servizi di assistenza sociale e servizi socio-sanitari competenti. I Paesi dell’Ue dovranno informare la Commissione europea ogni cinque anni sull’efficacia delle strategie adottate, Commissione che valuterà tali iniziative e riferirà al Consiglio. Il fine di questo monitoraggio è che i quadri strategici nazionali contengano «obiettivi pertinenti, definiti nel tempo, raggiungibili e misurabili».
Minori senza dimora e povertà regionali nell’Ue
In Europa circa 400.000 bambini vivono senza una casa, per strada oppure in strutture di accoglienza temporanee o di emergenza, sostiene la Federazione europea delle organizzazioni che lavorano con persone senza dimora (Feantsa). In molti Stati membri dell’Ue, i minori sono un terzo delle persone che vivono in strutture per senzatetto e, sempre più spesso, anche bambini piccoli, donne in gravidanza e neomamme si ritrovano privi di un luogo sicuro in cui stare. «La condizione di senza dimora compromette lo sviluppo dei bambini, il loro benessere fisico e mentale, la loro sicurezza e le opportunità future» osserva la Federazione europea, secondo cui «porre fine alla condizione di senza dimora tra i minori dovrebbe costituire uno degli indicatori del progresso europeo verso l’eliminazione della condizione senza dimora».
Poi è noto che, anche per quanto concerne i livelli di povertà, la situazione è molto diversa tra i vari Paesi dell’Ue e soprattutto tra le regioni europee. Un recente studio pubblicato da Eurostat stima in 92,7 milioni nell’Ue le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 20,9% della popolazione totale. Un tasso di povertà che sale però oltre il 31% in 24 delle 243 regioni europee per le quali sono disponibili dati e le cui punte massime riguardano territori meridionali, orientali e ultraperiferici dell’Ue. Regioni che si trovano soprattutto in Spagna (5 regioni), Bulgaria, Grecia e Italia (4 regioni ciascuna), Francia (3 regioni ultraperiferiche) e Romania (2 regioni). Livelli di povertà elevati si registrano anche in due regioni a prevalenza urbana di Paesi dell’Europa occidentale: la regione di Bruxelles in Belgio e Brema, nella Germania nord-occidentale. Eurostat osserva come in 5 regioni la quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale risulti più che doppia rispetto alla media dell’Ue. La percentuale più elevata si registra nella regione ultraperiferica francese della Guyana, con il 54,8% della popolazione a rischio povertà. La seconda e la terza per tassi di povertà sono invece le regioni italiane Calabria (45,3%) e Sicilia (44%). Seguono la regione ultraperiferica francese La Réunion (42,3%) e la città autonoma spagnola di Melilla (43,7%).
Problema casa per oltre 2,8 miliardi di persone nel mondo
Il problema della casa non riguarda però solo l’Europa, ma riveste una rilevanza importante a livello globale. Lo dimostra il titolo “Case sicure per tutti” dato dalle Nazioni Unite quest’anno alla Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, sottolineando come un alloggio adeguato costituisca «il fondamento per la sicurezza, la partecipazione e una vita dignitosa».
Si stima che attualmente nel mondo oltre 2,8 miliardi di persone affrontino una qualche forma di inadeguatezza abitativa, con il peso maggiore che grava su coloro che vivono in situazioni di povertà ed esclusione sociale. La povertà estrema colpisce circa 826 milioni di persone, il che significa che il 10% della popolazione mondiale sopravvive con meno di 3 dollari al giorno.
Nonostante oltre la metà della popolazione mondiale benefici di almeno una misura di protezione sociale, circa 3,8 miliardi di persone sono oggi prive di qualsiasi forma di protezione sociale. E non basta un lavoro per evitare la povertà, perché si stima in 284 milioni il numero di lavoratori (7,9% della popolazione mondiale occupata) che vivono in estrema povertà, una condizioni che per i giovani lavoratori ha una probabilità più che doppia di verificarsi rispetto agli adulti. Intanto, i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo per la riduzione della povertà sono diminuiti dell’8,7%, e attestandosi a 19,1 miliardi di dollari sono tornati ai livelli del 2015.
