Sfruttamento del lavoro, Fabio Nava a Crespi d’Adda: «quando una persona non può permettersi di dire di no, la sua libertà è già profondamente compromessa»

A Crespi d’Adda Fabio Nava richiama imprese e sindacato a rafforzare la tutela dei lavoratori negli appalti e nelle filiere produttive

Sfruttamento del lavoro, Fabio Nava a Crespi d’Adda: «quando una persona non può permettersi di dire di no, la sua libertà è già profondamente compromessa»

A Crespi d’Adda, nell’iniziativa “Nessuno è padrone del lavoro di un altro”, il Segretario Generale della CISL Lombardia ha richiamato la necessità di rafforzare la tutela lungo le filiere produttive. «Non basta denunciare lo sfruttamento: dobbiamo diventare più capaci di riconoscerlo e contrastarlo»

«Siamo diventati bravissimi a seguire il percorso delle merci. Ma non sempre siamo altrettanto capaci di conoscere le condizioni delle persone che le producono».

È da questa contraddizione che Fabio Nava, Segretario Generale della CISL Lombardia, ha aperto il suo intervento a Crespi d’Adda, durante l’iniziativa “Nessuno è padrone del lavoro di un altro”, dedicata al contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo.

L’incontro, inserito nella rassegna culturale “Produzioni Ininterrotte“, di cui CISL Lombardia è partner sostenitore, è stata l’occasione per approfondire le trasformazioni dello sfruttamento nelle filiere produttive, a partire dalla presentazione del libro “Sfruttamento made in Italy. Dalle passerelle ai rider, lo schiavismo nascosto con cui conviviamo“, di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci.

La mattinata si è aperta con l’intervento introduttivo del Segretario Generale, seguito dal dialogo con l’autrice Sara Monaci.

A seguire, una tavola rotonda moderata da Giampiero Rossi, giornalista de “Il Corriere della Sera“, ha dato spazio alle testimonianze di lavoratori vittime di caporalato, portando al centro le esperienze dirette di chi ha vissuto situazioni di sfruttamento: Lal Mohan – FAI CISL, Umberto Vici – FeLSA CISL Piemonte e referente lavoratori su Piattaforma Digitale, Evans Ngugi – FILCA CISL, Omar Tapia – FISASCAT CISL e Alessandro Volpicelli – FIT CISL. All’incontro è intervento anche il Professor Nando Dalla Chiesa – delegato della Rettrice dell’Università degli Studi di Milano alla Criminalità organizzata ed educazione alla legalità, istituzioni e territorio.

Le conclusioni sono state affidate a Daniela Fumarola, Segretaria Generale CISL, che ha chiuso il confronto della giornata.

Dieci anni dalla legge sul caporalato: il problema della libertà

A dieci anni dalla Legge 199 del 2016, che ha rafforzato gli strumenti di contrasto all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, Nava ha richiamato l’attenzione sulle condizioni di vulnerabilità che rendono difficile per molte persone difendere i propri diritti. «Quando una persona non può permettersi di dire di no, la sua libertà è già profondamente compromessa».

Lo sfruttamento non riguarda soltanto la violazione delle regole, ma anche l’utilizzo del bisogno economico e della paura come strumenti di pressione. «Una persona con più diritti non è soltanto una persona più tutelata. È una persona più difficile da ricattare».

Da qui la necessità di rafforzare le condizioni che consentono ai lavoratori di esercitare concretamente i propri diritti, attraverso contratti regolari, salari dignitosi, sicurezza e strumenti di tutela accessibili.

La qualità del Made in Italy deve comprendere anche il lavoro

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato le filiere produttive, nelle quali possono convivere lavoratori assunti direttamente dall’impresa principale e dipendenti di aziende appaltatrici e subappaltatrici, con condizioni contrattuali e forme di rappresentanza differenti.

Il Segretario ha sottolineato la necessità di distinguere gli appalti legittimi dalle situazioni di irregolarità e sfruttamento, senza rinunciare a una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro lungo l’intera filiera. «Non possiamo definire eccellente una produzione se non ci preoccupiamo anche delle condizioni di chi la rende possibile».

La qualità del lavoro deve accompagnare quella del prodotto, anche per evitare che le imprese rispettose delle regole subiscano la concorrenza di chi costruisce il proprio vantaggio violando i diritti.

Relazioni industriali: la fiducia non deve diventare silenzio

Nava ha affrontato anche una questione delicata: il rapporto tra le buone relazioni industriali costruite con un’impresa e la necessità di riconoscere eventuali criticità presenti nella sua filiera. «Una buona relazione industriale non si difende evitando i problemi difficili. Si dimostra buona proprio quando permette di affrontarli».

La collaborazione tra sindacato e impresa può diventare uno strumento importante per individuare e correggere situazioni problematiche, senza considerare ogni segnalazione come un atto di ostilità. «La fiducia non deve diventare silenzio. Deve darci la forza di dire anche le cose scomode».

Una tutela sindacale capace di attraversare le filiere

Nava ha richiamato anche una responsabilità interna all’organizzazione sindacale. Quando una stessa attività produttiva coinvolge lavoratori rappresentati da categorie differenti, è necessario rafforzare il coordinamento tra Federazioni, strutture territoriali e livello confederale, nel rispetto delle rispettive competenze. «Se il lavoro è organizzato come una filiera, possiamo continuare a tutelarlo soltanto come una somma di rapporti separati?». L’obiettivo è valorizzare la presenza sindacale e le relazioni industriali costruite nelle imprese principali anche per favorire la tutela dei lavoratori degli appalti.

Un’attenzione particolare è stata dedicata ai delegati che segnalano situazioni delicate e che devono poter contare sul sostegno dell’organizzazione. «Non possiamo chiedere alle persone di avere coraggio e poi lasciarle sole con il proprio coraggio».

Dalla cultura della legalità alla capacità di agire

L’intervento si inserisce nel percorso già avviato dal Coordinamento regionale sulla Legalità della CISL Lombardia, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di riconoscere i segnali di rischio, collegare le competenze delle categorie e dei territori e individuare strumenti efficaci di tutela. In questa prospettiva si colloca anche il lavoro in corso per definire una collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e CROSS sui temi della legalità. «Come CISL Lombardia vogliamo rafforzare la nostra capacità di riconoscere i segnali dello sfruttamento prima che le situazioni emergano soltanto attraverso un’inchiesta giudiziaria».

L’impegno riguarda anche il sostegno alle persone dopo l’emersione dello sfruttamento, affinché la perdita di un lavoro irregolare non si traduca in una nuova condizione di vulnerabilità.

«Nessuno deve scegliere tra lavoro e dignità»

Nel concludere la sua introduzione, Nava ha richiamato il significato del titolo dell’iniziativa.

«Nessuno è padrone del lavoro di un altro». Una responsabilità che riguarda la capacità di riconoscere lo sfruttamento, contrastarlo e costruire alternative per le persone coinvolte. «Fare in modo che nessuno debba scegliere tra conservare il proprio lavoro e conservare la propria dignità».

È questa la prospettiva indicata dalla CISL Lombardia: rafforzare la tutela anche di chi oggi incontra maggiori difficoltà a chiedere aiuto, rendendo più efficace la presenza del sindacato lungo le filiere produttive.


Scopri di più sul Festival:

https://www.produzioniininterrotte.it