Fabio Nava al Consiglio Generale FISASCAT Lombardia: «dare voce ai lavoratori meno visibili è la nuova frontiera del sindacato»

Al Consiglio Generale della categoria, Fabio NavaSegretario Generale della CISL Lombardia – ha richiamato la centralità dei lavori del terziario e dei servizi. Tra le priorità: salari, rappresentanza nelle piccole imprese, contrattazione degli orari, lotta al dumping, intelligenza artificiale e sicurezza.

«Il futuro del sindacato non si misura soltanto nei luoghi nei quali siamo già forti. Si misura nella nostra capacità di dare voce a chi oggi non ne ha» – è il messaggio lanciato da Fabio Nava, intervenuto il 28 luglio 2026 al Consiglio Generale della FISASCAT Lombardia, alla presenza della Segretaria Generale regionale Sara Mangone e del Segretario Generale Nazionale Vincenzo Dell’Orefice.

Nava ha ringraziato le delegate, i delegati e il gruppo dirigente della categoria per il lavoro quotidiano svolto a tutela delle persone occupate nel commercio, nel turismo, nei servizi, negli appalti, nella vigilanza, nella cooperazione sociale, negli studi professionali e nel lavoro domestico e di cura: «per troppo tempo abbiamo parlato dei settori rappresentati dalla FISASCAT come se fossero periferici. Ma periferici rispetto a che cosa?», ha osservato Nava. «La Lombardia si sveglia, si cura, compra, viaggia, accoglie e si protegge anche grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che voi rappresentate». Dietro l’apertura di un supermercato, la pulizia di un ospedale, l’accoglienza in un albergo, l’assistenza a una persona anziana, il funzionamento di uno studio professionale o la sicurezza di un luogo pubblico ci sono persone spesso poco visibili, ma indispensabili alla vita economica e sociale della regione: «il terziario e i servizi non sono il margine della nuova economia. Sono una parte crescente della sua struttura portante. Proprio per questo non possiamo accettare che questi lavori rimangano fragili nei salari, negli orari, nella rappresentanza e nei diritti».

Rappresentare il lavoro frammentato

Nei settori della FISASCAT il sindacato incontra alcune delle trasformazioni più profonde del lavoro contemporaneo: microimprese, luoghi di lavoro dispersi, cambi d’appalto, part-time involontari, turni spezzati, stagionalità, bassi salari e una forte presenza di donne e cittadini stranieri. Secondo Nava, per affrontare questa realtà non è sufficiente replicare il modello sindacale nato nella grande impresa: «dobbiamo inventare forme nuove di prossimità, organizzazione e contrattazione. Non è accettabile che il diritto ad avere una voce dipenda dalla dimensione dell’impresa». La piattaforma unitaria sulla rappresentanza e sulla contrattazione può aprire uno spazio importante anche per portare la democrazia sindacale sotto la soglia dei quindici dipendenti, nei piccoli esercizi, negli appalti, nella ristorazione, negli studi e nelle imprese di servizi. Anche la misurazione della rappresentanza dovrà tenere conto delle specificità dei diversi comparti: «serve un sistema rigoroso, trasparente e verificabile, ma anche aderente alla realtà. Non possiamo misurare un settore frammentato utilizzando soltanto il metro costruito per i grandi stabilimenti, altrimenti rischiamo di rendere ancora più invisibili proprio i lavoratori più difficili da raggiungere». In questi settori il radicamento sindacale passa anche attraverso il tesseramento diretto, la bilateralità, la presenza territoriale e l’attività degli uffici vertenze: «quando recuperiamo una retribuzione non pagata, facciamo applicare il contratto corretto in un cambio d’appalto o restituiamo ferie, scatti e contributi negati, non stiamo svolgendo soltanto una pratica, stiamo ricostruendo giustizia e stiamo dicendo a una persona sola: tu non sei sola».

Contratti veri contro dumping e lavoro povero

Nava ha ribadito la necessità di contrastare i contratti pirata e la concorrenza costruita comprimendo il costo del lavoro: «non basta che un’impresa dichiari di applicare un contratto. Bisogna chiedere quale contratto, sottoscritto da chi, con quali salari, quali diritti e quale trattamento economico complessivo». Il valore di un contratto, infatti, non è costituito soltanto dal minimo tabellare, ma comprende mensilità aggiuntive, maggiorazioni, ferie, permessi, previdenza complementare, sanità integrativa, welfare, bilateralità e formazione: «la concorrenza deve giocarsi sulla qualità, sull’innovazione e sulla capacità di organizzare meglio il lavoro. Non sulla svalutazione delle persone». Un principio che, per la CISL Lombardia, deve valere anche nell’assegnazione degli appalti e nell’utilizzo delle risorse pubbliche: «il denaro pubblico non può essere neutrale rispetto alla qualità del lavoro che contribuisce a generare. Gli incentivi e le premialità devono favorire le imprese che applicano contratti qualificati, investono nella sicurezza, formano le persone e rispettano la legalità».

Il salario non può adeguarsi per ultimo

Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata alla questione salariale: «nei settori della FISASCAT l’inflazione non è una percentuale letta sui giornali, è il carrello della spesa, l’affitto, la bolletta, il carburante necessario per raggiungere un posto di lavoro non servito dai mezzi pubblici. È il conto che non torna alla fine del mese». Il fisco può e deve sostenere i redditi medio-bassi, ma non può sostituire salari adeguati e rinnovi contrattuali tempestivi: «il salario nasce prima di tutto nel lavoro, nei contratti, nella professionalità e nella redistribuzione dei risultati. Il contratto nazionale rimane la casa comune del lavoro, ma una casa, per restare abitabile, deve essere mantenuta». Accanto al contratto nazionale, Nava ha indicato la necessità di rafforzare la contrattazione territoriale, di sito, di filiera e di appalto: «non dovremmo chiamarla quasi con timidezza contrattazione di secondo livello, è la nuova frontiera nella quale possiamo intervenire concretamente su turni, organici, formazione, sicurezza, welfare e tecnologie».

Il tempo non è uno spazio vuoto

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione degli orari e alle clausole elastiche e flessibili: «le clausole elastiche e flessibili non possono trasformare una persona in una presenza disponibile a comando. La flessibilità contrattata può tenere insieme le esigenze dell’impresa e quelle delle persone, la disponibilità totale, invece, trasferisce tutto il rischio organizzativo sul lavoratore». Il tempo, ha ricordato Nava, non è uno spazio vuoto che l’azienda può occupare quando vuole: «il tempo è vita, famiglia, salute, cura e libertà. Quando una lavoratrice non può programmare la propria settimana, non può organizzare un figlio, una visita medica, l’assistenza a un genitore o semplicemente qualche ora della propria vita». Anche il tema delle aperture domenicali deve essere affrontato superando contrapposizioni ideologiche: «un’economia aperta sette giorni su sette non può poggiare su famiglie, asili, trasporti e servizi che funzionano cinque giorni su sette. Non possiamo aprire tutto e chiudere la vita delle persone». La flessibilità deve quindi essere programmata, contrattata, sostenibile e adeguatamente compensata: «non è una battaglia corporativa della FISASCAT. È una grande questione civile della Lombardia».

Rendere il lavoro abitabile

Salari, orari e occupazione non possono essere separati dalle condizioni concrete nelle quali vivono le persone: «casa, trasporti, sanità e conciliazione sono politiche del lavoro», ha sottolineato Nava. Per chi lavora con turni molto anticipati o serali, un trasporto pubblico insufficiente può equivalere a un’opportunità di lavoro negata, per chi guadagna poco, un affitto insostenibile può rendere impossibile accettare un’occupazione: «il carburante e il pendolarismo sono diventati per molti lavoratori una tassa occulta sul salario. La Lombardia non ha soltanto bisogno di creare lavoro, deve rendere il lavoro abitabile».

L’algoritmo non può essere un capo silenzioso

Tra le trasformazioni che investono direttamente il terziario e i servizi c’è anche l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi sono già utilizzati per costruire turni, assegnare carichi, valutare prestazioni, organizzare consegne e controllare tempi: «l’algoritmo non può diventare un capo silenzioso, capace di esercitare potere senza spiegare i propri criteri e senza assumersi responsabilità». Per Nava, la tecnologia deve essere contrattata prima della sua introduzione e non soltanto contestata dopo: «dobbiamo sapere quali dati utilizza, quali effetti produce e come cambia ritmi, professionalità e salute. La tecnologia è umana quando libera dalla fatica, dal rischio e dalle attività ripetitive, non quando rende il lavoratore soltanto più misurabile, reperibile e sostituibile». Formazione e partecipazione diventano quindi decisive per accompagnare le trasformazioni e permettere ai lavoratori di contribuire alle decisioni quando le scelte sono ancora aperte.

Sicurezza significa anche qualità dell’organizzazione

Nava ha infine richiamato i diversi volti della sicurezza nei settori della FISASCAT: le aggressioni alle lavoratrici del commercio, gli assalti agli addetti alla vigilanza, il lavoro notturno isolato, il carico fisico nelle pulizie, lo stress e la reperibilità continua: «anche il lavoro che consuma lentamente la salute e la dignità è un lavoro insicuro». La prevenzione deve quindi intervenire prima dell’incidente, nel momento in cui vengono definiti organici, turni, carichi, procedure e responsabilità: «la domanda che dobbiamo avere sempre il coraggio di porre è semplice: questa organizzazione del lavoro è davvero sostenibile per le persone?». La CISL Lombardia continuerà ad accompagnare le categorie nella costruzione di una rappresentanza capace di raggiungere anche i lavori più frammentati, poveri e invisibili: «il futuro non ci chiederà il permesso, ma insieme possiamo impedire che lasci indietro le persone. Possiamo renderlo più giusto, più umano e più abitabile».