Dopo quasi dieci anni il Pilastro dei diritti sociali non ha centrato gli obiettivi
A pochi mesi dal decimo anniversario della proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, che avvenne nel 2017, la Commissione europea ha adottato una comunicazione in cui valuta i progressi compiuti dall’Ue nel rafforzamento dei diritti sociali e le questioni da affrontare urgentemente, individuando le priorità per ulteriori azioni. «È un momento cruciale per accelerare l’attuazione e ribadire l’impegno a continuare ad ancorare una solida dimensione sociale nel presente e nel futuro dell’Unione europea» dichiara la Commissione, aggiungendo che «in tempi di profonde e rapide trasformazioni, la dimensione sociale dell’Europa rappresenta la più forte definizione dei valori dell’Ue».
Proclamato dalle istituzioni europee nel 2017, il Pilastro europeo dei diritti sociali ha stabilito, sulla base di 20 principi, un quadro condiviso per promuovere i diritti sociali e migliorare le condizioni di vita e di lavoro nell’Ue. Nel 2021, poi, durante il Vertice sociale di Porto fu approvato un Piano d’azione che ha tradotto quei principi in iniziative concrete, proponendo 75 azioni e tre obiettivi principali per il 2030, riguardanti l’occupazione, la formazione e la riduzione della povertà. Il Piano d’azione ha inoltre ribadito l’impegno dell’Ue per i diritti fondamentali e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
«Il nostro modello sociale è tra i maggiori punti di forza dell’Ue – ha osservato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen –. Poiché i cambiamenti tecnologici trasformano la nostra vita quotidiana e l’aumento dei costi esercita pressioni sulle famiglie, sosteniamo fermamente il nostro impegno a favore dell’equità, delle opportunità e della solidarietà. Il Pilastro europeo dei diritti sociali è la nostra bussola: getta le basi per un’Europa sociale più forte che protegge, dà forza e sostiene i nostri cittadini».
Qualche progresso e molti ritardi
Da quando è stato attuato il Piano d’azione, i progressi verso gli obiettivi principali del Pilastro dei diritti sociali «sono stati disomogenei, con persistenti disparità regionali e territoriali» spiega la Commissione europea. Così, con un tasso di occupazione al 76,1% nel 2025 l’Ue non è distante dall’obiettivo del 78% definito nel 2021, ma il divario occupazionale di genere al 9,6% indica una diminuzione di soli 1,3 punti percentuali dal 2021. Oltretutto, le previsioni economiche della primavera 2026 segnalano un rallentamento della domanda di lavoro, che potrebbe pesare negli anni a venire. I tassi di occupazione in gruppi specifici, poi, mostrano un quadro eterogeneo: ad esempio, un persistente divario occupazionale per le persone con disabilità, 24,2% nel 2025, e un divario occupazionale per i rom del 21%. Anche sulle competenze sono necessari sforzi significativi, dal momento che la partecipazione degli adulti all’apprendimento è del 39,5% a fronte di un obiettivo del 60%, mentre urgono progressi nella riduzione della povertà: tra il 2019 e il 2025 la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nell’Ue è stata di circa 3,5 milioni, ma l’obiettivo è di 15 milioni.
Certo, sottolinea la Commissione, la pandemia e la guerra in Ucraina, con conseguente crisi energetica e del costo della vita, hanno «messo a dura prova il tessuto sociale» di un’Ue che ha cercato di gestire queste crisi per salvaguardare i posti di lavoro e la protezione sociale. Difficoltà che sono aumentate negli ultimi mesi: «Le tensioni geopolitiche, la situazione della sicurezza, gli attriti commerciali, l’arretramento democratico e la frammentazione della cooperazione internazionale richiedono che l’Ue rafforzi la sua resilienza dall’interno» sostiene la Commissione, osservando come oltretutto debbano essere gestiti cambiamenti strutturali quali quello demografico e le transizioni digitale e verde. «Gestire questi cambiamenti richiede un quadro normativo che consenta alle imprese di investire e crescere, nonché sistemi di istruzione e formazione che forniscano a tutti le competenze richieste dal mercato, l’accesso a servizi di qualità e a prezzi accessibili, anche a sostegno di un mercato del lavoro inclusivo, e solidi sistemi di protezione sociale e inclusione sociale» afferma la Commissione nella sua comunicazione, sostenendo la necessità di una rafforzamento dell’attuazione del Pilastro.
Ces: «L’Europa deve cambiare rotta»
Secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), l’assenza di progressi verso gli obiettivi sociali evidenzia come la Commissione debba adottare misure più ambiziose nell’ambito del Quality Jobs Act e investire, nel prossimo bilancio, per proteggere e creare posti di lavoro di qualità. La proposta di bilancio della Commissione, osserva infatti la Ces, elimina il Fondo sociale europeo come politica autonoma mettendo a rischio i finanziamenti sociali, mentre la consultazione sul Quality Jobs Act non include le misure necessarie per i lavoratori, come il diritto alla formazione e la regolamentazione dell’AI sul lavoro. «L’Europa deve cambiare rotta per avere qualche possibilità di raggiungere i suoi obiettivi sociali. L’emergere di nuove sfide, come l’intelligenza artificiale, rende ancora più importanti le nuove risorse e la legislazione dell’Ue sui diritti del lavoro» ha dichiarato la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, secondo la quale «è ora che la Commissione allinei le sue azioni alla sua analisi. Iniziando con una legge sui lavori di qualità che sia all’altezza del suo nome».
La necessità di rafforzare la protezione sociale nell’Ue è dimostrata anche dalla persistenza di elevati livelli di povertà, persino tra chi lavora, con un tasso di povertà tra i lavoratori occupati in aumento e che ha raggiunto l’8,3% nel 2025. «È quanto mai chiaro: dobbiamo riportare l’Europa sociale al centro dell’agenda dell’Ue. L’incapacità di sollevare milioni di persone dalla povertà dovrebbe essere in cima all’agenda della Commissione, non l’ultima cosa da inserire prima delle vacanze estive» ha osservato la segretaria confederale della Ces, Tea Jarc, aggiungendo: «Gli Stati membri devono fare di più per realizzare il pilastro sociale. Ma la Commissione dovrebbe dare prova di leadership promuovendo gli investimenti anziché l’austerità, collegando i finanziamenti alle condizioni sociali e adottando misure di infrazione nei confronti degli Stati membri che non rispettano gli impegni».
