FILCA CISL Lombardia, Fabio Nava: “Non è più il tempo delle roadmap, è il tempo della direzione”

In un tempo segnato da complessità crescente, polarizzazione e semplificazioni continue, il sindacato è chiamato a ritrovare fino in fondo la propria funzione più alta: costruire direzione, responsabilità e fiducia.

È questo il messaggio che il Segretario Generale della CISL Lombardia, Fabio Nava, ha consegnato al Consiglio Generale della FILCA CISL Lombardia, riunito lunedì 13 aprile 2026 a San Paolo d’Argon, in provincia di Bergamo.

Una giornata che non è stata solo un passaggio organizzativo, ma un momento vero di confronto e crescita comune. “Ho respirato un’aria bella, un confronto autentico, dove si discute senza timori e ci si mette in gioco fino in fondo. È questo il bello della nostra organizzazione”, ha sottolineato Nava, restituendo il senso di una comunità che non si limita a riunirsi, ma prova a capirsi.

Il punto non è muoversi, è sapere dove andare

Nel suo intervento, il Segretario Generale ha offerto una lettura lucida della fase che stiamo vivendo. “C’è una parola che torna spesso: roadmap. Una parola rassicurante. Ma non è più il tempo delle roadmap. È il tempo della direzione”. Una riflessione che va oltre il momento contingente e tocca il cuore della sfida: capire quale idea di lavoro, di sviluppo e di comunità vogliamo costruire. Perché, ha spiegato Nava, il problema oggi non è soltanto come muoversi, ma soprattutto dove andare come Paese.

Un confronto vero, non senza le parti sociali

Da qui il richiamo al valore del confronto, un confronto che non può essere ridotto a rituale o a rappresentazione. “Il dialogo è la strada. Ma non può essere un confronto senza le parti sociali”. Perché il lavoro non è una variabile tecnica, non è una voce di bilancio, è una dimensione decisiva della vita delle persone e della qualità della nostra democrazia. In un contesto in cui tutto tende a diventare scontro, Nava ha indicato una linea chiara: “non serve abbassare le differenze, serve alzare il senso di responsabilità”. Non per costruire una tregua, ma per costruire una prospettiva.

Il sindacato tra dubbio e responsabilità

Nel suo intervento Nava ha rifiutato ogni postura autosufficiente, rivendicando invece un approccio più esigente, fatto di ascolto e consapevolezza. “Noi non abbiamo il verbo. Non esiste qualcuno che ha tutte le risposte in tasca”. Un passaggio che non indebolisce, ma rafforza la leadership. Perché, in un tempo complesso, il vero rischio non è avere dubbi, ma credere di avere certezze assolute. “Dobbiamo avere il coraggio del dubbio”, ha detto, richiamando il sindacato a una responsabilità più profonda: non limitarsi a raccontare ciò che accade, ma affrontarlo davvero, con tutte le sue contraddizioni.

Non basta difendere, questo tempo chiede di costruire

Dentro questa fase, Nava ha indicato con nettezza anche il rischio da evitare: quello di una deriva verso la semplificazione, fatta di slogan, contrapposizioni e scorciatoie. Per questo ha rilanciato una linea chiara:
questo tempo non chiede solo di difendere, chiede di costruire”. E costruire, oggi, significa tenere insieme tre parole chiave: contrattazione, partecipazione, responsabilità. Contrattazione vera, non formale. Partecipazione reale, non evocata. Responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e sindacato. “Se la produttività non diventa salario, la crescita resta un numero. Quando diventa salario, diventa fiducia”.

Contratti e rappresentanza: una linea chiara contro il dumping

Nel corso dell’intervento non è mancato un passaggio molto netto sul tema della qualità del lavoro e dei rischi legati al dumping contrattuale. Per Nava, mettere in discussione il ruolo dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi significa aprire una strada pericolosa, che indebolisce il lavoro e ne abbassa il valore.

Quando il lavoro diventa terreno di competizione politica, il rischio è che diventi racconto. Ma il lavoro non è un racconto: è la vita concreta delle persone. E la vita concreta non si governa con gli annunci, ma con la contrattazione, con la partecipazione, con risultati misurabili fino all’ultimo chilometro”.

Una posizione chiara, che richiama il valore della rappresentanza vera come presidio di dignità, equità e qualità delle relazioni industriali.

Giovani e futuro: la domanda di senso

Ampio spazio è stato dedicato anche ai giovani, tema su cui il Segretario Generale ha invitato l’organizzazione a una riflessione più profonda. “I giovani non rifiutano il lavoro. Rifiutano un lavoro che non offre dignità e prospettiva”. Per questo, ha spiegato, non basta intercettarli con strumenti tradizionali. Serve parlare dei grandi temi che sentono propri — ambiente, pace, futuro — e farlo con un linguaggio autentico, senza costruzioni artificiali.

Ripartire dalla fiducia

Nel finale, Nava ha riportato tutto al punto decisivo: la fiducia. “Torneremo a parlare davvero alle persone solo se saremo capaci di recuperare fiducia e credibilità”. Una sfida che riguarda anche la vita interna dell’organizzazione: “se vogliamo chiedere partecipazione fuori, dobbiamo essere i primi a costruirla dentro la nostra CISL”.

Il Consiglio Generale della FILCA CISL Lombardia si conferma così come un luogo reale di confronto e responsabilità condivisa. Non solo un momento organizzativo, ma uno spazio in cui si prova a leggere il tempo e a costruire una direzione. Perché, in una fase complessa e spesso disordinata, la differenza non la fa chi alza di più la voce. La fa chi riesce a tenere insieme, con serietà e visione, lavoro, comunità e futuro. E da dove ripartire, in fondo, resta sempre chiaro. Dalle persone.