Il lavoro non è una merce: è la vita della persona umana. FNP e CISL Lombardia nel segno di Don Primo Mazzolari

Il lavoro non è una merce: è la vita della persona umana. FNP e CISL Lombardia nel segno di Don Primo Mazzolari

In un tempo che corre veloce tra intelligenza artificiale, transizioni demografiche e nuove fragilità sociali, la domanda posta da Don Primo Mazzolari continua a interpellare il presente: come fare in modo che il cambiamento non perda mai di vista la persona?

È attorno a questa riflessione che si è sviluppato l’incontro “Il lavoro non è una merce: è la vita della persona umana. Primo Mazzolari legge Francesco d’Assisi”, promosso dalla FNP CISL Lombardia, in collaborazione con CISL Lombardia e ospitato presso la sede della CISL Lombardia a Milano lunedì 29 giugno 2026.

Presieduto da Salvatore Ciarlone, l’appuntamento è stato introdotto da Giuseppe Saronni Segretario Regionale FNP CISL Lombardia e ha visto il dialogo tra Don Bruno BignamiDirettore dell’Ufficio Nazionale CEI per i Problemi Sociali e il Lavoro, Fabio Nava Segretario Generale della CISL Lombardia. Al centro dell’iniziativa la figura di Don Primo Mazzolari, sacerdote, educatore e profeta del Novecento italiano, capace ancora oggi di parlare a generazioni diverse e di interrogare il mondo del lavoro, della politica e della società.

Le “buone inquietudini” di Don Primo

«Preparandomi a questo incontro – ha raccontato Fabio Nava – non ho cercato tanto di studiare Don Primo Mazzolari quanto di lasciarmi interrogare dalla sua figura. Più leggevo, più raccoglievo suggestioni. Non risposte, suggestioni e anche buone inquietudini». Da qui ha preso avvio una riflessione personale che ha intrecciato memoria, esperienza e visione del futuro. Nava ha richiamato le proprie radici nella campagna bergamasca, le estati trascorse dai nonni contadini, le famiglie che si aiutavano naturalmente, gli attrezzi prestati, le porte aperte e le difficoltà condivise: «era un mondo semplice che oggi sembra lontano, ma che continua ad abitare molte delle mie convinzioni. Ricordo famiglie povere, ma con il cuore grande. Ricche perché sapevano stare nella loro realtà umile, ma profondamente viva». Il Segretario ha ricordato anche le sere d’estate trascorse nel piccolo borgo dei nonni, quando dopo cena le famiglie si ritrovavano vicino a una fontanella, sotto un grande arco, portando ciascuno la propria sedia da casa: «si parlava delle giornate, delle fatiche, dei raccolti, delle preoccupazioni, c’erano sorrisi e paure. Visto con gli occhi di oggi poteva sembrare tutto molto semplice, forse perfino ingenuo, ma lì ho imparato che le persone hanno bisogno di sentirsi parte di una comunità, hanno bisogno di raccontarsi e di essere ascoltate».

La CISL come casa naturale

Un’esperienza che Nava ha collegato direttamente alla propria storia sindacale: «anche per questo la CISL mi è sembrata da subito una casa naturale, perché dentro vi ho ritrovato molte delle cose che avevo conosciuto da bambino: l’idea che nessuno si salva da solo, che i problemi si affrontano meglio insieme, che la dignità e il rispetto delle persone vengono prima delle convenienze». Per il Segretario, il sindacato rappresenta il luogo nel quale quei valori semplici imparati nella vita diventano responsabilità organizzata, rappresentanza e partecipazione.

“La terra è bassa”: il valore della fatica

Tra i passaggi più significativi dell’intervento, il richiamo a una frase del nonno che ancora oggi accompagna il suo modo di guardare il lavoro e la vita: «la terra è bassa, ricordati», un invito a non dimenticare che le cose importanti richiedono tempo, cura, pazienza e fatica. «Viviamo in un tempo che misura tutto in velocità, ma ci sono cose che continuano ad aver bisogno di lentezza: la fiducia, le relazioni, l’educazione, la crescita delle persone». Da qui una delle parole chiave emerse nel confronto: accompagnamento. «Ripensando ai miei nonni, a mia madre e a una maestra elementare che ci faceva leggere i giornali da bambini, mi sono accorto che nessuna di queste persone mi ha semplicemente insegnato qualcosa, mi hanno accompagnato. E forse una delle grandi responsabilità di ogni generazione è proprio questa: accompagnare».

Abitare il proprio “Adesso”

Particolarmente significativo il richiamo al giornale fondato da Don Primo, “Adesso”. Per Nava quella parola continua a rappresentare una sfida attualissima: «l’adesso di Don Primo era il dopoguerra, la povertà e la ricostruzione. Il nostro adesso si chiama intelligenza artificiale, transizione demografica, nuove fragilità e solitudini. Ma la domanda di fondo non è cambiata: come fare in modo che il cambiamento non perda di vista la persona?». Da qui anche il richiamo a una delle espressioni più note di Mazzolari, “obbedire in piedi”, che Nava ha collegato a un insegnamento ricevuto dalla madre: «mi suona molto simile a quel “tu sta sul tuo dritto” che mi ripeteva spesso».

Il lavoro è vita, non merce

In un’epoca in cui si discute continuamente di algoritmi, produttività e competitività, il Segretario ha rilanciato una domanda cruciale: «oggi discutiamo molto di come cambierà il lavoro, forse dovremmo chiederci con la stessa forza come cambieranno le persone, perché il cambiamento che stiamo vivendo non è soltanto tecnologico, è umano». In questo contesto acquista ancora maggiore attualità la celebre affermazione di Don Primo Mazzolari che ha dato il titolo all’incontro: «il lavoro non è una merce, è la vita della persona umana». Per Nava il valore del lavoro non coincide mai soltanto con il suo prezzo, perché dentro ogni lavoro c’è sempre una persona con la propria storia, le proprie speranze e le proprie fragilità. A questo proposito, il Segretario ha annunciato il momento di approfondimento e riflessione promosso il prossimo 2 luglio dalla CISL Lombardia sulla Dottrina Sociale della Chiesa, per interrogarsi su quanto la scelta originaria della CISL di oltre settantacinque anni fa – aconfessionale ma di libera ispirazione cristiana – continui a parlare ai sindacalisti del nostro tempo.

Dalle competenze alla sapienza

Guardando alle nuove generazioni, Nava ha infine rilanciato una distinzione che rappresenta una delle sfide decisive del nostro tempo: quella tra competenze e sapienza. «Le competenze si apprendono, la sapienza si trasmette, passa da una persona all’altra, attraverso una relazione, un esempio, una testimonianza». Da qui l’invito a superare la logica del semplice ricambio generazionale per costruire invece un vero ponte tra generazioni: «il futuro non nasce quando una generazione prende il posto di un’altra, nasce quando riescono a incontrarsi, quando chi ha esperienza trova il tempo e la generosità di trasmetterla e quando chi arriva dopo trova l’umiltà e la curiosità di raccoglierla».

Un’eredità che parla al presente

A chiudere idealmente l’incontro sono state le parole di Don Bruno Bignami che ha ricordato come l’eredità più attuale di Don Primo Mazzolari risieda nella capacità di guardare la realtà con fiducia e speranza, nella convinzione che le cose si cambiano soltanto amandole. Gli ha fatto eco il Segretario: «un messaggio che continua a parlare al sindacato, al lavoro e alla società di oggi. Perché i mestieri cambiano, le tecnologie cambiano, le professioni cambiano. Ma c’è qualcosa che continua a passare da una generazione all’altra: la capacità di trasmettere umanità».