“Il valore dell’artigianato lombardo – bilateralità, sicurezza, partecipazione”

Mercoledì 22 aprile 2026, presso la sede della CISL Lombardia a Milano, si è tenuto il convegno “Il valore dell’artigianato lombardo – bilateralità, sicurezza, partecipazione“.

Ad aprire i lavori è stato Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia: “l’artigianato rappresenta molto più di un settore economico: è una parte fondamentale dell’identità produttiva e sociale della Lombardia” – ha dichiarato il Segretario. “Dietro ogni impresa artigiana ci sono famiglie, professionalità, competenze costruite nel tempo, relazioni di comunità e territori che continuano a vivere grazie alla presenza di attività radicate e capaci di generare valore. Non parliamo soltanto di numeri o di imprese, ma di un patrimonio fatto di lavoro dignitoso, capacità di innovazione, prossimità e coesione sociale. Senza l’artigianato, la Lombardia sarebbe più povera non solo economicamente, ma anche sotto il profilo umano e comunitario. Oggi, però, non possiamo limitarci a celebrare ciò che questo mondo ha rappresentato nel passato. La vera sfida è accompagnarlo nel cambiamento, perché il contesto in cui operano le imprese è profondamente mutato. Viviamo una fase segnata da trasformazioni rapide: tensioni geopolitiche, mercati instabili, costi energetici elevati, transizione digitale, intelligenza artificiale, cambiamenti demografici e carenza di manodopera qualificata. In questo scenario, la domanda non è più se cambiare, ma come farlo senza lasciare indietro persone, imprese e territori. L’artigianato lombardo ha dimostrato negli anni una straordinaria capacità di resilienza. Ha affrontato la pandemia, l’aumento dei costi, l’inflazione e le difficoltà internazionali, continuando in molti casi a crescere e a innovare. Tuttavia, esistono nodi strutturali che non possono più essere ignorati. Uno dei più importanti riguarda il rapporto tra formazione e lavoro: troppe imprese faticano a trovare competenze adeguate, mentre molti giovani non riescono a intercettare le opportunità offerte dal mondo artigiano. È evidente che scuola, formazione professionale e sistema produttivo devono dialogare di più e meglio, perché non esiste innovazione senza competenze solide e non esiste futuro senza mestieri qualificati. Un’altra grande sfida riguarda il ricambio generazionale. Molte imprese sane rischiano di chiudere non per mancanza di lavoro, ma per assenza di continuità. Quando una piccola impresa scompare, non perdiamo soltanto un’attività economica: perdiamo sapere, esperienza, relazioni sociali e identità produttiva. Per questo diventa fondamentale rendere il lavoro artigiano più attrattivo, valorizzando la qualità professionale, la formazione continua e le opportunità di crescita. In questo percorso, bilateralità, sicurezza e partecipazione rappresentano tre pilastri essenziali. La bilateralità ha dimostrato di poter offrire risposte concrete ai bisogni di lavoratori e imprese, creando strumenti di welfare, formazione e tutela che rafforzano il sistema. La sicurezza non può mai essere considerata un costo da comprimere, ma un valore assoluto da difendere, perché ogni incidente evitabile rappresenta una sconfitta collettiva. E la partecipazione diventa decisiva in un contesto in cui le imprese cambiano rapidamente: coinvolgere i lavoratori significa valorizzarne competenze, idee ed esperienza, costruendo modelli organizzativi più forti e responsabili. La Lombardia ha tutte le condizioni per aprire una nuova fase di sviluppo del settore artigiano, fondata su una visione condivisa tra imprese, sindacato e istituzioni. Serve un patto concreto che metta al centro giovani, innovazione, transizione digitale, sicurezza, welfare e qualità del lavoro. Non servono annunci, ma percorsi verificabili e obiettivi chiari, capaci di produrre risultati reali nella vita delle persone e nella competitività delle imprese. L’artigianato continua a insegnarci il valore della cura, della precisione, della competenza e della responsabilità. In un tempo dominato dalla velocità e dalla ricerca di scorciatoie, questo mondo ci ricorda che la qualità si costruisce nel tempo e che lo sviluppo migliore è quello che tiene insieme crescita economica e dignità del lavoro. È da qui che possiamo ripartire per immaginare una Lombardia ancora più forte, inclusiva e capace di guidare il cambiamento”.

A seguire si è tenuta una tavola rotonda, moderata da Francesco GirolimettoDirettore di BiblioLavoro, con la partecipazione di Enzo MesagnaSegretario Regionale CISL Lombardia, Marco AccorneroSegretario Generale CLAAI Lombardia, Stefano BindaSegretario CNA Lombardia, Roberta VaiaSegretaria CISL Lombardia e Carlo PiccinatoSegretario Generale Confartigianato Lombardia.

Negli anni il mondo dell’artigianato ha costruito una rete di protezione sociale solida e articolata, capace di accompagnare lavoratori e imprese nei cambiamenti economici e produttivi” – ha dichiarato Enzo Mesagna – “Formazione continua, welfare integrativo, sostegno al reddito e bilateralità rappresentano oggi strumenti concreti che hanno contribuito a rafforzare il settore, colmando molte differenze rispetto a realtà industriali più grandi. La sfida attuale è rendere l’artigianato sempre più attrattivo, soprattutto in un contesto segnato dalla crisi demografica, dall’invecchiamento della popolazione e dalla difficoltà crescente nel reperire competenze professionali adeguate. Le imprese faticano a trovare manodopera qualificata e questo impone una riflessione sul rapporto tra formazione, orientamento e mercato del lavoro. Per questo la bilateralità può diventare non solo uno strumento di tutela, ma anche una leva strategica per creare nuove risposte. Rafforzare il collegamento tra bisogni delle imprese e percorsi formativi significa favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, sostenendo la competitività del settore e valorizzando le professionalità. Il futuro dell’artigianato passa dalla capacità di leggere i cambiamenti e trasformarli in opportunità, mettendo al centro persone, competenze e qualità del lavoro”.

La salute e la sicurezza sul lavoro nel mondo artigiano rappresentano un tema centrale e allo stesso tempo complesso, perché si innestano dentro un modello produttivo con caratteristiche molto specifiche” – ha proseguito Roberta Vaia – “Le imprese artigiane, infatti, sono realtà di dimensioni ridotte, spesso fortemente specializzate e caratterizzate da un rapporto diretto e quotidiano tra titolari e lavoratori. Questo elemento, da un lato, costituisce un punto di forza: il ciclo produttivo è conosciuto in modo diretto, il datore di lavoro è presente sul luogo di lavoro e la gestione è più immediata rispetto a contesti aziendali più grandi e strutturati. Dall’altro lato, però, proprio questa prossimità può diventare anche un limite. Le piccole dimensioni comportano meno tempo, meno risorse e spesso una minore disponibilità di competenze dedicate alla gestione strutturata della sicurezza. In molti casi, infatti, la prevenzione non viene vissuta come un processo continuo, ma come un insieme di adempimenti formali legati a obblighi normativi: il DVR, la sorveglianza sanitaria, i dispositivi di protezione individuale. Il rischio è che la sicurezza venga attivata solo in seguito a un evento critico, come un infortunio o un mancato infortunio, e non come parte integrante dell’organizzazione del lavoro. Un’altra criticità rilevante riguarda la dimensione culturale. In molte imprese artigiane permane ancora la logica del ‘si è sempre fatto così’, che tende a sottovalutare il rischio e a normalizzare pratiche potenzialmente pericolose. Questo atteggiamento, spesso rafforzato dall’esperienza e dall’assenza di eventi gravi nel passato, rende più difficile introdurre cambiamenti nei comportamenti e nella gestione del lavoro. Tuttavia, proprio la sottovalutazione del rischio rappresenta oggi uno dei principali fattori critici anche nei contesti produttivi più moderni. Si aggiungono poi l’invecchiamento dei lavoratori e la natura fisicamente impegnativa di molte attività artigiane: senza adeguati interventi organizzativi, tecnologici e formativi, cresce il rischio di arrivare alla fine della vita lavorativa con condizioni di salute compromesse, dovute a esposizioni prolungate a sforzi e posture usuranti. Infine, pesa anche una criticità normativa e burocratica: l’impianto regolatorio, pur fondamentale, può risultare complesso per micro e piccole imprese e talvolta prevale un approccio formale più che sostanziale, con documentazione articolata ma non sempre realmente efficace. La sfida è quindi duplice: rafforzare la cultura della prevenzione e, allo stesso tempo, semplificare gli strumenti di gestione della sicurezza, rendendoli più aderenti alla realtà artigiana e realmente efficaci nella tutela di lavoratori e imprese“.

A concludere i lavori, Mattia PirulliSegretario CISL Nazionale – il quale ha sottolineato e ribadito che “l’impegno e il lavoro della CISL continua: contrattare il valore per tutelare, oggi e domani, la dignità di chi lavora“.