In memoria di Sandro Antoniazzi, storico sindacalista della CISL milanese e lombarda
di Fabio Nava – Segretario Generale della CISL Lombardia
“Partecipare alla commemorazione di Sandro Antoniazzi è stata soprattutto una straordinaria occasione di riflessione sul senso più profondo dell’impegno sindacale. Ascoltando le testimonianze, i ricordi e le parole di chi ha condiviso con lui un tratto di strada, non ho pensato tanto a una storia individuale, per quanto significativa e di grande esempio, quanto a una domanda che riguarda tutti noi: quale eredità vogliamo lasciare alle persone che incontriamo e alle organizzazioni che siamo chiamati a guidare? In un tempo che corre veloce, spesso misuriamo tutto attraverso risultati immediati, numeri, scadenze e obiettivi. Eppure, dagli interventi ascoltati durante la commemorazione è emerso qualcosa che va oltre ogni ruolo e ogni incarico: la capacità di unire pensiero e azione, di leggere il cambiamento senza smarrire la centralità della persona, di costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla credibilità. Forse è proprio questa la sfida più grande per il sindacato di oggi. Non limitarci ad amministrare il presente, ma continuare a generare idee, visione, cultura del lavoro e responsabilità sociale. Perché le organizzazioni vivono davvero quando sanno custodire una memoria che non guarda nostalgicamente al passato, ma diventa energia per affrontare il futuro. L’intitolazione di una sala e la nascita di un Centro Studi dedicato a Sandro Antoniazzi ci ricordano proprio questo: che il sindacato non è soltanto rappresentanza, contrattazione e tutela. È anche elaborazione, ascolto, formazione, capacità di interrogarsi sui cambiamenti e di preparare risposte nuove. Uscendo da quell’incontro mi sono portato via soprattutto una domanda. Quando un giorno qualcuno parlerà di noi, parlerà dei ruoli che abbiamo ricoperto o delle persone che abbiamo aiutato a crescere? Degli incarichi che abbiamo avuto o delle idee che abbiamo contribuito a mettere in cammino? Forse la differenza sta tutta qui. Perché il valore di una vita, e spesso anche di un’organizzazione, non si misura da quanto spazio riesce a occupare nel proprio tempo, ma da quanto futuro riesce a lasciare in eredità agli altri”.







