CISL Lombardia e Regione Lombardia in visita a Saipem. Fabio Nava: «La fiducia non compare nei bilanci, ma contribuisce a costruirli»

CISL Lombardia e Regione Lombardia in visita a Saipem. Fabio Nava: «La fiducia non compare nei bilanci, ma contribuisce a costruirli»

Una delegazione della CISL Lombardia, insieme all’Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia Guido Guidesi, ha visitato il quartier generale milanese di Saipem. Al centro dell’incontro, la testimonianza concreta di come forme di partecipazione dei lavoratori possano migliorare le relazioni industriali e la capacità di governare meglio le trasformazioni.

La partecipazione non è una formula astratta, diventa credibile quando entra con rispetto e competenza nell’organizzazione del lavoro, nei processi di innovazione, nella prevenzione degli infortuni, nella formazione e nelle scelte che accompagnano il futuro dell’impresa. È questo il significato che la delegazione della CISL Lombardia, guidata dal Segretario Generale Fabio Nava, ha voluto dare alla visita.

L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla CISL Lombardia per sensibilizzare e diffondere la cultura della partecipazione e favorire l’attuazione della Legge 76 del 2025, nata dalla proposta di iniziativa popolare sostenuta dalla CISL attraverso la raccolta di quasi 400.000 firme. Particolare attenzione è stata dedicata all’accordo che ha portato alla costituzione di un Comitato aziendale paritetico, luogo stabile di confronto tra azienda e rappresentanze sindacali.

«La partecipazione non è uno slogan né una concessione», ha dichiarato Fabio Nava. «È un metodo attraverso il quale impresa e lavoratori, senza confondere ruoli e responsabilità, possono affrontare insieme il cambiamento. Non elimina le differenze, ma crea le condizioni per governarle in modo più maturo, trasparente e responsabile».

La visita ha inoltre dimostrato come l’innovazione tecnologica non debba essere semplicemente subita, ma possa essere governata attraverso il confronto e la partecipazione. «La tecnologia, da sola, non è né buona né cattiva», ha sottolineato Nava. «La differenza la fanno il modo in cui viene introdotta, gli obiettivi che le vengono assegnati e il coinvolgimento delle persone. Quando l’innovazione nasce dentro un quadro di regole condivise, può diventare uno strumento concreto di sicurezza, qualità del lavoro e responsabilità. Il futuro di un’impresa non dipende soltanto dalle tecnologie di cui dispone, ma dalla capacità delle persone di conoscerle, utilizzarle e governarle, per questo formazione e partecipazione sono due facce della stessa strategia: entrambe rafforzano la competenza, la responsabilità e la libertà di chi lavora».

Per il Segretario, l’esperienza illustrata dimostra come la qualità delle relazioni industriali possa rappresentare un fattore di solidità, buona organizzazione e competitività: «per troppo tempo abbiamo pensato che la competitività dipendesse soltanto dal capitale finanziario, dalla tecnologia e dall’organizzazione. Sono fattori decisivi, ma ne esiste un altro, spesso invisibile e determinante: il capitale della fiducia. La fiducia non compare nei bilanci, ma contribuisce a costruirli. Non si acquista sui mercati, ma incide sulla capacità di affrontarli. Non si misura con un indicatore, ma influenza la qualità delle decisioni, la capacità di superare le difficoltà e di cogliere nuove opportunità. Anche per questo la partecipazione non è soltanto un tema sindacale, è una moderna politica industriale. Significa valorizzare l’intelligenza diffusa presente nelle organizzazioni e trasformare competenze, esperienza e responsabilità delle persone in un vantaggio competitivo per l’impresa e per il territorio».

Da qui il coinvolgimento di Regione Lombardia, con l’obiettivo di condividere, promuovere e sostenere le buone pratiche di partecipazione presenti nelle aziende: «la Lombardia può essere il territorio che per primo dimostra come partecipazione, innovazione e qualità del lavoro possano rafforzarsi a vicenda», ha affermato Nava. «Qui si concentra una parte decisiva del sistema produttivo italiano, qui possiamo dimostrare che crescita economica, qualità del lavoro, innovazione e coesione sociale non sono obiettivi alternativi, ma parti della stessa strategia di sviluppo. La sfida non è imporre modelli uguali per tutti, ma creare le condizioni affinché sempre più imprese possano conoscere, adattare e sperimentare percorsi partecipativi capaci di valorizzare il contributo delle persone e di rafforzare la competitività aziendale».

Nava ha così concluso: «le buone pratiche acquistano ancor più valore quando si sceglie di farle conoscere e di metterle a disposizione della comunità. È così che le esperienze migliori smettono di essere eccezioni e iniziano a costruire futuro».

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