Alla Libera Masseria di Cisliano la sessione conclusiva del Terzo Coordinamento di CISL Lombardia sulla Legalità e lavoro. Fabio Nava: «Una persona con più diritti non è soltanto una persona più tutelata. È una persona più difficile da ricattare». Tre gli impegni: formare a vedere, organizzare il collegamento, sapere come agire.
Cisliano, 22 settembre 2026 – La legalità non è soltanto rispetto delle regole o contrasto alla criminalità organizzata. È una condizione della libertà delle persone, della qualità del lavoro e dello sviluppo della Lombardia.
È questa la prospettiva emersa dalla sessione conclusiva del Terzo Coordinamento sulla Legalità di CISL Lombardia, svoltasi alla Libera Masseria di Cisliano, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla comunità.
Una giornata di studio e confronto che ha indicato anche il passo successivo per l’organizzazione: passare dalla cultura della legalità alla capacità organizzativa della legalità, trasformando conoscenza e sensibilità in strumenti concreti per delegati, categorie, servizi e territori.
Legalità e lavoro: una questione di libertà
«Se domani tornassimo nei nostri territori sapendo molte più cose sulle mafie, ma facendo esattamente le stesse cose di prima, questo percorso sarebbe servito davvero?».
È la domanda con cui il segretario generale di CISL Lombardia, Fabio Nava, ha aperto le conclusioni.
La risposta parte dal lavoro. Lavoro nero, caporalato, evasione contributiva, appalti opachi, sicurezza sacrificata per abbassare i costi e concorrenza sleale non sono fenomeni ai margini dell’azione sindacale. Incidono sulla dignità delle persone, sulla qualità del lavoro e sulla possibilità delle imprese corrette di competere in condizioni eque.
Per questo «ci occupiamo di legalità perché ci occupiamo di lavoro».
Ma c’è un passaggio ulteriore. Le regole contano ancora di più per chi dispone di meno risorse, informazioni, relazioni e possibilità di scelta.
«Una persona con più diritti non è soltanto una persona più tutelata. È una persona più difficile da ricattare».
Salario, contratto regolare, sicurezza, formazione, welfare e possibilità di chiedere aiuto non eliminano l’illegalità, ma aumentano il potere di scelta delle persone e riducono uno dei terreni sui quali possono attecchire ricatto e sfruttamento.
Per questo il lavoro di qualità non è soltanto un risultato della legalità. È anche uno dei suoi anticorpi.
Lombardia: dove trovano conveniente stare le mafie?
La riflessione riguarda direttamente anche la Lombardia.
Comprendere la presenza della criminalità organizzata significa superare una rappresentazione troppo semplice di una regione sana nella quale le mafie arriverebbero esclusivamente dall’esterno.
Questo non significa stabilire automatismi: un’impresa in difficoltà non è un’impresa infiltrata e un subappalto non è di per sé opaco. Significa però interrogarsi sulle condizioni nelle quali il potere criminale può trovare maggiori opportunità: imprese fragili e bisogno di liquidità, lavoro vulnerabile, opacità, filiere nelle quali diventa difficile ricostruire le responsabilità, persone che vedono qualcosa ma temono di essere sole.
Alla domanda «Dove sono le mafie?» occorre quindi affiancarne un’altra:
«Dove trovano conveniente stare?»
Da qui una conseguenza importante: la legalità non è soltanto una questione di ordine pubblico. È una questione di qualità dello sviluppo.
Una grande economia non può misurarsi soltanto sulla quantità di valore prodotto. Deve interrogarsi anche su come quel valore viene prodotto: con quale lavoro, quali imprese, quali filiere, quale trasparenza e quale responsabilità.
Partecipazione come infrastruttura di legalità
In questa prospettiva assume un significato particolare anche la partecipazione dei lavoratori.
La partecipazione ha bisogno della legalità: non può partecipare pienamente chi ha paura, non dispone delle informazioni o teme che esercitare un diritto possa costargli il lavoro.
Ma vale anche la relazione opposta. La partecipazione non garantisce da sola la legalità, ma può aumentare informazione, trasparenza e responsabilità. Un lavoratore informato vede di più, un delegato formato può porre domande migliori e un’impresa nella quale circolano informazioni e i lavoratori hanno voce dispone di strumenti ulteriori per riconoscere ciò che non funziona.
Da qui una pista di lavoro per CISL Lombardia: pensare alla partecipazione anche come infrastruttura di legalità.
Formare a vedere, collegare, sapere come agire
Il Coordinamento non si conclude quindi con una generica richiesta di maggiore sensibilizzazione. L’obiettivo è costruire una CISL più capace di legalità, attraverso tre impegni operativi.
Il primo è formare a vedere, costruendo percorsi stabili per gruppi dirigenti e delegati su appalti, filiere, lavoro irregolare, indicatori di anomalia, strumenti disponibili e soggetti competenti da attivare. Non per trasformare i sindacalisti in investigatori, ma per imparare a riconoscere e non sottovalutare.
Il secondo è organizzare il collegamento tra territori, categorie e servizi, mettendo in comune esperienze, criticità, protocolli e buone pratiche. Perché ciò che appare isolato, quando viene collegato, può aiutare a comprendere fenomeni che altrimenti rimarrebbero invisibili.
Il terzo è sapere come agire, trasformando la “Griglia protocolli per la legalità” in una mappa regionale semplice e utilizzabile degli strumenti, delle procedure e degli interlocutori da attivare.
E i risultati dovranno essere verificabili: persone formate, conoscenze condivise, protocolli migliorati, reti costruite. Con una domanda da riproporre tra un anno:
«Che cosa sappiamo fare oggi che un anno fa non sapevamo fare?»
Dalla Libera Masseria, un impegno che continua
Le conclusioni sono arrivate al termine di una giornata che ha tenuto insieme analisi, esperienza e strumenti operativi: il professor Andrea Carnì ha accompagnato i partecipanti nella lettura dei fenomeni criminali e delle loro dinamiche nel tessuto economico e sociale; UCAPTe ha raccontato dall’interno l’esperienza della Libera Masseria e il percorso di restituzione del bene alla comunità; Dino Perboni, segretario regionale CISL Lombardia, ha presentato la “Griglia protocolli per la legalità”, frutto del lavoro svolto dal Coordinamento e base operativa per la fase successiva.
La scelta della Libera Masseria ha dato un significato ulteriore al percorso. Un bene sottratto al potere criminale cambia veramente quando viene restituito alla comunità e torna a generare relazioni, opportunità e fiducia.
È un’idea che incontra profondamente anche il lavoro sindacale: restituire voce a chi pensa di non averne, sicurezza a chi ha paura, dignità al lavoro e possibilità a chi pensa di non avere alternative.
Significa contribuire ad aumentare il potere delle persone sulla propria vita. Ed essere un’organizzazione capace di dire a una lavoratrice, a un lavoratore o a un delegato che decide di non voltarsi dall’altra parte:
«Tu non sei solo».
Perché il compito, alla fine, è fare in modo che la forza di qualcuno non diventi il destino di qualcun altro.







