Piazza della Loggia: la memoria che non si lascia interrompere

La bomba interruppe una voce, non riuscì a interrompere una responsabilità.

Il 28 maggio 1974, in Piazza della Loggia, fu colpita Brescia. Ma fu colpita anche un’idea precisa di democrazia: quella che vive nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei corpi intermedi, nella partecipazione civile, nella libertà delle persone.

Ieri la CISL Lombardia era presente con una delegazione importante di dirigenti e operatori alla commemorazione della strage. Una presenza non formale, ma profondamente consapevole. Perché ricordare Piazza della Loggia significa riconoscere che la democrazia non è mai acquisita una volta per tutte, va custodita, va praticata, va resa concreta nella vita quotidiana delle persone.

Sotto la pioggia di quella mattina del 1974, mentre la piazza ascoltava raccolta sotto gli ombrelli, non si stava parlando soltanto dei diritti di allora, si stava parlando della qualità democratica del futuro del Paese.

Nell’intervento conclusivo, Daniela Fumarola ha richiamato il cuore di quella giornata: la manifestazione era stata promossa da CGIL, CISL e UIL per rispondere, pubblicamente e democraticamente, alle intimidazioni e alla violenza neofascista. In quella piazza c’erano lavoratori, studenti, pensionati, donne e uomini diversi, uniti da una convinzione comune: la democrazia andava difesa insieme. Mentre parlava Franco Castrezzati, dirigente storico della CISL bresciana, l’esplosione spezzò la vita di otto persone e ferì oltre cento cittadini, ma non cancellò il senso di quelle parole. Castrezzati stava parlando di una democrazia dal volto più umano e più preciso: libertà sostanziale, partecipazione, dignità della persona. È questa la consegna più forte di Piazza della Loggia.

Il sindacato, nei momenti più difficili della storia repubblicana, non è stato solo rappresentanza sociale, è stato presidio democratico, ha dato voce al disagio senza consegnarlo all’odio, ha rappresentato il conflitto senza trasformarlo in distruzione, ha tenuto insieme diritti e responsabilità, libertà e solidarietà, lavoro e Costituzione.

E proprio per questo la democrazia non può avere stereotipi, etichette o cliché. La democrazia, per sua natura, non può appartenere a una parte soltanto, non si difende usando il linguaggio della delegittimazione reciproca, non cresce dentro le tifoserie permanenti. Ogni volta che qualcuno pretende di essere l’unico interprete del bene, della verità o della giustizia, la democrazia si impoverisce. La forza democratica dell’Italia, invece, è sempre stata la capacità di tenere insieme differenze, culture, sensibilità e storie diverse dentro un destino comune. E quel senso alto della mediazione intelligente, rispettosa, esigente, ha trovato il suo punto più nobile nella stagione costituente. Donne e uomini provenienti da esperienze politiche, culturali e persino ideali molto lontane seppero confrontarsi senza annientarsi, discutere senza disumanizzarsi, costruire senza pretendere di cancellare l’altro. Non è un caso se la Costituzione italiana viene ancora oggi riconosciuta come una delle più alte e lungimiranti del mondo, perché non nacque dall’arroganza di una verità imposta, ma dalla fatica democratica del dialogo, del confronto, della ostinata e instancabile ricerca di un equilibrio giusto capace di tenere insieme libertà, dignità del lavoro, solidarietà e partecipazione.

Oggi il tempo è diverso, ma non meno fragile. Crescono le polarizzazioni, si alza il linguaggio dell’odio, troppe persone si sentono sole, invisibili, irrilevanti. E ogni democrazia si indebolisce quando il conflitto smette di cercare una soluzione comune e comincia invece a cercare un nemico.

Anche per questo la lezione di Piazza della Loggia continua a parlarci: ci chiede di fermare il clima dell’antagonismo permanente, della rabbia continua, della contrapposizione che divide tutto in amici e nemici. Ci chiede di recuperare il valore del dialogo, del confronto rispettoso, della mediazione alta e giusta, non la mediazione come debolezza, ma come forma più matura della democrazia, perché il bene comune non appartiene a chi urla di più o a chi pensa di possedere da solo tutte le risposte. Il bene comune si costruisce ascoltandosi, riconoscendosi, assumendosi insieme una responsabilità verso gli altri.

Per questo Piazza della Loggia parla ancora a noi. Ci ricorda che non c’è vera democrazia dove il lavoro perde dignità, non c’è libertà piena dove le persone vengono lasciate sole, non c’è coesione se il disagio sociale diventa abbandono, rabbia, sfiducia.

Come CISL Lombardia raccogliamo questa memoria come impegno concreto: continuare a costruire partecipazione, contrattazione, giustizia sociale, responsabilità, continuare a stare nei luoghi di lavoro e nei territori come presidio di fiducia, continuare a difendere la democrazia non solo celebrandola, ma rendendola più giusta, più vicina, più umana.

La memoria non serve a restare fermi nel passato, serve a capire da che parte stare nel presente. E noi sappiamo da che parte stare: dalla parte delle persone, del lavoro, della libertà. Dalla parte di una democrazia che continua a vivere ogni volta che una comunità sceglie di non cedere alla paura.

Crediti: UST CISL Brescia