L’Ue cerca di migliorare l’efficienza energetica e la sostenibilità dei data center
Il legame tra lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) e le risorse energetiche è in piena e continua evoluzione. Come reso noto dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) in un recente Rapporto dedicato al tema, la spesa delle più grandi aziende tecnologiche nei data center ha superato i 400 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede un ulteriore aumento del 75% nel 2026. La spesa in conto capitale di sole cinque aziende tecnologiche supera gli investimenti globali nella produzione di petrolio e gas naturale. Il sistema di monitoraggio satellitare dell’Agenzia rivela che «la capacità delle “fabbriche di intelligenza artificiale” (data center progettati per l’AI) è più che triplicata negli ultimi 18 mesi». Contemporaneamente è però aumentata la domanda di energia elettrica proveniente dai data center, cresciuta nel 2025 del 17% complessivamente, ma ancora più rapidamente in quelli dedicati all’AI.
Mentre il consumo energetico per singola attività di AI sta diminuendo rapidamente, «con un miglioramento dell’efficienza a un ritmo senza precedenti nella storia dell’energia», si assiste ad un aumento esponenziale dell’utilizzo dell’AI anche ad alta intensità, cosa che porta alla previsione di un raddoppio del consumo di energia elettrica proveniente dai data center entro il 2030, ma quello dei data center per AI è destinato a triplicare.
Ad alcuni rischi e danni ambientali legati all’AI cerca di rispondere l’Ue con la proposta della Commissione europea di un sistema comune di classificazione per i data center, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza sull’uso di energia e integrarli in modo sostenibile nel sistema energetico europeo. Per aumentare l’indipendenza tecnologica e la sovranità digitale, l’Ue intende triplicare la sua capacità di data center nei prossimi cinque-sette anni. Come osserva però la commissaria europea per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, «triplicare la capacità dei nostri data center non può significare triplicare la pressione sulle nostre reti, sulla nostra acqua e sulle nostre bollette energetiche». Per questo, ha aggiunto, serve maggiore trasparenza, «valutando i grandi data center in base al loro impatto sul nostro sistema energetico. Efficienti, flessibili, alimentati da energia pulita aggiuntiva e riutilizzando il calore di scarto, i data center diventano una risorsa per la transizione energetica».
Limitare l’impatto ambientale dell’AI
Il fabbisogno energetico dell’AI, secondo l’analisi dell’Iea, deriva dal risultato di tre tendenze in continua evoluzione: la crescente diffusione della tecnologia, i miglioramenti nell’efficienza e l’evoluzione delle capacità dei modelli, che aprono nuove possibilità di utilizzo ma sono generalmente più energivori. Come sottolinea il Rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, infatti, se da un lato i continui progressi software e hardware stanno riducendo il consumo energetico per attività di AI (ad esempio per le interrogazioni testuali), dall’altro si moltiplicano le applicazioni ad alta intensità energetica (video, agenti autonomi) che richiedono quantità di energia centinaia o migliaia di volte superiori. Così, mentre la domanda di elettricità dei data center è aumentata del 17% nel 2025, il consumo di energia elettrica di quelli dedicati all’AI ha fatto registrare un incremento del 50%, con i principali fornitori che segnalano una triplicazione degli utenti e una quintuplicazione dei ricavi nell’ultimo anno. Questa rapida crescita della domanda di energia dedicata all’AI «comporta sfide che devono essere affrontate» sostiene la Commissione europea, secondo cui un aumento dei data center «potrebbe esercitare una pressione supplementare sulle reti elettriche e sull’uso di risorse naturali, come l’acqua, e contribuire ad aumentare le emissioni di carbonio». Si tratta di impatti che possono essere limitati solo migliorando l’efficienza dei data center dal punto di vista energetico e idrico, per questo l’esecutivo dell’Ue propone un sistema comune di classificazione al fine di garantire «informazioni trasparenti sull’uso effettivo delle risorse (energia, acqua) da parte dei centri dati». Lo schema di valutazione, spiega la Commissione, riguarderà i data center con una capacità superiore a 500 kW nonché il contributo che questi centri possono dare alla rete, in termini di riutilizzo del calore di scarto, aggiunta di capacità di generazione di energia pulita e flessibilità. Ad esempio, viene notato come «il riutilizzo di circa la metà di tutto il calore di scarto proveniente dai centri dati europei equivale alla domanda totale di riscaldamento di 4 milioni di famiglie in Europa».
Relazione tra AI e nucleare di nuova generazione
Il legame tra lo sviluppo di data center per l’AI e il sistema energetico è dimostrato poi dalle forti interconnessioni con le sempre più insistenti spinte verso il nucleare di nuova generazione. «Sebbene l’AI sia ancora un consumatore di energia, sta anche diventando un produttore di energia, promuovendo soluzioni innovative come i reattori nucleari di nuova generazione, i data center flessibili e i sistemi di accumulo di energia a lungo termine» sostiene il direttore esecutivo dell’Iea, Fatih Birol, sottolineando l’importanza della collaborazione tra i decisori politici e i settori energetico e tecnologico. Il portafoglio di accordi di acquisto condizionato tra operatori di data center e progetti nucleari con piccoli reattori modulari (Small Modular Reactors – Smr) è cresciuto da 25 gigawatt a fine 2024 ai 45 gigawatt odierni, rendo noto l’Iea, «a dimostrazione che lo slancio dell’intelligenza artificiale potrebbe accelerare la commercializzazione di nuove tecnologie energetiche». Nella proposta finalizzata a migliorare l’integrazione di data center sostenibili all’interno del sistema energetico europeo, la Commissione ha inoltre pubblicato un invito a presentare contributi e una consultazione pubblica sulle norme minime di prestazione per i data center in Europa, che si concluderà il 14 dicembre prossimo. La proposta per un sistema comune di valutazione sarà controllato da Parlamento e Consiglio dell’Ue, con la previsione di avere i primi marchi di sostenibilità per i singoli data center nel corso del 2027. Per quanto concerne l’integrazione sostenibile dei data center nel sistema energetico, l’obiettivo della Commissione è di giungere a un accordo con i gestori dei centri, i gestori di rete, i fornitori di energia e le autorità pubbliche nella seconda metà del prossimo anno.
