Spesso la narrativa politica si ferma all’emergenza dei primi arrivi, ma la realtà che viviamo ogni giorno ci dice altro: i cittadini di origine straniera rappresentano ormai il 9% della nostra popolazione nazionale e sono persone che vivono e lavorano in settori che sono diventati strategici per la tenuta del nostro sistema demografico ed economico.
Lunedì 27 aprile 2026, presso il Refettorio Ambrosiano di Milano, Maurizio Bove – Referente per le politiche migratorie della CISL Lombardia – ha partecipato alla “Cena di Solidarietà”, in occasione della presentazione del libro “Le politiche migratorie” di Maurizio Ambrosini, portando il contributo e la visione del sindacato sul tema, alla presenza di Dino Perboni – Segretario Regionale con delega, Marco Granelli – Assessore del comune di Milano, Yoahim Teshome, dell’Associazione “La Mia Parte” e Fabio Pizzul, moderatore dell’evento.
I punti chiave del suo intervento:
- Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’attuale Decreto Flussi rischia di tradursi in un potente generatore di irregolarità nel nostro Paese: la lotteria del “Click Day” è una follia burocratica, dove la velocità di un clic decide il destino di migliaia di lavoratori e imprese; costringe i datori di lavoro a chiamate nominative “al buio” dall’estero, quando spesso i lavoratori sono già qui, magari con un visto turistico, ma impossibilitati a essere assunti regolarmente; alimenta un mercato di agenzie senza scrupoli che vendono assunzioni fittizie, truffando persone che arrivano in Italia per ritrovarsi senza contratto e, dunque, senza permesso di soggiorno.
- Non possiamo limitarci a “importare braccia” per i settori che gli italiani non considerano più appetibili, dobbiamo lottare affinché questi lavori siano sicuri, dignitosi e ben retribuiti per tutti. È inoltre fondamentale investire nella valorizzazione delle competenze e dei titoli di studio: se non offriamo prospettive di crescita, i profili più qualificati continueranno a scegliere altri Paesi europei, impoverendo il nostro sistema.
- Per chi è già qui da anni, infine, occorre, da una parte, riconoscere la cittadinanza a quelle migliaia di ragazzi e ragazze che sono nati e cresciuti in Italia, ma restano “stranieri” per una legge restrittiva e ormai superata; e dall’altra bisogna finalmente estendere il diritto di voto, almeno a livello amministrativo, ai cittadini lungo soggiornanti, per non continuare a creare cittadini di serie B che non hanno alcuna voce in capitolo su decisioni che riguardano anche loro.




